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Le tradizioni, la sicurezza e la rinascita

TERREMOTO

Le tradizioni, la sicurezza e la rinascita

Amatrice (Ansa)
Amatrice (Ansa)

Per decenni l’area appenninica dell’Italia centrale ha galleggiato grazie alla retorica suscitata dalla sua incontaminata bellezza naturale, ornata da vestigia di un passato rinascimentale e laborioso, accompagnata da una buona vita distensiva, lontano dai vortici metropolitani. Tuttavia, questo bon vivre appenninico non era apparso poi così convincente se municipalità e borghi montani e pedemontani avevano, nel frattempo, già conosciuto uno spopolamento senza precedenti. Causa una graduale e massiccia emigrazione in direzione della città lineare adriatica in nuce (da Rimini a Pescara) e verso le grandi città, Roma in primo luogo. La retorica narrativa della bellezza paesistica, del ben fatto a tavola e nelle botteghe artigiane ha consentito la persistenza negli anni di un’economia seppur fragile, a dispetto di un forte invecchiamento della popolazione locale.

Poi il terremoto umbro-marchigiano nel 1997, quello terribile de L’Aquila del 2009 e le scosse infinite partite dai due picchi di agosto e ottobre 2016, con un cratere di 140 Comuni, tra Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio.

Gentiloni ha fatto bene, ieri, a ricordare che si è trattato di un evento di violenza distruttiva inaudita, protrattosi nel tempo. Ha provocato annientamenti (Accumoli, Amatrice, Arquata e Pescara del Tronto) e importanti danni su un territorio oggi molto vasto. Circa un terzo dei Comuni marchigiani è nel cratere e questo ha comportato danni anche a imprese industriali distrettuali. Tutto ciò grava sulla lenta ripresa, dopo la crisi, di questa piccola regione industriale.

Anche Umbria e Abruzzo condividono queste difficoltà. Questo quadro di un disastro così rilevante non è stato percepito pienamente dagli italiani, forse perché l’iniziale ferita sembrava aver coinvolto alcuni paesi montani poco popolati, ma le scosse successive, a partire da ottobre, hanno riguardato anche medie municipalità, strutture produttive industriali e imprenditoriali, approfondendo e facendo correre la ferita su un territorio più ampio. Si sono paragonati gli effetti della crisi economica a quelli di una guerra, ma per le regioni interessate anche dal sisma questa guerra non è ancora finita.

Il terremoto nel Centro Italia solleva tre questioni prioritarie per il nostro Paese: la ricostruzione nei Comuni del cratere, la messa in sicurezza preventiva degli edifici, un rilancio della vita e dell’economia nell’Appennino. Come anche ieri ammesso da Gentiloni, i tempi di ricostruzione hanno conosciuto innegabili ritardi. Siamo quasi tre volte indietro rispetto al sisma del 1997. Solo il 10% delle macerie è stato rimosso, le casette continuano ad arrivare con il contagocce e siamo al 15% dei moduli abitativi richiesti. Nell’estate si sono verificati spostamenti penosi di famiglie sfollate prima dai luoghi del cratere e poi dagli alberghi e dalle strutture di costa per far largo al turismo balneare. Sfollati itineranti. Lungaggini burocratiche e i soliti subappalti su cui si sono accesi i riflettori di Cantone e dell’Antimafia sono vizi di sistema che, in ogni dopo disastro, rileviamo come causa di lentezza. Quest’ultima diffonde incertezza e rischia di seminare zizzania tra le municipalità coinvolte nel cratere. Quando le cose non funzionano a dovere e si allungano le ombre burocratiche, sospetti di ciniche corruzioni e di clientelismo finiscono per rinfocolare i localismi sempre in agguato, i municipalismi con le loro “sacrosante” gelosie. Probabilmente il vizio sta nel fatto che il Coordinamento nazionale, con un incastro debole con gli enti regionali, segna un deficit di capacità di snellimento e semplificazione delle procedure.

Al cinismo imparentato con i vizi di sistema, ha fatto riscontro un fiorire d’iniziative di solidarietà da parte della società economica e civile per sostenere la resistenza di chi punta a continuare a vivere, intraprendere e lavorare nel mondo noto dei borghi e nella bellezza dell’ambiente paesistico. Ovunque nelle aree terremotate si è vista anche un’Italia solidale che ha voglia di rinascere e di ricostruire.

Ricostruire bene, con le migliori tecnologie e conoscenze accademiche e professionali, è un obiettivo che ci porta dritto alle altre due tematiche prioritarie di medio-lungo termine (buone per la prossima legislatura). La messa in sicurezza degli edifici a rischio (Delrio conta 10 milioni di abitazioni in aree vulnerabili a eventi sismici) è in effetti la prima grande prevenzione da realizzare: a partire dagli edifici pubblici fino a quelli privati. È un grande obiettivo nazionale perché implica una capriola della cultura sociale, un salto della coscienza dei cittadini su quanto sia importante abitare in sicurezza. Implica che lo Stato incentivi con efficacia un comportamento virtuoso e introduca l’obbligo di una certificazione sulla struttura antisismica dell’edificio in aree vulnerabili. È un grande obiettivo nazionale perché implica l’attivazione di menti, tecnologie e imprese in un’innovativa frontiera economica.

C’è, infine, da restituire importanza a questa parte d’Italia, a una dorsale appenninica che fa da polmone naturale, da Nord a Sud, ad aree costiere e collinari altamente antropizzate e congestionate, a Est e a Ovest. Quest’area appenninica ha custodito con qualità le nostre migliori tradizioni artistiche, culturali, enogastronomiche con il registro della coscienza del limite di un passato irripetibile. Ecco, si tratta di rincarnare le qualità del passato. Di avere la capacità di far rivivere borghi rasi al suolo con le migliori tecnologie costruttive ed ecosostenibili, di portare economia e lavoro in queste aree facendo qualcosa che non ha precedenti nel nostro Paese: ricostruire al meglio, senza scorciatoie e mostrare carattere e organizzazione nel prevenire disastri.

Gentiloni ha promesso un fine ordinato di legislatura in cui abbia priorità il terremoto del Centro Italia. Errani ha ribadito che ci sono a disposizione più di 1,3 miliardi di euro per il rilancio economico. Vedremo se il pericolo sismico e le tematiche correlate di medio-lungo periodo avranno rilevanza nazionale, nella prossima campagna elettorale, e soprattutto se si tratterà della solita bigiotteria di promesse o dell’oro zecchino del rilancio.

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