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Slovenia, quelle operazioni bancarie sospette a due passi dall’Italia

RAPPORTO DELLA BANCA CENTRALE

Slovenia, quelle operazioni bancarie sospette a due passi dall’Italia

(Afp)
(Afp)

I soldi sporchi è meglio non lavarli in casa. Meglio uscire dai confini nazionali e dalle rigide normative antiriciclaggio italiane. Neppure serve andare troppo lontano, appena varcato il confine con la Slovenia ci si può appoggiare alla New Credit Bank Maribor (Nkbm), una banca che sarebbe stata utilizzata da alcuni cittadini italiani per condurre transazioni con capitali illeciti addirittura in odor di mafia.

«Clienti italiani hanno utilizzato conti presso la banca slovena New Credit Bank Maribor (Nkbm) per condurre transazioni con soldi spesso derivati da atti criminali come evasione fiscale o abuso d'ufficio, che potrebbero anche essere stati il risultato di seri reati legati alla criminalità organizzata». È vergato nero su bianco dagli ispettori della Banca centrale slovena, la Banka Slovenije (Bs), in un documento interno del 2014 che mette in luce un vero e proprio scandalo bancario. Uno scandalo che Il Sole 24 Ore può raccontare in esclusiva grazie al centro di giornalismo d'inchiesta Irpi e al giornale sloveno Mladina che hanno ottenuto il rapporto segreto grazie a un whistleblower.

I clienti italiani raggiunti da Irpi allontanano da sé ogni sospetto, giustificando la scelta di aprire un conto in Slovenia perché “vantaggioso” e perché appena “oltre confine”, ma per gli ispettori della Banca centrale slovena esisterebbe un vero e proprio pattern soprannominato la “tipologia italiana”. I soldi degli italiani si fermavano per poco tempo sui conti, presto ritirati cash o trasferiti su altri conti di aziende aperte per l'occasione in Slovenia, con l'unico obiettivo di «nascondere soldi al fisco italiano o alla polizia».

La prima pagina del rapporto della Banca centrale slovena sulla Nkbm

Chi ha aperto un conto in quegli anni avrebbe potuto già conoscere la nomea della banca. Nel 2012 era già sotto inchiesta per riciclaggio per aver concesso enormi prestiti ad aziende fantasma per proprietà immobiliari in Croazia .
Nel 2014 ci prova il commissario interno per la prevenzione al riciclaggio, Vesna Rožanc, a ripulire un po’ le cose. Mette assieme un rapporto inequivocabile che consegna alla direzione della banca. Analizza una serie di operazioni sospette avvenute tra ottobre e marzo 2014 e suggerisce delle linee guida per conformarsi alla legge. Invece che seguire i suoi consigli, la direzione della banca la rimuove dalla posizione e chiede al capo del dipartimento di sicurezza interno, l'ex agente dei servizi segreti sloveni, Sova Primož Britovšek, di occuparsi della spinosa questione. Britovšek fa licenziare la Rožanc e insabbia il report. Gli interessi dei clienti stranieri vanno protetti, senza se e senza ma.

La verità viene a galla solo quando i solerti ispettori della banca centrale, insospettiti dalla chiusura dell'ufficio della Rožanc, mettono sottosopra gli uffici di Nkbm. Scoprono la purga e il rapporto insabbiato. Allora interrogano Britovšek, che ammette di averlo nascosto perchè “troppo compromettente” e di avere poi ordinato la creazione di un nuovo rapporto che gli ispettori descriveranno come una presa in giro.

Scoperchiata la farsa, la Banca centrale decide di stilare un rapporto indipendente. Partendo dalle segnalazioni della Rožanc, stilano un'analisi approfondita delle operazioni sospette avvenute tra novembre e dicembre 2014 rivelandone il sistematico occultamento. Nel 2013, si legge sul report, la direzione decide di non richiedere ai propri clienti informazioni sull'origine dei soldi, poiché tale richiesta avrebbe “danneggiato le attività commerciali”. E ovviamente si evita qualsiasi segnalazione all'agenzia governativa antiriciclaggio.

