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Quei fondi statali che le aziende sequestrate ai clan non chiedono

CRIMINALITà E BUSINESS

Quei fondi statali che le aziende sequestrate ai clan non chiedono

I soldi dello Stato a sostegno delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata e delle cooperative destinatarie e/o assegnatarie delle stesse ci sono ma in pochissime li chiedono.

Può sembrare un paradosso ma, invece, è una delle mille contraddizioni italiane.

Il decreto direttoriale del ministero dello Sviluppo economico del 30 dicembre 2016 attuata la misura di agevolazione prevista dall'articolo 1, comma 195, della legge di stabilità 2016, che per ciascun anno del triennio 2016-2018 stanzia 10 milioni.

Ebbene, finora, le domande presentate sono una decina e la maggior parte è stata presentata da un pugno di amministratori giudiziari. Neppure Domenico Posca, che guida l'associazione internazionale Mca (Management of confiscated assets) e coordina Agn (il network italiano degli amministratori giudiziari), sa spiegarsi il motivo di così poche domande inoltrate. Forse in pochi sono ancora a conoscenza di questa agevolazione finanziaria, le cui domande possono essere presentate esclusivamente tramite la procedura informatica, accessibile nell'apposita sezione “Finanziamenti agevolati a imprese sequestrate o confiscate” del sito internet del Ministero (www.mise.gov.it).

I 10 milioni stanziati per ogni annualità verranno utilizzati nella misura di tre milioni attraverso il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese per la concessione di garanzie per operazioni finanziarie erogate in favore di imprese, di qualunque dimensione, sequestrate o confiscate alla criminalità organizzata, ovvero di imprese che rilevano i complessi aziendali di quelle sequestrate o confiscate. Gli altri sette milioni saranno impiegati tramite il Fondo per la crescita sostenibile per l'erogazione di finanziamenti agevolati in favore delle stesse imprese. La finalità è quella di destinare risorse in favore delle imprese sequestrate per consentire la continuità del credito bancario e l'accesso allo stesso, il sostegno agli investimenti e agli oneri necessari per gli interventi di ristrutturazione aziendale, la tutela dei livelli occupazionali, la promozione di misure di emersione del lavoro irregolare e la tutela della salute e della sicurezza del lavoro.

Non è questo l'unico paradosso. Basti pensare che per l'Albo degli amministratori giudiziari circa 1.300 soggetti pagano il contributo di iscrizione da tre anni ma non è operativo e i magistrati, che dovrebbero scegliere i nomi al suo interno, non vi hanno accesso telematico.

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