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L’eredità tossica dell'amministrazione Trump

Scenari

L’eredità tossica dell'amministrazione Trump

  • – diPaul Krugman


I tentativi di far fuori la riforma sanitaria di Obama sono falliti, almeno il momento. La «riforma» fiscale – che in realtà significa grosse riduzioni delle tasse per i ricchi – è fortemente in dubbio, e forse è ancora più in dubbio grazie a Louise Linton, la moglie del segretario al Tesoro Steven Mnuchin: la sua ormai famigerata invettiva su Instagram forse aprirà gli occhi, almeno a qualche elettore, sul disprezzo che la cerchia ristretta del «populista» Donald Trump nutre realmente per la gente comune.
Molti osservatori si chiedono se Trump riuscirà a uscire dallo stallo e rilanciare la realizzazione del suo programma. Ma è una domanda malposta, sotto due aspetti.
Il primo aspetto è che Trump non ha un programma reale, al di là di «vincere». Ha istinti e pregiudizi, ma nessun interesse per i dettagli, o anche semplicemente le linee generali, delle politiche concrete. Per esempio, è evidente che non ha mai avuto la minima idea dei contenuti del piano di riforma sanitaria del suo partito. E non ha mostrato alcun interesse per trasformare la sua retorica populista in qualcosa di concreto.
Il risultato è che, indipendentemente dalle diatribe personali che può aver avuto Trump con l'establishment repubblicano, quello stesso establishment (che poi sono i gruppi di interesse e gli ideologi che influenzano da decenni le posizioni del Grand Old Party) sta fissando l'agenda politica della sua amministrazione.
Il che mi porta al secondo punto: mentre l'agenda legislativa sembra effettivamente in stallo, molte delle cose che quei gruppi di interesse desiderano non necessitano di un passaggio parlamentare, e su quel fronte non c'è nessuno stallo. Vale in particolare per la politica ambientale, dove le decisioni su come interpretare e applicare le leggi già esistenti possono avere un impatto enorme.
La reale eredità di Trump, quindi, forse più che dalle leggi che farà approvare, o più probabilmente non farà approvare, sarà definita dalla sua decisione di mettere Scott Pruitt a capo dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente (Epa).
Quando era procuratore generale dell'Oklahoma, Pruitt di fatto agiva non nell'interesse dei cittadini, ma nell'interesse delle industrie inquinanti. Non è una semplice accusa: è confermato dalle sue stesse email.
Ora, in un momento in cui gran parte dell'amministrazione Trump appare paralizzata dalla mancanza di leadership e uomini chiave, Pruitt viaggia a pieno regime. Non perché stia rendendo l'Epa più efficace: al contrario, si sta impegnando per sabotarla dall'alto, agendo con rapidità per minare alla base la missione dell'agenzia che dirige: non semplicemente i suoi sforzi contro i cambiamenti climatici, ma il suo ruolo generale di tutela dell'ambiente.
Trump non tornerà a rendere grande l'America, ma Pruitt, che gode chiaramente del pieno sostegno del presidente, può fare molto per tornare a renderla inquinata.
Questo è un programma impopolare, o per meglio dire lo sarebbe se la gente ne fosse a conoscenza.
Il miglioramento della qualità dell'aria e dell'acqua da quando l'Epa è stata fondata, nel 1970, è una delle grandi storie di successo della politica americana. Ed è anche una storia che non viene quasi mai raccontata.
Quando Donald Trump era giovane, l'aria di New York era lurida, e lo smog a volte uccideva centinaia di persone; lo stesso governatore dello Stato di New York definiva il fiume Hudson «una grande fossa settica». Trump probabilmente non se lo ricorda, o non si rende conto che è stata la regolamentazione a cambiare le cose; e lo stesso vale per gran parte degli elettori.
Certo, le cose potrebbero cambiare rapidamente se la gente si accorgesse che la qualità dell'aria e dell'acqua che dà per scontata è a rischio. Pensate a quanto è cresciuto il consenso per la riforma sanitaria di Obama quando le persone si sono rese conto che c'era veramente il pericolo che togliessero la copertura a milioni di persone. Avremmo un'impennata di consenso simile, ma forse ancora maggiore, per la tutela dell'ambiente se i Repubblicani, per esempio, cercassero di abrogare il Clean Water Act.
Come ho detto, però, Pruitt può fare un bel po' di danni senza cambiare la legge. Per esempio può annullare la messa al bando di un pesticida che secondo gli scienziati dell'Epa può danneggiare il sistema nervoso dei bambini. Oppure può decidere di abolire una norma che limitava la contaminazione da metalli pesanti negli effluenti delle centrali elettriche.
E può paralizzare l'applicazione di quelle norme che non revoca, semplicemente lavorando con il signor Trump per privare la sua stessa agenzia di fondi e personale. La finanziaria presentata a maggio da Trump non diventerà legge, ma rimane indicativa delle priorità: e in quel documento si chiedevano riduzioni dei fondi per l'Epa del 31 per cento, più che per qualsiasi altra agenzia.
Presa singolarmente, con ogni probabilità nessuna di queste iniziative finirà sulle prime pagine dei giornali, soprattutto alla luce di tutto le altre cose che stanno succedendo. Sommate insieme, però, uccideranno o renderanno invalidi moltissimi americani: perché è questo quello che fa l'inquinamento, anche se il danno è graduale e a volte invisibile.
A proposito, se vi state chiedendo se un programma antiambientalista servirà almeno a creare nuovi posti di lavoro, la risposta è no. In particolare, non torneranno i posti di lavoro nell'industria del carbone, anche se venisse lasciata al grande capitale piena libertà di far saltare in aria la cima delle montagne e scaricare tossine nei corsi d'acqua. In compenso, un programma che frutterà miliardi di dollari di contributi elettorali da parte di certi donatori.
Perciò evitiamo di dire che il programma del Governo è in stallo. In alcuni casi è vero, ma in altri casi sta procedendo spedito. Di sicuro sul fronte delle politiche ambientali Trump cambierà l'America: e il suo lascito sarà letteralmente tossico.

(traduzione di Fabio Galimberti)

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