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Dai rimpatri agli sbarchi: sul tavolo di Minniti dodici dossier

bilanci e prospettive

Dai rimpatri agli sbarchi: sul tavolo di Minniti dodici dossier

(Ap)
(Ap)

A otto mesi dal suo insediamento al Viminale, Marco Minniti oggi presenta un bilancio positivo alla riunione del Cnosp (comitato nazionale ordine pubblico e sicurezza) di Ferragosto. A partire dagli sbarchi: in calo del 4,15% rispetto all'anno scorso, a luglio -57% nel confronto con giugno. La questione immigrazione resta al centro delle priorità del Viminale. Tocca o include, del resto, altre grandi partite come lotta al terrorismo e pubblica sicurezza. Ma sui migranti ci sono almeno dodici dossier specifici sempre in evidenza sul tavolo di Minniti e dei suoi tecnici.

1. I rapporti con la Libia. Intensi e ripetuti, finora hanno privilegiato il dialogo con al Fayez Serraj, capo del governo di accordo nazionale riconosciuto dall'Onu. Dopo l'invio ieri al Cairo dell'ambasciatore Giampaolo Cantini si apre una fase nuova di relazioni con il generale libico Khalifa Haftar, fiero avversario di Serraj, appoggiato dal leader egiziano Al Sisi. Scenario molto più ampio ma azioni diplomatiche di gran lunga più complesse.

2. Le intese con il nord Africa. Proprio l'apertura ufficiale delle relazioni con l'Egitto, ma anche il confronto in atto di Roma con Tunisia, Algeria e Marocco, già attivato da alcuni mesi, sono parte imprescindibile della stabilizzazione del Mediterraneo. Le criticità sono continue, come dimostra la ripresa degli sbarchi di migranti in Spagna, quadruplicati rispetto all'anno scorso.

3. I controlli a Sud. L'azione in Libia va rafforzata con i controlli alle frontiere sui flussi ai confini sud. Per questo Minniti vedrà il 28 agosto i ministri dell'Interno di Niger, Mali, Ciad e Libia. In ballo, tra l'altro, c'è anche un progetto di intervento dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini. Ma non è esclusa anche un'azione del ministero della Difesa italiano.

4. I paesi di origine. Più complicato, il dialogo con i paesi di origine dei flussi resta un fattore strategico. Rimpatri volontari assistiti e progetti di sviluppo in loco sono nell'agenda dell'Unione Europea. Ma l'Italia non sta a guardare: in diversi stati africani ci sono già carabinieri a fare formazione alle forze locali e alcuni giorni fa la Polizia di Stato ha donato quaranta fuoristrada al Gambia.

5. Il confronto con le Ong. Il codice di condotta è ormai varato, resta il no di Medici senza Frontiere ma a fine mese dovrebbe esserci un incontro tra Minniti e tutte le Ong, comprese quelle che non hanno firmato. Sullo sfondo, l'azione delle procure: non solo Trapani, la prima a disporre un sequestro, ma anche Catania e Palermo. Resta caldo, tuttavia, il dibattito politico sulla questione umanitaria.

6. Le intese con la Guardia costiera. Superato lo scontro con il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, titolare del comando della Guardia costiera, il Viminale ha ripreso in pieno il dialogo con gli uomini delle Capitanerie di porto. Nessuno mette in discussione la priorità del soccorso in mare, prima di ogni altra esigenza. Le emergenze potranno essere altre, a partire dalla latitanza di Malta negli interventi.

7. La partita con gli Stati Ue. Il confronto con i paesi membri dell'Unione è molto impegnativo. Buona l'intesa di Roma con la Germania, la sfida con la Francia è continua. Nella sede di Frontex a Varsavia si discute la questione del rinnovo di Triton per garantire sbarchi non solo in Italia. Sullo sfondo la partita difficilissima per il rinnovo degli accordi di Dublino.

8. Le risorse di Bruxelles. Il progetto italiano di capacity buildig – azione di sostegno istituzionale – per la Libia ha ricevuto un mese fa dall'Unione circa 47 milioni di euro. Ma Roma punta anche all'uso di fondi europei per incentivare l'impegno dei sindaci libici: progetti di sviluppo e azioni contro i trafficanti.

9. Rimpatri e contrasto agli irregolari. Il fronte securitario di Minniti non è mai passato in secondo ordine. Sono aumentati i rimpatri – 3mila600 dall'inizio dell'anno – e gli irregolari identificati, grazie alla collaborazione tra questure e consolati. In attesa della nascita in ogni regione dei Cpr, i centri per i rimpatri (ex Cie) necessari per la gestione dei migranti privi di permesso di soggiorno.

10. I rischi di ordine pubblico. Ogni episodio è appeso a un filo, il pericolo di degenerazioni è sempre in agguato. Le risse tra migranti e con le forze dell'ordine sono frequenti. Finora Polizia e Carabinieri, a volte persino l'Esercito, sono riusciti a risolvere situazioni anche di alta tensione. Ad Arezzo alcuni giorni fa decine di nigeriani si sono scatenati tra di loro. Prefetti e questori sono in massima allerta.

11. L'accoglienza stentata dei Comuni. Ammontano a 3.153 i centri urbani impegnati finora nell'accoglienza. L'obiettivo del Viminale è allargare la platea ma l'avvicinarsi delle elezioni politiche rende ardua la prospettiva. I migranti accolti oggi sono poco meni di 200mila e le tensioni con i prefetti, spesso politiche e strumentali, sono sempre dietro l'angolo.

12. La sfida dell'integrazione. Condiviso con le associazioni umanitarie e gli enti territoriali, il ministero dell'Interno ha per ora rinviato il vario del piano nazionale per l'integrazione previsto per luglio. La priorità di sbarchi, confronto con la Libia e codice Ong ha preso il sopravvento. Ma l'integrazione resta il discrimine decisivo di una buona o cattiva accoglienza.

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