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La delicata partita sui trattati atomici

OLTRE LE MINACCE DELLA COREA DEL NORD

La delicata partita sui trattati atomici

Quasi tutti i Paesi vorrebbero scongiurare la minaccia di una catastrofe nucleare, ma un mondo denuclearizzato è più facile a dirsi che a farsi e c’è il rischio che alcuni tentativi si rivelino controproducenti. Dalla fine della Guerra Fredda, gli arsenali nucleari nel mondo sono diminuiti e di molto. Russia e Stati Uniti hanno ridotto i loro arsenali dell’80% e durante la presidenza Obama, gli Usa hanno spinto la Russia a operare altri tagli. In Europa occidentale, Francia e Regno Unito hanno ulteriormente ridimensionato le loro già esigue dotazioni. Ma, negli ultimi anni, i progressi nel processo di disarmo nucleare si sono arrestati. Nel frattempo, il Pakistan ha continuato a produrre i materiali fissili impiegati nelle armi nucleari, gli sforzi per denuclearizzare il Medio Oriente non sono arrivati molto lontano, un folto gruppo di Paesi ha proposto un trattato più efficace per la messa al bando delle armi nucleari e una bozza è stata adottata da 122 Paesi membri delle Nazioni Unite a inizio di luglio. Malauguratamente, quello che era nato come un importante sforzo umanitario è sfociato in una proposta molto deludente.

Poiché nessuno dei Paesi dotati di armi nucleari sostiene un trattato che le proibisca, la proposta attuale, così com’è, non farebbe sparire una sola testata. Peggio: il nuovo trattato potrebbe pregiudicare il Trattato di non proliferazione nucleare che, nonostante le sue pecche, ha avuto un seguito di gran lunga maggiore, con l’adesione dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu (Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Usa). Infine, considerando illegale o almeno immorale il concetto di una maggiore deterrenza nucleare, la bozza di trattato potrebbe rappresentare una seria minaccia alla sicurezza in Europa e in Asia orientale. Quando è stato annunciato lo scorso anno, il documento iniziale non parlava esplicitamente di una messa al bando delle armi atomiche come deterrente, a differenza della versione che poi i Paesi hanno votato a luglio, una rettifica sostanziale. È la minaccia di un contrattacco nucleare a dissuadere i Paesi dall’impiego di armi atomiche. Senza la deterrenza estesa, i Paesi che non hanno armi atomiche potrebbero essere tentati di venirne in possesso. È per questo che l’Olanda, l’unico Paese Nato che ha partecipato all’elaborazione del trattato per la messa al bando del nucleare, alla fine ha votato contro. Anche il Giappone, l’unico Paese ad aver subito un attacco atomico, ha ritirato il suo sostegno al trattato perché conta su un’estesa deterrenza nucleare da parte degli Stati Uniti. Senza quella protezione, il Giappone sarebbe esposto al ricatto nucleare della Cina e agli attacchi missilistici della Corea del Nord. Difatti, visto che né la diplomazia né le pesanti sanzioni sono riuscite a mettere fine al programma nucleare nordcoreano, la deterrenza nucleare resta l’unica strada praticabile per proteggere i Paesi dell’Asia orientale da eventuali ricatti o attacchi nucleari. Analogamente, la grande maggioranza dei Paesi europei, dalla Finlandia al Portogallo, non ha alcuna intenzione di vivere con lo spettro delle testate russe, senza che vi sia nessuno a proteggerli.

Chiunque sia dotato di un minimo senso della realtà non crederebbe mai che i governi di Cina, Israele, Pakistan e Russia possano rinunciare alle proprie armi nucleari semplicemente perché l’opinione pubblica è contraria, come dicono i sostenitori del trattato. Purtroppo le armi nucleari godono di grande popolarità in quei Paesi perché sono viste come una garanzia di sicurezza e come la realizzazione di ambizioni nazionalistiche sulla scena mondiale. Chi di noi auspica un mondo denuclearizzato non è tenuto ad accettare quella visione, però è bene non ignorarla.

Sarebbe più realistico procedere a ulteriori riduzioni negli Usa come in Russia dove ci sono ancora grosse minacce da affrontare. Porre fine ai conflitti in corso ed elaborare dei meccanismi di risoluzione dei conflitti in Medio Oriente potrebbe con il tempo contribuire ad avvicinarsi a una definitiva messa al bando del nucleare. Il totale disarmo nucleare non sarà possibile in un colpo solo, è più auspicabile adottare un approccio graduale con un rispetto sempre maggiore di quanto previsto dal Trattato di non proliferazione. Nella migliore delle ipotesi, la proposta di trattato per la messa al bando del nucleare avrà un ruolo marginale, ma c’è ragione di temere che vada a ostacolare gli sforzi per ridurre gli arsenali nucleari, aumentando il divario fra chi detiene dotazioni nucleari e chi invece ne è privo, e nel peggiore degli scenari possibili, che possa addirittura aumentare il rischio di un conflitto nucleare nelle regioni strategiche.

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