Gli ispettori scavano alacremente tra i numeri e scelgono un campione di 100 clienti, di cui 71 persone e 29 aziende. Tra questi ci sono cittadini di mezzo mondo e anche 23 persone e sei aziende del Bel Paese. Sarebbero legati dal pattern soprannominato “la tipologia italiana”: molti prelievi cash o rapidi trasferimenti di denaro all'estero. Ci sarebbe anche chi, tra gennaio e novembre 2014, ha prelevato consistenti somme cash: un totale di 2,8 milioni di euro che la banca ha lasciato uscire senza alcun controllo.

Il politico di Udine

Le banche in Slovenia sono tenute a controllare il “pedigree politico” di tutti quei clienti non sloveni che ricoprano o abbiano ricoperto una “posizione prominente in pubblico”. E così finisce sotto la lente degli ispettori anche Luca Dordolo. Consigliere comunale della Lega Nord a Udine, nel 2012 viene espulso dal partito per commenti razzisti su Facebook. Dordolo non vuole la libera circolazione delle persone, ma approva quella dei soldi. Gli ispettori lo ritengono sospetto perché avrebbe usato il conto per fare transazioni con il Belize ma Dordolo lo nega: «Non mi risulta assolutamente di aver trasferito denaro su conti del Belize». Spiega ad Irpi di avere invece usato quel conto, chiuso l'anno scorso dalla banca con decisione unilaterale, per «transazioni provenienti da fondi personali per acquisto e vendita di criptovalute».

Dordolo infatti ha una vera e propria passione per il bitcoin, la criptovaluta che permette transazioni immediate e anonime, tanto da installare il primo bancomat bitcoin in Italia. Ma se per Dordolo l'anonimato non nasconde nulla di strano, gli ispettori ritengono che la banca avrebbe dovuto controllare l'origine dei soldi che vi transitavano, quelli di Dordolo quanto quelli di 516 aziende clienti dell'istituto di cui mancano del tutto dati.

Da Maribor alla Locride

Gli italiani che hanno scelto di tenere soldi nei forzieri della Nkbm sono legati da un aspetto in comune: operano appena oltre confine, con aziende registrate in piccole cittadine slovene come Sežana, che è speculare a Trieste, e Sempeter, che è speculare a Gorizia. Una di queste aziende è la B-Miljion, un trader di metalli. Aperta nel 2013, in un anno arriva a tre milioni di euro. Da allora i guadagni si aggirano attorno ai due milioni ma vengono corrisposti da altrettanti debiti.

Gli ispettori della Banca centrale slovena che annotano alcuni clienti della Nkbm come sospetti per riciclaggio, segnano sulla black list la B-Miljion perché il titolare, Antonio Scimone (che non risulta abbia commesso il reato di riciclaggio), avrebbe prelevato contanti per un totale di 295mila euro.
Scimone, 42 anni, è un imprenditore di piastrelle di una cittadina della costa ionica calabrese. Da una decina d'anni avvia aziende edili e di commercio metalli in mezza Europa. I capitali di queste aziende però sono striminziti, e in alcuni casi mancano i bilanci. A Londra la Edil Master la registra presso un indirizzo noto come “ufficio virtuale”, mentre la seconda azienda inglese la apre e chiude (2010-2014) in contemporanea alla Metal Bia Limited a Cipro. Entrambe hanno “bruscolini” come capitale sociale e non registrano attività . A che pro?

«In Slovenia sono stato indagato per riciclaggio di denaro, indagine conclusasi con un nulla di fatto», spiega Scimone difendendo le sue attività estere.
Nel territorio d'origine di Scimone non è facile essere imprenditore. Si vive sotto il controllo del clan Barbaro di Platì e spesso chi vuole fare impresa non ha scelta: o si paga il pizzo o ci si mette a disposizione.
«In questa zona ci sono imprenditori che mettono a disposizione la propria azienda o per logistica o per riciclaggio. Sono in qualche modo costretti», spiega un inquirente che chiede di rimanere anonimo.«Alcuni poi diventano delle vere e proprie “teste di legno”' per le attività commerciali dei clan, anche tramite giri di fatture false, frodi Iva e operazioni inesistenti».

