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Riforma incisiva e profonda per il non profit

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Riforma incisiva e profonda per il non profit

  • –Chiara Borghisani

L’attuazione governativa della delega conferita dal Parlamento con la legge 106/2016, con l’approvazione dei quattro decreti che costituiscono la struttura portante della riforma del terzo settore, ridisegna il quadro di riferimento dei soggetti non for profit (cioè di quegli enti che perseguono scopi ideali non volti al conseguimento di un profitto) della società civile.

La grande attenzione riservata dal legislatore nell’opera di riforma nasce dalla constatazione che il cosiddetto terzo settore è un settore trainante dell’economia, settore sussidiario in grado di fornire funzioni e servizi prima svolte dal soggetto pubblico.

Il corposo intervento normativo necessita ancora di una quarantina di decreti attuativi e del parere della Commissione europea, per dispiegare completamente i suoi effetti. Le direttrici del mandato parlamentare sono sintetizzabili in quattro linee guida: sostegno, armonizzazione, accountability e semplificazione. Come sottolineato dal professor Ponzanelli, consigliere del Governo nella redazione degli schemi dei decreti delegati, l’intento non è solo, e semplicemente, quello di semplificare ma, in senso più ampio, di riformare e riformare in profondità.

Un obiettivo così alto, di un riordino complessivo e organico del sistema normativo di riferimento, necessita ancora di alcune “correzioni di tiro” per ottemperare in modo più puntuale al mandato conferito.

In attesa del completamento del quadro normativo, si possono avanzare alcune considerazioni di carattere generale sul decreto legislativo 117/2017, il Codice del terzo settore.

Un primo, importante, elemento riguarda proprio i soggetti della riforma, gli Enti di terzo settore e l’impresa sociale (quest’ultima già esistente dal 2006).

Gli Enti di terzo settore sono tipizzati in sette “categorie” (organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti filantropici, imprese sociali, cooperative sociali, reti associative e società di mutuo soccorso) - oltre alla residuale categoria di associazioni riconosciute e non, e fondazioni - che perseguano finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale con lo svolgimento di attività di interesse generale (tassativamente elencate in 26 diverse tipologie, integrabili con un Dpcm ad hoc) e iscritte nel Registro unico nazionale del terzo settore. Il valore del complesso di enti operanti in questa area è ben sintetizzato nella locuzione «per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale». L’elencazione delle attività qualificabili come «di interesse generale» (articolo 5 del Codice) è così ampia che si fatica a trovare ciò che risulta escluso, poiché abbraccia molti ambiti che sono aree tipiche di intervento degli enti non profit (dall’area dei servizi alla persona a quella sanitaria, culturale, artistica e ricreativa, della formazione universitaria, per arrivare alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico, tutela e salvaguardia dell’ambiente, senza dimenticare la tutela dei diritti umani e civili).

Il Registro unico è un elemento di novità che, nell’intento del legislatore, dovrebbe costituire il solo registro di riferimento, in sostituzione dell’attuale e frammentario sistema regionale di registri, normati da singole leggi regionali.

Il Codice del terzo settore è costituito da 104 articoli, ai quali si aggiungono i 21 del decreto sull’impresa sociale (Dlgs 112/2017), i 10 del decreto sul cinque per mille (Dlgs 111/2017) e i sei del decreto sul servizio civile universale (Dlgs 40/2017). Si tratta di una normativa che spazia dai temi legati al bilancio, alla rendicontazione e al controllo negli Ets alle novità in materia di lavoro, per arrivare alla disciplina civilistica e fiscale, sia degli Ets che dell’impresa sociale, alle imposte indirette e alle nuove regole per le erogazioni liberali (tra cui la disciplina della raccolta fondi) e il nuovo cinque per mille, nonché alla regolamentazione dei rapporti tra gli Ets e gli enti pubblici, per finire (si fa per dire) con i temi legati alla promozione e al sostegno degli enti del terzo settore.

Davvero un intenso lavoro di studio e di interpretazione per chi si accinge ad applicare la complessa normativa, qui solo superficialmente accennata, che sarà sicuramente oggetto di una cospicua produzione normativa e interpretativa.

Componente della commissione enti non profit e cooperative sociali dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano

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