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Asse Parigi-Berlino per maggiore integrazione europea

IL FUTURO DELL’Ue

Asse Parigi-Berlino per maggiore integrazione europea

Le elezioni legislative e per la presidenza in Francia nella prima parte di quest'anno hanno infuso nuova speranza nel progetto di integrazione europea, aumentando le prospettive di una cooperazione franco-tedesca più profonda. Eppure, alcune forme di collaborazione, non ultimi gli schemi di responsabilità congiunta, sarebbero un errore. Finché gli Stati membri avranno la sovranità sul processo decisionale politico fiscale ed economico, Francia e Germania dovrebbero concentrare i loro sforzi e il loro impegno per rendere più resiliente la zona euro stessa.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha iniziato a inseguire con urgenza le riforme tanto attese in grado di dare slancio alla crescita economica, ed è di fondamentale importanza che egli riesca in tale intento. La Francia sta soffrendo per un'alta disoccupazione strutturale e una bassa crescita potenziale, mentre le sue finanze pubbliche sono insostenibili sul medio periodo. Migliorare questo stato di cose richiederà riforme del mercato dei prodotti e dei fattori, oltre a incisive riduzioni dei deficit del settore pubblico.
Dall'ottica della Francia, non c'è periodo migliore per varare le riforme economiche. Anche se la zona euro sta dando segni di una solida ripresa economica, la Banca Centrale Europea avverte sempre più la pressione volta a farle diminuire progressivamente le sue politiche monetarie ultra-espansionistiche. Il governo di Macron quindi non ha tempo da perdere, specialmente se si tiene conto che, prima di dare risultati, le riforme economiche richiedono tempo, e che le prossime elezioni sono sempre dietro l'angolo.
Alla luce di questa piccola finestra di opportunità, l'ultima cosa di cui la Francia ha bisogno sono più schemi di investimento congiunto, come hanno proposto alcuni. La crescita economica esige non soltanto investimenti di capitale, ma anche un clima imprenditoriale nel quale l'innovazione è incoraggiata e ricompensata. E, in ogni caso, non avrebbe senso per la Francia fare affidamento su altri Stati membri per gli investimenti. Come può la Francia affermare di aver ripristinato la sua grandeur del passato, se chiede aiuti alla Germania?
Oltre a varare riforme interne, la Francia deve ancora collaborare con la Germania per mandare un potente messaggio a sostegno dell'integrazione europea. Tuttavia, tenuto conto che entrambi i Paesi cercano aree di cooperazione comune, devono stare molto attenti a evitare politiche in grado di mettere a repentaglio la stabilità a lungo termine della zona euro.
Purtroppo, alcune proposte di cui si sta discutendo proprio di questi tempi fanno esattamente ciò. Per esempio, in questa fase specifica stabilire un budget condiviso per la zona euro oppure un regime di tutele in caso di disoccupazione, significherebbe spargere i semi di conflitti futuri. È inconcepibile che i policymaker nazionali, incaricati di badare agli interessi dei rispettivi Paesi, riescano a evitare che questi piani si trasformino in schemi asimmetrici permanenti di trasferimento.
Per evitare conflitti redistributivi che non farebbero altro che avvelenare il progetto europeo, qualsiasi riforma istituzionale proposta in nome della cooperazione franco-tedesca dovrebbe superare un rigoroso test di sostenibilità. I policymaker europei devono garantire che ci sia congruenza tra il potere di prendere decisioni e le responsabilità associate con le decisioni prese. Sarebbe ingenuo pensare che, se solo ne avessero la possibilità, gli Stati membri non rifilerebbero i costi delle loro scelte agli altri Stati membri.
Per di più, ci sono molte aree specifiche nelle quali Francia e Germania possono rafforzare la loro cooperazione e infondere nuovo slancio all'integrazione europea. Per determinare dove concentrare i loro sforzi, le autorità francesi e quelle tedesche dovrebbero tenere bene a mente tre principi collegati tra loro. Prima di tutto, ogni impresa comune deve rispettare la diversità. Il punto di forza principale del progetto europeo è che unisce i suoi Stati membri nella ricerca della pace e del benessere, ma ciò implica una ricca gamma di idee e non un approccio unico ed esclusivo.
Il secondo principio di cui tener conto è quello della sussidiarietà, in virtù del quale il processo decisionale dovrebbe essere decentralizzato ogni qualvolta ciò sia possibile. Questo garantisce che le preferenze locali e regionali siano considerate insieme agli effetti dell'armonizzazione di tutta la zona euro e delle economie di scala.
L'ultimo principio è quello della congruenza, per garantire che i decision-maker rispondano in prima persona dei risultati delle loro decisioni. Ciò significa che fino a quando gli elettori europei insisteranno a mantenere la sovranità al riguardo del processo di elaborazione delle politiche fiscali ed economiche, la responsabilità congiunta resterà un sogno irrealizzabile.
Tenendo ben presenti questi principi, Francia e Germania potrebbero passare insieme all'azione su una molteplicità di questioni e problematiche come il cambiamento del clima, la crisi dei rifugiati e l'antiterrorismo. Coordinare il loro impegno su questi fronti vorrebbe dire rivitalizzare il processo di integrazione e contribuire alla stabilità e alla prosperità a lungo termine dell'Europa.
Per ciò che concerne la politica economica, Parigi e Berlino dovrebbero cercare modalità atte a rafforzare la zona euro e integrare il mercato unico. Sarebbe indispensabile a questo proposito eliminare il privilegio di cui gode l'indebitamento del governo in base alle attuali regolamentazioni bancarie, e nell'eurozona sarebbe fondamentale instaurare un ente di regolamentazione bancaria del tutto indipendente, svincolato e separato dalla Banca Centrale Europea. Oltre a ciò, è giunta l'ora di dare inizio a uno scaglionamento di uno schema efficace per le insolvenze sovrane del blocco.
Tutte queste iniziative potrebbero essere varate insieme alle riforme interne in Francia. Ma c'è il rischio che passino in secondo piano rispetto ad altre proposte, quali gli schemi di responsabilità congiunta. Per aggirare questa insidia, i policymaker farebbero bene a prendere in considerazione le radici del basso potenziale di crescita della zona euro, che non è il prodotto di una solidarietà mancata o insufficiente, bensì della rinuncia solenne da parte di ogni Stato membro ad assumersi le proprie responsabilità nazionali. Invece di fornire una cura a questi problemi, la responsabilità congiunta li aggraverebbe.
I sostenitori della responsabilità congiunta credono che essa possa spianare la strada alla responsabilità individuale. Ma si tratta di un'illusione. Una volta entrato in vigore, uno schema di responsabilità congiunta non farebbe che ridurre gli incentivi ad adoperarsi a favore dell'attuazione di riforme strutturali. E, tra gli elettori tedeschi, nulla più di un'ennesima serie di promesse non mantenute potrebbe pregiudicare il sostegno al progetto europeo.

Christoph M. Schmidt è presidente del German Council of Economic Experts e presidente del RWI – Leibniz Institute for Economic Research, uno dei più importanti e affermati istituti tedeschi per la ricerca economica.
(Traduzione di Anna Bissanti)

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