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Università e Its, alleanza per il lavoro

L'Analisi|Italia

Università e Its, alleanza per il lavoro

L’intervento di Marco Leonardi sul Sole 24 Ore dell’8 agosto ha messo in evidenza il ritardo del sistema duale di formazione terziaria in Italia rispetto agli altri Paesi europei. Gli 85 Istituti tecnico superiori post secondari Its in Italia hanno raggiunto risultati rilevanti, ma hanno ancora solo circa 7mila studenti mentre in Germania gli allievi delle omologhe Fachhochschule sono 880mila. Leonardi propone sia azioni concrete di maggiore collaborazione fra Atenei e Its sia azioni di sistema. Le prime sono quelle di rivitalizzare la esistente “passerella” che consenta ai diplomati dei corsi Its l’acquisizione di crediti universitari e quelle di prevedere una nuova “passerella” fra Università e Its per assorbire negli Its parte degli studenti che abbandonano l’Università. L’azione di sistema è quella di rafforzare le sinergie fra Miur, ministero del Lavoro, Mef, Regioni e aziende.

Il Governo assegna all’occupazione giovanile un ruolo centrale nella prossima manovra. Dopo le decisioni finali, poi occorrerà gestire le diverse complesse dimensioni che influiscono sul risultato finale, assicurando una navigazione corrispondente alle intenzioni del legislatore. Andrea Illy ed io in un articolo sul Sole 24 Ore del 12 aprile avevamo proposto una “situation room” nazionale per gestire in fase azioni integrate per migliorare i numeri della formazione e del lavoro giovanile. Un caso italiano di piano multi-istituzionale e multi-stakeholder con obiettivi quantificati è quello della Regione Emilia Romagna, che con il “Patto per il lavoro” si propone di portare la disoccupazione dal 9% al 4% a fine mandato e lo gestisce. Azioni realizzabili entro i prossimi 6-12 mesi sono:

Ridefinire divisione del lavoro e integrazione fra i canali formativi. Non basta formulare sulla carta profili dei lavori a cui prepara l’Ita, ma occorre progettare e sviluppare fra aziende e istituzioni educative “ruoli agiti”, “broadband profession” e nuove competenze: new skills for new jobs. Occorrono attività di progettazione dei mestieri, delle professioni e delle competenze necessarie per lo sviluppo della Impresa 4.0. Le professioni che l’Università possono meglio sviluppare sono quelle degli imprenditori capaci di tradurre l’offerta in soluzioni di business globale; quelle dei manager capaci di costruire e gestire reti di imprese innovative intorno ai prodotti e servizi di eccellenza; quelle degli scienziati che progettano nuovi sistemi tecnologico-organizzativi; quelle degli artisti che creano prodotti e servizi belli e industrializzabili. I mestieri e le professioni formate dall’Its invece operano nei processi di realizzazione di prodotti e servizi di alta qualità; contribuiscono a integrare processi, tecnologie e attività altamente complesse e interdipendenti; animano e guidano i lavori di gruppo. L’istruzione tecnica e professionale si occupa del saper fare di tecnici e artigiani capaci di realizzare prodotti di qualità usando la propria maestria della mente e delle mani. Il sottosegretario del ministero dell’Istruzione Toccafondi ha costituito una cabina di regìa al Miur per rivedere i profili Its; forse la Crui che propone le lauree professionalizzanti dovrebbe fare lo stesso e operare in sinergia con il lavoro del Miur. In una recente ricerca di Assolombarda sono riportate esperienze in cui imprese e scuole stanno ridefinendo concretamente insieme sul campo i “ruoli agiti “ e le nuove professioni. I new skills contengono gran parte di nuove conoscenze tecnologiche e scientifiche e molti essenziali soft skills, i new jobs dei prossimi 5 anni sono quelli che nel 40-50% dei casi oggi non esistono ancora.

Rafforzare strutturalmente il sistema Its. Assegnare risorse maggiori a livello nazionale e regionale, costituire una Direzione dedicata presso il Miur, rafforzare la riconoscibilità dei diplomi, potenziare i servizi alle imprese e al sistema scolastico. Forse cambiarne il nome con Scuole superiori politecniche, come suggerisce Micelli in un recente articolo sul Sole 24 Ore.

Potenziare la comunicazione alle famiglie e agli studenti. Miur, Regioni, Uffici Scolastici Regionali, associazioni imprenditoriali moltiplicano incontri e convegni. Devono fare di più i quotidiani, la televisione, il cinema, i social media tornando a raccontare il nuovo lavoro e i percorsi formativi innovativi: nel passato a comprendere il lavoro hanno contribuito più “Tempi moderni” di Charlie Chaplin, “La chiave a stella” di Primo Levi, “Il posto” di Ermanno Olmi, di mille mansionari.

Promuovere la partecipazione delle imprese. La citata ricerca di Assolombarda ha mostrato che solo il 36% delle aziende conosce gli Its, ma che il 65% sarebbe interessata a collaborare. Occorre promuovere forti incentivi economici, normativi, di immagine che spingano un numero molto più elevato di imprese a partecipare sia all’Its che alle lauree professionalizzanti.

Promuovere e diffondere progetti esemplari. Molte delle 85 Fondazioni Its stanno accumulando casi e esperienze molto virtuose. Per esempio Regione Lombardia e Regione Emilia Romagna hanno attivato su esse progetti di ricerca-intervento; Assolombarda promuove progetti pilota di Its e di Lauree professionalizzanti; Altagamma ha avviato un progetto di Poli tecnico-professionali sui curricula delle imprese culturali e creative.

In sintesi Università e Its devono condurre insieme la “medesima partita ” mirata a obiettivi misurabili di occupazione giovanile e di produttività delle imprese, con una chiara divisione e integrazione del lavoro. Soprattutto devono progettare, sperimentare, monitorare, narrare coinvolgendo in sperimentazioni concrete le imprese e spiegando cosa avviene ai giovani e alle famiglie. Anche con l’aiuto dei media.

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