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La strada (difficile) per far nascere un «Fmi» europeo

L'Analisi|l’europa

La strada (difficile) per far nascere un «Fmi» europeo

Un’Europa più unita e più forte, in grado di far fronte in futuro da sola alle grandi crisi economiche e finanziarie senza che queste minaccino la sopravvivenza dell’euro (come accaduto nel 2010), deve fare un passo avanti. Dovrà dotarsi di strumenti di salvataggio e di reti di sicurezza più potenti e più pesanti dell’attuale contorta formula che mette assieme la potenza di fuoco di Meccanismo europeo di stabilità (Mes), Bce (tramite le Omt), Fmi e il controllo, la supervisione e la gestione della crisi affidati in primis alla Commissione e poi alla Troika. Su come fare questo passo in avanti, tuttavia, le opzioni sono in teoria infinite e dunque contrapposte. L’acronimo di grande effetto Fme, Fondo monetario europeo, sta divenendo un ampio ombrello sotto il quale, impropriamente, convivono proposte, soluzioni e modelli in realtà spesso inconciliabili.

Un meccanismo anti-crisi

In estrema sintesi, il Mes potrebbe evolversi per divenire un Fmi europeo, acquisendo un potere di supervisione e controllo delle politiche fiscali nazionali che gli verrebbe trasferito dalla Commissione europea tramite la modifica dei Trattati. Oppure, più semplicemente, al Mes potrebbero essere riconosciute aree di intervento aggiuntive a quelle attuali (ora prestiti, linee di credito precauzionali e aiuti mirati per ricapitalizzare le banche): sostenere finanziariamente gli investimenti per la crescita nelle infrastrutture e altro, alleviando la spesa pubblica di Paesi in affanno, su modello Banca mondiale. La Ue e l’Eurozona sono i campioni del compromesso ed è prevedibile che partendo da questi due poli opposti il Mes si trasformi e si evolva aumentando standing e poteri. Ma questo percorso resta tuttavia contorto e ricco di ostacoli.

L’Europa ha risposto alla grande crisi bancaria, finanziaria e del debito sovrano del 2007-2012 creando un’istituzione europea nuova, l’Efsf divenuto poi il Meccanismo europeo di stabilità affiancato dallo scudo delle Omt della Bce. Efsf e Mes finora hanno aiutato cinque Stati - Irlanda, Portogallo, Grecia, Spagna e Cipro - con prestiti per 272 miliardi che arriveranno a un totale di circa 300 miliardi mentre le Omt non sono state attivate: questo è stato fatto con interventi ex-post e continuando ad affidare alla Commissione il potere di controllo e supervisione delle politiche fiscali nazionali. Questa soluzione allestita alla svelta, ma che in fin dei conti ha funzionato perché l’euro è stato salvato ed è stata evitata l’exit di uno Stato membro, è sicuramente perfettibile. Ma come?

Un guardiano dei bilanci?

Per velocizzare i tempi di intervento del Mes si potrebbe evitare un vincolo iniziale: alcuni Parlamenti nazionali devono approvarne l’operato ex-ante. Tuttavia c’è chi vede nella presunta lentezza del Mes la riluttanza degli Stati in crisi temporanea a chiedere aiuto esterno, a sopportare l’onta della temporanea perdita di sovranità. Ma sulla condizionalità, non si discute, resterebbe il punto di partenza di un Mes potenziato.

In quanto al potere di supervisione della Commissione sulle politiche fiscali nazionali, chi spinge per l’Fme vorrebbe trasferire questa competenza al Mes: la Troika verrebbe smantellata, la Bce peserebbe meno e l’Fmi sarebbe tenuto alla larga. Per arrivare a tanto però la governance del Mes, basata sull’unanimità dei voti e sulle voci paritetiche dei ministri delle Finanze nazionali, andrebbe modificata, riscrivendo i Trattati. Se si utilizzasse per l’Fme il modello Fmi,lo Stato membro più forte economicamente (nel Fondo gli Usa) prevarrebbe sugli altri e si rischierebbe che in Europa avrebbe la meglio su tutti la Germania. E questo molti temono sia il vero obiettivo, non dichiarato, della proposta Schäuble di Fme. «La sorveglianza è competenza della Commissione mentre l’assistenza finanziaria è attribuita al Mes su mandato del Consiglio europeo. Diversamente l’Fmi svolge tre funzioni: sorveglianza (art.4), assistenza finanziaria e assistenza tecnica», spiega Andrea Montanino, ex-executive director del Fondo e attualmente director all’Atlantic Council: Montanino propone una European Fiscal Authority eletta dai cittadini europei.

La governance del Mes potenziato non è il solo passaggio delicato e ostico: anche il reperimento delle risorse e l’erogazione dei prestiti di un Mes versione Banca mondiale avrebbe i suoi ostacoli. Il Mes si finanzia in questo momento emettendo bond a breve, media e lunga scadenza: non attinge a linee di credito della Banca centrale, come invece potrebbe fare in versione Fmi. Nel caso in cui il Mes divenisse un potente braccio finanziario della Commissione per sostenere la ripresa economica di Stati in affanno (per esempio ultraindebitati), dovrebbe poter emettere eurobond. A quel punto gli Stati membri verrebbero chiamati a fare un aumento di capitale: il nuovo Mes potrebbe allargare l’azionariato a tutti gli Stati dell’Unione. La Banca mondiale impone la condizionalità agli Stati assistiti dai suoi aiuti e lo stesso farebbe il Mes?

Un obiettivo ultimo che invece accomuna le proposte per il potenziamento del Mes fino alla creazione dell’Fme è quello di alleviare la Bce dal suo ruolo – ancora oggi fondamentale per tenere assieme Stati membri dell’euro con affidabilità creditizie diverse – di prestatore di ultima istanza nel caso di crisi del debito sovrano temporanee di Paesi solventi e sotto programma di aiuto esterno: le Omt sono state il vero game changer della crisi, e senza questo intervento l’esistenza del Mes da sola non avrebbe funzionato. Resta da vedere se in futuro l’Europa Unita e l’Eurozona potranno contare su istituzioni e meccanismi anti-crisi talmente forti da far dimenticare che, in fondo al cassetto, esistono le Omt.

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