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L’8 per mille, tesoretto dello Stato

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L’8 per mille, tesoretto dello Stato

  • –Antonello Cherchi

Dovevano essere 187 milioni, che invece si sono ridotti a poco meno di 41. È comunque andata assai meglio rispetto all’anno precedente, quando sul piatto c’erano 195 milioni di euro e ne sono rimasti poco più di 8. Parliamo dell’otto per mille di competenza statale, rispetto al quale il Parlamento sta esaminando in questi giorni i decreti di ripartizione della quota relativa al 2016, che si riferisce alle scelte effettuate dai contribuenti nella dichiarazione dei redditi 2013 (dunque, anno di imposta 2012).

Lo Stato, insomma, continua a tradire la fiducia di quei cittadini che hanno scelto di destinare una parte della loro Irpef (l’otto per mille, appunto) a iniziative di utilità sociale. I settori di intervento individuati dalla legge sono cinque: la salvaguardia dei beni culturali, la difesa dalle calamità naturali, l’assistenza ai rifugiati, la lotta alla fame nel mondo e - ultimo arrivato nel 2014 - il mantenimento in buono stato dellle scuole.

Negli oltre vent’anni di vita dell’otto per mille - è stato istituito dalla legge 222 del 1985, ma è partito con l’anno di imposta 1990 - le somme raccolte a favore dello Stato sono state, per più di due terzi, dirottate verso altre finalità rispetto a quelle indicate dai contribuenti. I vari Governi le hanno utilizzate per far fronte a esigenze di bilancio. Tendenza che ha iniziato a manifestarsi già alcuni anni dopo il debutto della misura, così che oggi su 2,9 miliardi di euro destinati dai cittadini allo Stato sono solo 870 quelli effettivamente impegnati per le cinque finalità previste.

La storia si ripete anche quest’anno, che comunque può considerarsi fortunato rispetto a quanto accaduto nel recente passato: nel 2011 e nel 2012 l’intera disponibilità, pari rispettivamente a circa 174 e 206 milioni, venne interamente assorbita dallo Stato per le proprie esigenze di copertura; nel 2013, di 170 milioni frutto della scelta dei contribuenti, rimasero per gli interventi sociali 400mila euro; nel 2015, come detto, i 195 milioni si sono ridotti a 8, tanto che non è stata effettuata alcuna ripartizione.

A tale cattiva abitudine si è cercato di porre un argine con la legge 163 del 2016, di riforma della contabilità statale, che ha introdotto il divieto di utilizzare l’otto per mille dello Stato a copertura di leggi che comportano maggiori spese o minori entrate. Tuttavia, i tagli già previsti continueranno a incidere, perché si tratta di misure ormai permanenti. Per esempio, sulla dote del 2016, 64 milioni sono stati stornati per far fronte alle spese di gestione dei mezzi aerei della Protezione civile, 35 per ripianare il debito pubblico, 12 per il pagamento degli assegni familiari.

Questo comportamento è stato stigmatizzato più volte dalla Corte dei conti, che anche alla fine dello scorso anno è tornata sull’argomento. In quella sede i giudici contabili hanno pure avuto modo di ribadire l’oscurità del modo di operare di alcuni Caf nella gestione dell’otto per mille - ingerenza nelle scelte e incapacità di dimostrare la corrispondenza, in particolare laddove non viene espressa alcuna preferenza, tra l’indicazione del contribuente e quella inviata all’Agenzia delle entrate - nonché l’insistenza del Governo nel non voler pubblicizzare con campagne promozionali l’otto per mille statale, al quale possono aspirare, oltre alle pubbliche amministrazioni, le persone giuridiche e gli enti non profit. La Corte dei conti ha, di contro, rilevato un miglioramento nella trasparenza, completezza e correttezza dei dati sull’otto per mille forniti dall’Esecutivo.

Riguardo alla ripartizione in corso, sono arrivate 947 domande, di cui 198 sono state escluse perché inadeguate, mentre delle 749 esaminate, 103 sono state ammesse al contributo. La quota destinata ai cinque interventi è uguale per tutti (nel 2016, 8,1 milioni di euro), come vuole una riforma introdotta nel 2014. Per l’edilizia scolastica, infine, non sono state presentate istanze, perché è stato previsto che per il triennio 2015-2017 vengano direttamente indirizzate al piano di fabbisogno nazionale del ministero dell’Istruzione.

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