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Acciaio, due giganti europei con l’occhio alla Cina

L’ANALISI

Acciaio, due giganti europei con l’occhio alla Cina

(Reuters)
(Reuters)

«Consolidamento» è oggi la parola-chiave nei processi di riassetto che interessano grandi settori produttivi, come l’acciaio. La scelta di Tata e ThyssenKrupp di far convergere in un'unica società le loro attività siderurgiche in Europa non è una mossa imprevista.

Non a caso, il negoziato che ha gettato le premesse del nuovo gruppo imprenditoriale, che avrà sede in Olanda, ha richiesto oltre un anno di continui confronti per arrivare alla messa a punto di una struttura societaria, che avrà quote paritetiche fra i due partner. Che cosa ha indotto a questa svolta, premiata ieri dai mercati finanziari? Da un lato, certamente, essa appare come un passo ulteriore nella logica di creare dei grandi soggetti mondiali, capaci di controllare settori complessi ed esposti a forti variazioni nelle dinamiche di costo e dei prezzi. Dall’altro, va vista anche come la reazione alla sfida portata dalla concorrenza cinese, che nel 2016 ha fatto cadere il prezzo dell'acciaio grazie all'impennata delle sue esportazioni. Ora però soprattutto ArcelorMittal, il gruppo che mantiene le maggiori dimensioni, trova di fronte a sé un concorrente agguerrito. Un tempo forse avrebbe destato maggior impressione il fatto che quest'intesa sia stata comunicata alla vigilia delle elezioni politiche della Germania, un paese che nel passato ha scartato politiche di alleanza, soprattutto di questa portata. Tanto più se si tiene presente che il nuovo gruppo, con circa 48mila dipendenti, dovrà affrontare un esubero di circa 4mila posti di lavoro. Ma i tempi stanno cambiando anche per l'industria tedesca, che si appresta a misurarsi con situazioni inedite, tali da imporre nuove strategie. Gli analisti fanno notare non da oggi che ThyssenKrupp ha soltanto da guadagnare se si emancipa dall’acciaio per accreditarsi invece come produttore di beni capitali. Questa necessità di focalizzare meglio il business di gruppo e di specializzarlo è stata una delle molle che hanno sospinto in direzione dell'accordo con Tata, a sua volta orientato a concentrarsi ancor più aggressivamente sull'India. Da oggi è perciò mutato lo scenario competitivo dell'acciaio, dominato da due grandi produttori i quali da soli contano per la metà della produzione europea d'acciaio. Ciò pone nelle loro mani una rilevante capacità di influire sulla dinamica dei prezzi. Davanti a processi di consolidamento industriale di simili proporzioni, viene naturale chiedersi quali saranno le conseguenze per i paesi che ne saranno toccati. Con la decisione sul destino dell'Ilva l'Italia è entrata nell'orbita di ArcelorMittal, il primo gruppo ad aver realizzato imponenti processi di concentrazione. Non c'era altra possibilità di assicurare un futuro per lo stabilimento di Taranto se non quella di collocarlo entro una compagine di gruppo sostenuta da dimensioni e raggio d'azione di vastissima ampiezza. È evidente, tuttavia, che la tenuta di grandi impianti produttivi può essere garantita soltanto dal mantenimento di alti standard di efficienza e di produttività. Una condizione che diventa decisiva per il domani industriale del nostro Paese: sempre più le strutture di produzione maggiori saranno sotto il controllo di gruppi i cui centri direzionali sono dislocati al di fuori della realtà italiana. Alla loro continuità saranno legati i livelli dell’occupazione, i volumi della produzione e spesso anche dell’export.

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