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Francesco e la Chiesa «viva» aperta a tutti

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Francesco e la Chiesa «viva» aperta a tutti

È stato un discorso di grande importanza per la vita della Chiesa e la sua missione quello che Papa Francesco ha tenuto ai partecipanti alla 68esima Settimana Liturgica Nazionale nell’Aula Paolo VI lo scorso 24 agosto.

Promotore e organizzatore della Settimana era come ogni anno il Centro di Azione Liturgica (Cal), che celebrava i suoi settant’anni di vita: nato nel 1947, negli anni della ricostruzione postbellica e di una rinnovata speranza collettiva dopo la tragedia prodotta dai totalitarismi e dalla guerra, il Cal ha contribuito in modo rilevante a preparare e attuare la riforma liturgica del Concilio Vaticano II. La scadenza del 70° ha dato lo spunto a Papa Francesco per fare una riflessione di vasto respiro sulla storia recente della Chiesa, segnata dalla primavera del Concilio Vaticano II: «Quest’arco di tempo - ha esordito - è un periodo in cui, nella storia della Chiesa e, in particolare, nella storia della liturgia, sono accaduti eventi sostanziali e non superficiali. Come non si potrà dimenticare il Concilio Vaticano II, così sarà ricordata la riforma liturgica che ne è sgorgata. Sono eventi direttamente legati, il Concilio e la riforma, non fioriti improvvisamente, ma a lungo preparati». Si coglie da questo esordio l’intenzione del Papa: riaffermare con fermezza e autorità il valore fondamentale dell’assise conciliare e delle decisioni in essa maturate, contro ogni resistenza alle riforme intraprese, motivata da una falsa fedeltà al passato e da una vera e propria paura di fronte all’urgenza di leggere i «segni dei tempi» e le sorprese di Dio, che in essi parlano alla Chiesa. Richiamando la storia del «movimento liturgico» del Novecento e le risposte date dai Pontefici ai disagi percepiti dai fedeli nella preghiera ecclesiale, Papa Francesco ha voluto situare la sua decisa fedeltà al Concilio nella linea dell'autentica, grande tradizione delle fede ecclesiale, da san Pio X, «che dispose un riordino della musica sacra e il ripristino celebrativo della domenica ed istituì una commissione per la riforma generale della liturgia», onde «ripulirla» - come ebbe ad esprimersi - «dallo squallore dell'invecchiamento», al progetto riformatore di Pio XII, espresso nell’Enciclica Mediator Dei e nelle decisioni concrete prese circa la versione del Salterio, l’attenuazione del digiuno eucaristico, l’uso della lingua viva e la riforma della Veglia Pasquale e della Settimana Santa, cuore dell’anno liturgico.

«Il Concilio Vaticano II - ha quindi aggiunto il Papa - fece maturare, come buon frutto dall’albero della Chiesa, la Costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, le cui linee di riforma generale rispondevano a bisogni reali e alla concreta speranza di un rinnovamento: si desiderava una liturgia viva per una Chiesa tutta vivificata dai misteri celebrati». È a questo punto che Francesco ha citato le parole di Paolo VI, Pontefice a cui continuamente si ispira: «È bene che si avverta come sia proprio l’autorità della Chiesa a volere, a promuovere, ad accendere questa nuova maniera di pregare, dando così maggiore incremento alla sua missione spirituale…; e noi non dobbiamo esitare a farci dapprima discepoli e poi sostenitori della scuola di preghiera, che sta cominciando». Chi oppone resistenza alla riforma liturgica voluta dal Concilio si oppone dunque a quanto lo Spirito ha detto alla Chiesa attraverso i Papi recenti e i Vescovi riuniti in Concilio: si tratta certo, ha osservato Francesco, di un «un processo che richiede tempo, ricezione fedele, obbedienza pratica, sapiente attuazione celebrativa… L’educazione liturgica di Pastori e fedeli è una sfida da affrontare sempre di nuovo… E oggi c’è ancora da lavorare in questa direzione, in particolare riscoprendo i motivi delle decisioni compiute con la riforma liturgica, superando letture infondate e superficiali, ricezioni parziali e prassi che la sfigurano». Indietro, però, non si torna: «Possiamo affermare con sicurezza e con autorità magisteriale che la riforma liturgica è irreversibile». Chi resiste ad essa, rema contro i doni dello Spirito e la volontà dei Pastori, cui il Signore ha affidato e affida il cammino del popolo di Dio: se è vero che «lex orandi, lex credendi», «la regola della preghiera è la regola della fede», riforma della liturgia e riforma della Chiesa vanno di pari passo. Resistere all’una è opporsi all’altra: e oggi il popolo di Dio ha bisogno di tutt’altro che di una tale resistenza prigioniera del passato!

Di qui scaturiscono le indicazioni per la via da percorrere secondo Papa Francesco: nella fedeltà alla riforma del Varticano II, occorre celebrare una liturgia “viva” in ragione della presenza viva di Cristo, che «morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita» (Prefazio pasquale I). Con immagine forte e concreta, il Papa ha sottolineato che, «come senza battito cardiaco non c’è vita umana, così senza il cuore pulsante di Cristo non esiste azione liturgica». La liturgia viva è vita per l’intero popolo di Dio: «Per sua natura la liturgia è popolare e non clericale, essendo - come insegna l’etimologia - un’azione per il popolo, ma anche del popolo. Come ricordano tante preghiere liturgiche, è l’azione che Dio stesso compie in favore del suo popolo, ma anche l’azione del popolo che ascolta Dio che parla e reagisce lodandolo, invocandolo, accogliendo l’inesauribile sorgente di vita e di misericordia che fluisce dai santi segni. La Chiesa in preghiera raccoglie tutti coloro che hanno il cuore in ascolto del Vangelo, senza scartare nessuno: sono convocati piccoli e grandi, ricchi e poveri, fanciulli e anziani, sani e malati, giusti e peccatori». Dalla liturgia ben celebrata nasce con sempre nuova freschezza un popolo di cristiani adulti, chiamati a fare esperienza della bellezza di Dio e a testimoniarne la luce nella quotidianità della vita di fede e della carità operosa, impegnata nella causa della giustizia per tutti e del rispetto della dignità di ogni creatura. «La Chiesa è davvero viva se, formando un solo essere vivente con Cristo, è portatrice di vita, è materna, è missionaria, esce incontro al prossimo, sollecita di servire senza inseguire poteri mondani che la rendono sterile». Chiesa radunata ed espressa dalla liturgia e Chiesa in uscita al servizio del Vangelo e dei più diversi bisogni umani sono insomma due aspetti della medesima realtà voluta dal Signore per la gioia e la vita piena di tutti: è questa la Chiesa del Concilio, è questa la comunità della salvezza che Papa Francesco non si stanca di stimolare, vivificare e inviare, perché sia accogliente verso tutti, serva di tutti, portatrice della bellezza di Dio in ogni possibile situazione umana.

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