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Quando Cesare chiede troppo e male

Scenari

Quando Cesare chiede troppo e male

  • –Vittorio Emanuele Falsitta

Dare a Cesare quel che è di Cesare significa possedere un ordinamento giuridico che individui Cesare, cosa gli spetti e con quali criteri ripartire il dovuto. Poiché questi effetti sono affidati all’ordinamento, avanti a tutto occorre rispondere alla domanda: il nostro ordinamento è capace di dare a Cesare quel che è suo e senza creare ingiuste discriminazioni?

La risposta è: «sempre meno». Ovvero, il sistema è sempre meno adatto a dare a questa relazione efficacia ed efficienza. E i segni sono vistosi. Ne indico uno: la sua crisi strutturale: l’ordinamento è sì contemporaneo, ma vive un altro tempo. Non riesce a intercettare la grande ricchezza da assoggettare a imposta: non perché questa si sposta da un luogo all’altro (tema risalente e affrontato dalle convenzioni sulle doppie imposizioni) ma, al contrario, per il modo con cui si manifesta, ossia secondo moduli spesso non più tradizionali; e quando questo tipo di ricchezza viene comunque colpita, ciò accade grazie al lavoro di trincea di magistratura, Guardia di finanza e agenzia delle Entrate.

Oggi un ordinamento soprattutto rivolto a se stesso, assiso su un telaio di norme giuridiche che hanno nel Dna troppo Ottocento, è perduto. Mondo digitale e stravolgimento climatico (che innesta nuove classi di rischio tra quelle tipiche) incidono così profondamente da determinare la metamorfosi del sistema: cioè il cambio di natura. Ecco perché saremmo fuori dal tempo per riforme “semplicemente rivoluzionarie”. E non è una questione di semiosi, di nomi, ma di effetti giuridici. La metamorfosi del mondo non può che diventare anche dell’ordinamento. E se così è, non possiamo semplicemente attendere che discendano precetti pattizi da organi internazionali (Ocse) per poi recepirli quasi silenziosamente. Il rischio sarebbe la trasformazione dell’”intero” in un sistema frankeinsteinizzato: pezzi morti e pezzi vivi. E da qui alla fine, tanta e tanta ingiustizia tributaria.

Occorre un sistema rigenerato “per natura” nei suoi gangli culturali fondamentali. Un esempio sull’accertamento tributario: a vederlo da vicino è sfigurato dalle rughe. Gli istituti tradizionali induttivi e sintetici sono sempre più simili ai protagonisti di un’epoca romantica tramontata; vanno bene solo per colpire le solite note platee di contribuenti (che non ne possono più). Senza dimenticare Benvenuto Griziotti, Antonio Berliri o Ezio Vanoni, solo per fare qualche nome di mostro sacro, occorrerebbe osservare anche Jeff Bezos di Amazon, Zuckerberg e concepire meccanismi di psicometria predittiva, come fanno loro e come accade ormai quasi ovunque: concepire nell’accertamento elementi di psicometria predittiva significa studiare e profilare l’evasore fiscale e anticiparne le mosse, per poi, convocarlo, istruirlo e convincerlo che sta sbagliando senza alcuna convenienza. Dunque, prima che consumi la condotta illecita.

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