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Non basta «passare la nottata»

L'Analisi|il caos atac

Non basta «passare la nottata»

Lasciar marcire i problemi senza affrontarli non è tattica che può funzionare con i guai di Roma capitale né in termini di consenso né di governo della città per cui servono idee chiare, ricette radicali e tenacia di lungo termine. Quando la città era alle prese con il caos rifiuti, scrivemmo che la vera bomba sarebbe arrivata con il caos Atac (si veda Il Sole 24 Ore del 13 settembre 2016). Ora è arrivato, se ne accorgeranno 11mila dipendenti Atac e 2,5 milioni di romani. Sarebbe un errore pensare in Campidoglio che anche stavolta l’importante è far passare la nottata. Qui la posta in palio è una crisi politica che può travolgere la giunta Raggi. M5s si mette nelle mani di un assessore prima criticato e poi osannato per aver risolto la crisi di una piccola municipalizzata di un capoluogo di provincia medio-piccolo. In bocca al lupo.

Quattro amministratori in 14 mesi all’Atac e 4 assessori al Bilancio sono stati un modo per non affrontare la questione: il debito di 1,3 miliardi costringerà comunque a portare i libri in tribunale (se va bene con il concordato preventivo) e peserà sul primo bilancio consolidato del comune.

Siamo alla paralisi generata da una crisi che viene da lontano. Involuzione inevitabile di un “in house” riconfermato dal 2007 senza gara e servito, attraverso Veltroni, Alemanno, Marino e ora Raggi, a mascherare malamente un monopolio pubblico boccheggiante con costi di gestione fuori controllo. Fa piacere che uno dei pochissimi che negli ultimi tre decenni abbia capito qualcosa della grande crisi della mobilità di Roma, l’ex vicesindaco e assessore delle giunte Rutelli, Walter Tocci, riproponga oggi la rottura del monopolio Atac, l’affidamento del servizio a più gestori con gare internazionali, il sostegno al referendum radicale che in questa direzione muove un passo concreto. Come fece Tocci negli anni 90 (cura del ferro, tariffazione della sosta e secondo gestore “privato” affiancato all’Atac per consentire un confronto dei costi di gestione) bisognerebbe definire una strategia per il trasporto romano e servirsi di quelli che possono dare una mano a realizzarlo.

Chiedere al governo? La Capitale può farlo se ha un progetto di investimento chiaro. Chiedere il sostegno dell’Autorità dei trasporti? Gli schemi che l’Art ha sviluppato dal 2015 aiutano a ritagliare i pacchetti di servizi pubblici più idonei e ad affidarli con gara. Rilancio dei progetti di valorizzazione del patrimonio Atac? Andrebbe fatto con gare e progetti partecipati, ma è la vera ragione per cui fu allontanato Rettighieri. Apertura a gruppi intermodali italiani ed esteri che avrebbero capacità per gestire la mobilità romana? Fs è disponibile e, con regole e patti chiari, lo sarebbero altri colossi europei che nei loro Paesi hanno già risolto il nodo ferro-gomma (da Berlino a Parigi, da Lille a Copenaghen).

Ricette da valutare con approccio realistico, per poi scegliere un piano mobilità serio. È quello che compete, oggi, a un sindaco che voglia cercare la via del riscatto dopo 14 mesi deludenti proprio nelle soluzioni individuate per i dossier più seri.

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