Commenti

Trump e Putin potrebbero distruggersi a vicenda

leader in bilico

Trump e Putin potrebbero distruggersi a vicenda

Nemici-amici? Uno dei colloqui al G20 di Amburgo in luglio tra Vladimir Putin e Donald Trump
Nemici-amici? Uno dei colloqui al G20 di Amburgo in luglio tra Vladimir Putin e Donald Trump

Se Vladimir Putin ha davvero contribuito a portare Donald Trump alla Casa Bianca, si tratterebbe del più grande colpo mai messo a segno dall’intelligence. Eppure, potrebbe anche rivelarsi il più grande autogol mai visto. Un’operazione volta ad alleggerire la pressione sul governo Putin installando un volto amico alla Casa Bianca ha portato, al contrario, a un inasprimento delle sanzioni nei confronti della Russia e a un pericoloso aumento della pressione politica interna sul presidente russo.

Per quanto riguarda Trump, la presunta collusione della sua campagna elettorale con la Russia potrebbe aver favorito la sua vittoria elettorale ma al prezzo di mettere a repentaglio la sua Presidenza. Sarebbe una strana ironia se l’intimità tra gli entourage di Putin e Trump ponesse fine alla carriera politica di entrambi i presidenti.

Naturalmente, il governo russo e gli irriducibili difensori di Trump continuano a negare che simili collusioni siano avvenute. Ma i servizi segreti americani sono certi che ci sia stata la mano della Russia dietro al saccheggio delle e-mail del partito democratico da parte degli hacker.

Sembra probabile che una tale effrazione abbia influenzato il corso di un’elezione serrata. Ero a Filadelfia alla vigilia della Convenzione democratica nel luglio 2016, quando vennero rilasciate le prime email trafugate. La rivelazione che Debbie Wasserman Schultz, co-presidente del Comitato Nazionale Democratico, aveva denigrato privatamente la campagna di Bernie Sanders, la costrinse a dimettersi, con la conseguenza che la convention cominciò con un avvio caotico. I sostenitori di Sanders erano convinti che il loro candidato fosse stato derubato. Gli elettori di Sanders che passarono ai repubblicani furono cruciali per le vittorie di Trump negli Stati decisivi della Pennsylvania, del Michigan e del Wisconsin. Ora sappiamo anche che gli operatori russi usarono Facebook e Twitter per diffondere i messaggi anti-Clinton.

Durante tutta la campagna, Trump ha sempre mostrato grande simpatia per il Cremlino. Non è ancora emerso se fosse motivato dall’ideologia, dagli investimenti o da qualche imbarazzante segreto.

La connessione con la Russia ha scatenato la catena di eventi che potrebbero mandare a pezzi la sua presidenza. Allarmato dall’attività investigativa del Federal Bureau of Investigation sui suoi contatti russi, Trump ha licenziato James Comey, il capo dell’FBI. Le reazioni negative al licenziamento di Comey hanno portato alla nomina di Robert Mueller, un ex capo dell’FBI, come procuratore speciale incaricato di indagare sul collegamento Trump-Russia. E l’avanzamento senza remore dell’inchiesta Mueller è suscettibile di innescare accuse e dimissioni. Ciò potrebbe a sua volta portare all’impeachment di Trump e alla distruzione della sua presidenza.

Quanto a Putin, il momento in cui è apparso chiaro che la sua scommessa avrebbe potuto ritorcersi contro di lui è stato quando Trump si è visto costretto a licenziare il generale Michael Flynn, il suo primo consigliere per la sicurezza nazionale, colpevole di non aver rivelato contatti con il governo russo già durante la campagna elettorale. Da quel momento in poi, è diventato politicamente impossibile per Trump aiutare la Russia con un alleggerimento delle sanzioni. Al contrario, la reazione contro l’ingerenza russa nelle elezioni americane ha portato a un loro inasprimento, con un Congresso diffidente a mettere nero su bianco che la Casa Bianca non potrà revocare unilateralmente tali misure.

In effetti, adottare la linea dura nei confronti della Russia sembra essere diventato per un Congresso a maggioranza repubblicana un altro modo per mostrarsi sempre più ostile nei confronti dello stesso Trump. Le sanzioni aggiunte nel corso dell’estate sono state specificamente rivolte alle industrie minerarie e petrolifere russe. In risposta, Dmitry Medvedev, il primo ministro russo, ha accusato gli Stati Uniti di aver fatto «una dichiarazione di vera e propria guerra economica nei confronti della Russia».

Sotto la presidenza Trump, anziché migliorare, le relazioni tra Stati Uniti e Russia sono state finora tanto aspre come non erano mai più state dall’apice della Guerra Fredda. Consapevole che l’amministrazione Trump non sarà in grado di revocare le sanzioni, il Cremlino ha fatto ricorso all’espulsione di massa di diplomatici statunitensi in risposta a una precedente espulsione di russi sotto la presidenza Obama. La prospettiva che gli Stati Uniti possano fornire armi all’Ucraina è diventata molto più reale. E la Russia sta per intraprendere alcune importanti esercitazioni militari nell’Europa orientale, che alimenteranno i timori degli Usa.

Lo scherzo del destino per Putin è questo: se avesse semplicemente lasciato che gli eventi seguissero il loro corso, le sanzioni nei confronti della Russia avrebbero potuto essere attenuate nel corso naturale degli eventi, persino con Hillary Clinton alla Casa Bianca. La signora Clinton aveva già provato un “reset” con la Russia come segretaria di Stato, e avrebbe potuto essere pronta a tentarne un altro. Senza dimenticare che molti in Europa manifestavano insofferenza verso le sanzioni contro la Russia.

Quando l’inchiesta Mueller presenterà i suoi risultati, è probabile che si verifichi un nuovo picco di indignazione americana nei confronti della Russia. L’insidia più evidente riguarda Trump. L’inchiesta Mueller, tuttavia, rappresenta anche una minaccia indiretta per Putin. Egli contesterà le elezioni presidenziali di marzo e si troverà di fronte a un’opposizione galvanizzata, guidata dal popolare e audace Alexei Navalny, e a un’economia in deterioramento che ha colpito duramente i consumatori russi. Anche se pochi si aspettano che il presidente in carica perda le elezioni, l’euforia pro-Putin di un paio d’ anni fa sta chiaramente scomparendo. Non è un caso che articoli sull’era post-Putin abbiano iniziato a comparire nei media russi.

Soprattutto, i più potenti centri di interesse economico della Russia sanno ora che non c’è più alcuna luce alla fine del tunnel delle sanzioni. In realtà, le cose probabilmente peggioreranno. Per ottenere la revoca delle sanzioni sarebbe indispensabile qualcosa di radicale. E questo cambiamento potrebbe essere la rimozione dell’attuale dal Cremlino. In effetti, solo quando Trump e Putin se ne andranno entrambi sarà veramente possibile ripristinare le relazioni tra Stati Uniti e Russia.

Copyright The Financial Times 2017

© Riproduzione riservata