Commenti

Una «spia» delle inefficienze

L'Analisi|LA FISCALITÀ

Una «spia» delle inefficienze

I margini di recupero di efficienza del sistema tributario sono ancora molto ampi. Sia sul fronte delle regole complicate che degli accertamenti delle imposte non dichiarate o non versate.

I l dato sulle «una tantum» e sugli oneri accessori che pesano per il 30% degli incassi da lotta all'evasione nell'ultimo decennio lasciano pensare che la strada per il recupero di competitività del sistema Fisco è ancora lunga. Un sistema che - con la generalizzazione dell'autotassazione tributaria - funziona in modo prevalente sulla self compliance, cioè sull'adempimento spontaneo. Data la tecnicità di non poche basi imponibili, risulta evidente il compito dei professionisti, chiamati in modo improprio “intermediari”, perché non si limitano a fare da tramite tra contribuente e Fisco, ma devono prestare una rilevante consulenza finalizzata al corretto adempimento. Se si vuole una sola cifra della complessità del sistema, basti pensare che il «manuale dei Caf» di quest'anno (la circolare 7/E/2017) è di ben 324 pagine.

Le inefficienze del sistema emergono plasticamente anche dalla relazione sul rendiconto generale dello Stato che ogni anno viene diffusa dalla Corte dei conti. Come sempre è di grande rilievo, per non dire impressionante, la cifra delle somme iscritte a ruolo difficilmente esigibili considerando l'arco temporale 2000-2016. Il dato complessivo è di 817 miliardi, al netto di 230 miliardi di ruoli annullati in autotutela o da parte dei giudici tributari, oltre a 30 miliardi oggetto di sospensiva. A tal proposito va segnalata anche la questione dell'iscrizione provvisoria a ruolo (e/o dell'accertamento esecutivo), che non trova riscontro nella maggior parte degli altri Stati.Sarà interessante considerare nella prossima relazione della Corte relativa al 2017 l'effetto della rottamazione delle cartelle.

Tolti i carichi praticamente inesigibili (147 miliardi verso soggetti falliti, 85 verso soggetti deceduti o imprese cessate e 95 nei confronti dei nullatenenti in base all'anagrafe tributaria) la quota di azioni esecutive e/o cautelari sin qui infruttuose ammonta a 348 miliardi. E se anche l'adesione agevolata da parte di 800mila contribuenti potrebbe dare un gettito dell'ordine di 7,2 miliardi, è ovvio che questa entrata straordinaria non può che essere benvenuta, ma si tratterebbe pur sempre solo di una quota ridotta dei carichi tributari teoricamente riscuotibili.Anche qui si possono fare varie considerazioni. L'occultamento delle disponibilità finanziarie dovrebbe risultare sempre più difficile e quindi l'affidamento dell'azione esecutiva alla sezione Riscossione dell'agenzia delle Entrate dovrebbe essere preceduto da un'analisi preliminare di un'esigibilità almeno potenziale.

Altrimenti alimentiamo la statistica degli accertamenti che diventano definitivi nella loro quantificazione teorica, ma che non esplicheranno nessun effetto. Significativo al riguardo è il dato relativo agli accertamenti non impugnati, pari al 38%, dove la Corte esprime la valutazione secondo cui la maggior parte di questi accertamenti potrebbe tradursi, dopo ulteriori costi gestionali, in quota inesigibile. Ed è qui che sorge uno degli aspetti di snodo verso un nuovo Fisco. La qualità degli accertamenti è un obiettivo verso cui l'amministrazione finanziaria dovrà sempre più tendere proprio per puntare su recuperi mirati ed evitare di ingrossare le fila di riscossioni poi destinate a perdersi nel nulla.A tal riguardo si pone anche il tema dell'impegno che le «una tantum» drenano alle attività ordinarie di controllo. Il caso più evidente in ordine cronologico è rappresentato dalla prima voluntary disclosure per la quale, a fronte delle quasi 130mila istanze di adesione, è stato necessario emettere oltre 343mila atti di accertamento.

Si è in tal modo ridotta la capacità di controllo fiscale. Ed è quindi questo un bivio che si pone davanti alla scelta di politica fiscale: scegliere misure «una tantum» per rincorrere l'esigenza di un gettito immediato o indirizzare forze e impegno verso l'emersione stabile e duratura di basi imponibili sia attraverso la compliance che attraverso il controllo e il successivo accertamento. Molto probabilmente la voluntary-bis, di cui è stata recentemente prorogato al 2 ottobre il termine di adesione, non dovrebbe richiedere lo stesso impegno della prima edizione agli uffici sia perché finora il trend delle adesioni non è stato in linea con quelle attese sia perché è stata prevista la possibilità dell'autoliquidazione che, pur tra le difficoltà dei contribuenti interessati e dei loro consulenti, richiederà un lavoro meno intenso in sede di riscontro.Ecco che il 2018 quindi può diventare una sorta di anno zero per il nuovo Fisco, anche considerando il recente insediamento di Ernesto Maria Ruffini alla guida delle Entrate: un Fisco che guardi al futuro ma tenga fermo il ricordo del recente passato per migliorarsi.

© Riproduzione riservata