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Una solidarietà che va oltre le emergenze

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Una solidarietà che va oltre le emergenze

  • –Elio Silva

In una società indaffarata e iperstimolata come quella odierna la pratica del dono, per quanto radicata nel dna e nell’evoluzione storica della nostra civiltà, risente di un effetto normalità che spesso la condanna al silenzio. Non che la cosa di per sé debba stupire: il bene si fa e non si dice, era un tempo l’insegnamento. E a giudicare da statistiche e sondaggi, a conti fatti, la generosità degli italiani non pare in discussione: il Censis, per esempio, ha stimato in 32 milioni il numero dei connazionali che nell’ultimo anno hanno sostenuto almeno una causa benefica.

Il punto, però, è un altro. La solidarietà non è una variabile indipendente dai meccanismi della comunicazione: si accentua in presenza di forti sollecitazioni e, allo stesso modo, rischia di finire sotto traccia nella quotidianità. Sono le grandi emergenze, le crisi acute, i casi mediaticamente illuminati a fare da moltiplicatore, mentre le storie di quotidiano bisogno danno riscontri inferiori. Semplificando un po’ si potrebbe dire che, così come i cambiamenti climatici, anche i flussi delle donazioni vanno soggetti a oscillazioni sempre più accentuate.

A maggior ragione vale la pena di segnalare due campagne che, in questi giorni, stanno riportando sotto i riflettori il tema della donazione in una cornice culturale di ordinaria civiltà, senza l’assillo di alcuna specifica emergenza. La prima di queste è il “Giro dell’Italia che dona”, serie di eventi che da oggi all’8 ottobre si articoleranno in diverse tappe, coinvolgendo Comuni, scuole, imprese, associazioni e semplici cittadini. Le iniziative sui territori sono propedeutiche alla ricorrenza del Giorno del dono, che si celebra il 4 ottobre, come prevede la legge istitutiva 110/2015, che aveva come primo firmatario il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi e che fu votata due anni fa da tutte le forze parlamentari.

La campagna sul Giro dell’Italia che dona è promossa dall’Istituto italiano della donazione in collaborazione con numerosi enti e istituzioni, tra i quali il ministero dell’Istruzione e l’Anci. In prima fila ci sono, come già l’anno scorso, gli alunni e gli studenti, invitati tra l’altro a produrre dei “corti” sull’idea del donare. Anche Comuni, associazioni, imprese e singoli cittadini hanno però risposto all’appello con un crescendo di adesioni.

«L’edizione di quest’anno – afferma Edoardo Patriarca, presidente dell’Istituto italiano della donazione – sta confermando e rafforzando quello che era il nostro intento originario, ossia far sì che il Giorno del dono non rimanga un appuntamento limitato al mondo della solidarietà, ma coinvolga tutta la società italiana. Ovviamente la collaborazione con il ministero dell’Istruzione è stata fondamentale, ma la sensibilità è cresciuta a tutto campo. Questi eventi, poi, valorizzano anche i piccoli gesti, che fanno parte della vita quotidiana e che, sul lungo termine, danno i frutti migliori. Purtroppo ci si sta abituando a un cattivo uso di alcune parole, a cominciare dal vocabolo emergenza, per cui ogni cosa diventa rilevante solo se è fuori dall’ordinario. Donare, invece, è un’esperienza che cambia le vite anche e soprattutto nella quotidianità».

La seconda manifestazione che richiama questo principio di normalità è la Giornata dei lasciti solidali, che un apposito comitato, costituito da 19 grandi organizzazioni non profit, organizza a settembre. L’evento nazionale di riferimento, per l’edizione di quest’anno, si è svolto a Roma il 12 settembre scorso, vigilia della Giornata internazionale del lascito, e ha visto il coinvolgimento attivo del Consiglio nazionale del notariato, categoria professionale chiamata a un ruolo di primo piano nel favorire le disposizioni testamentarie solidali. «In cinque anni di campagna informativa – riassume Rossano Bartoli, portavoce del comitato Testamento solidale – siamo riusciti ad aiutare moltissime persone, in Italia e nel mondo. Ora proviamo ad alzare l’asticella e a far conoscere sempre più questo strumento».

Secondo i dati presentati durante la manifestazione romana, di fonte Gfk Eurisko, il 14% degli italiani è pronto a inserire un lascito nelle proprie disposizioni testamentarie: in dettaglio, il 3% ha già dato indicazioni in tal senso e l’11% è intenzionato a farlo. La quota diventa ancora più significativa all’interno della categoria dei notai, tra i quali uno su quattro ha dichiarato di aver inserito un lascito, scegliendo uno o più progetti benefici.

Il messaggio che giunge da queste iniziative è che la cultura del dono si mantiene viva e diffusa nel nostro Paese, con le naturali caratteristiche di gratuità e libertà che sono in grado di affrancarla da specifiche logiche di emergenza.

ext.elio.silva@ilsole24ore.com

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