Nel 2007 Scimone si trova coinvolto nell'indagine Minotauro della Dda di Torino che stava stringendo il cerchio attorno alle cosche della Locride in Piemonte, e che è terminata con la condanna di 23 ‘ndranghetisti nel 2016.
È il dicembre 2007 e i carabinieri hanno sotto ascolto alcuni narcos dei Barbaro a Torino. Dalle conversazioni intercettate emerge l'interesse ad acquistare piastrelle dall'azienda di Scimone, un dato che gli inquirenti ritengono sospetto. Ma Scimone viene ritenuto estraneo ai traffici dei clan, e non finisce nemmeno sul banco degli imputati. «Sono un commerciante di piastrelle da generazioni, trovo logico che qualcuno possa farmi pubblicità per l'acquisto di arredi per la casa. Non ho mai trafficato in droga, anche perché non ne avrei bisogno», si difende Scimone.

È difficile evitare il contatto con le ‘ndrine se si vive nella Locride. Scimone è stato socio in un'azienda edile a Milano con un avvocato incensurato ma ritenuto contiguo alla ‘ndrina Nirta Scalzone, la più potente di San Luca, il cuore pulsante della ‘ndrangheta. Ma per Scimone non c'è nulla di strano. «Lo conosco dall'infanzia, dai tempi dell'asilo», si giustifica.

L’Iva evasa

Fra le decine di soggetti italiani campionati dalle autorità slovene saltano fuori anche personaggi già noti al fisco italiano per diverse truffe e giri di fatture false.
Uno di questi è Bruno Terrin, segnalato dagli ispettori per prelievi in contanti fino a 253mila euro. Terrin a Venezia è a processo per aver nascosto soldi al fisco proprio a Maribor, dove ha sede la Nkbm, e per avere inventato un modo per evadere l'Iva (ben mezzo milione) tra i calzaturifici della Riviera del Brenta. Non è stato possibile raggiungere Terrin per un commento.

Giovanni Cristalli invece per gli ispettori sloveni è “persona a rischio” poiché “cittadino degli Emirati Arabi”. In realtà Cristalli è italiano, italianissimo, ma a Dubai ci va spesso. Gli piace la bella vita, e si è inventato un modo di evadere l'Iva - ben 730mila euro - nell'importare auto di lusso. Cristalli, non ha risposto alle nostre domande ma, reo confesso, si sarebbe messo a posto con il fisco italiano.

La Nkbm è stata anche rifugio per i profitti di Luigi Cecchi, il cui nome appare in un'indagine della Procura di Vicenza per una truffa da oltre un miliardo di euro. Arrestato ad ottobre scorso, è accusato di associazione a delinquere transnazionale pluriaggravata assieme ad altri 28 imprenditori del Nord Est . Il meccanismo era quello della cosiddetta “frode carosello”, un girotondo di fatture che permette di intascare illecitamente le detrazioni dell'Iva sfruttando i buchi nelle leggi europee. Il gruppo avrebbe operato così almeno dal 2009 in ben otto paesi europei, ma Cecchi avrebbe partecipato solo nel 2013.

Pur all'oscuro delle indagini italiane, gli ispettori sloveni lo annotano come utente sospetto a causa di prelievi in contanti per 490mila euro tra gennaio e novembre 2014 (ovvero poco dopo la truffa milionaria) . Cecchi risulta irraggiungibile al suo stesso legale.

Tutti cambia perché nulla cambi

Entro il 31 dicembre 2015 la Nkbm avrebbe dovuto eliminare le irregolarità e notificare qualsiasi sgarro in stile “tipologia italiana”. Ma quel 31 dicembre passa senza rivoluzioni. Così la banca centrale slovena ordina una nuova ispezione. Questa volta gli ispettori individuano 107 clienti a rischio e nuove irregolarità. Interpellato da Irpi, l'organismo centrale non può commentare su dati riservati, mentre la Nkbm assicura che è tutto a posto.

Da aprile scorso l'istituto è stato acquistato dal fondo d'investimento americano Apollo, ma tutto sembra cambiare affinché nulla cambi: l'ex agente dei servizi segreti Britovšek, responsabile per la sicurezza aziendale della Nkbm, è rimasto al suo posto. D'altronde era stato encomiabile nel proteggere gli interessi dei tanti clienti stranieri che hanno reso la banca ricca in questi anni.


* del centro di giornalismo d'inchiesta Irpi. Investigative Reporting Project Italy (Irpi) è un'associazione no profit che si dedica al giornalismo d'inchiesta. È stata fondata nel 2012 da otto giornalisti italiani. All’inchiesta ha collaborato Vasja Jager di Mladina

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