Commenti

I passi falsi di Mariano Rajoy

L'Analisi|Interventi

I passi falsi di Mariano Rajoy

L’Unione europea non può tollerare, né francamente permettersi per la propria coesione istituzionale, eventi come quelli avvenuti domenica scorsa in Catalogna.

L’uso della forza contro i propri cittadini è una misura estrema e da limitarsi a situazioni di estremo pericolo per il resto della cittadinanza. Il suo uso per riprimere eventi di natura politica e partecipazione nonviolenta è inammissibile nella nostra Europa.

La polizia spagnola, in particolare la Guardia Civile e la Polizia Nazionale, sono intervenute con la forza contro cittadini pacificamente riuniti per esercitare i propri diritti politici in un evento meramente simbolico dal punto di vista legale, il voto per l’indipendenza del referendum catalano.

Le forze dell’ordine sono intervenute con violenza in 92 seggi elettorali. Poliziotti in tenuta antisommossa completa, muniti di manganelli e proiettili di gomma, sono irrotti in scuole e edifici pubblici, sfondando porte e finestre per sequestrare scatoloni pieni di tagliandi elettorali.

Cittadini inermi di tutte le età hanno subito violenze. Anziani, donne. Qui non si tratta di ultras calcistici o Black Block alla carica armati di bastoni, coltelli o sampietrini. Si tratta di cittadini spagnoli e catalani di ogni ceto sociale che attendevano la polizia a mani alzate e in postura completamente non violenta. Il numero dei feriti oggi supera gli 800.

Le operazioni di polizia si sono sviluppate con un piano preciso, che ci appare studiato per indurre effetti psicologici. Non è dunque l’operato di uno o due reparti di polizia fuori controllo o poche mele marce. Nella mattina di domenica hanno assalito i tre seggi dove i leader del movimento erano attesi per votare. Poi si è passati a Barcellona e le tre altre maggiori città della regione. E infine si è passati alle piccole cittadine della campagna catalana, Tarragona e le zone portuali.

Le immagini che meglio colgono la postura di molti di questi eventi sono quelle delle marce e sit in del movimenti dei diritti civili e di voto nell’America del 1964-65. Martin Luther King vinse quella battaglia nonviolenta grazie al supporto della maggioranza degli americani che vide in quella brutalità un’immagine antitetica ai concetti di libera partecipazione politica e uguaglianza.

Vista l’evidenza della reazione del governo di Madrid, l’osservatore esterno non può adesso se non dare più peso alle passate rimostranze catalane. Ma indipendentemente dalle opinioni di ciascuno sui meriti della secessione catalana, questi sono eventi che si associano a repressioni in governi autoritari e non sono propri di democrazie mature come quelle che formano la Ue. Per questo il primo ministro spagnolo deve offrire le proprie dimissioni.

Un governo maturo avrebbe ammesso un voto simbolico da parte dei cittadini catalani e magari capitalizzato sul valore informativo e politico di quel gesto per aprire nuove trattative sul piano politico e istituzionale. Adesso invece i due milioni di voti a favore della secessione rappresentano sono il primo passo di una crisi costituzionale serissima per la Spagna. Il voto per la secessione del parlamento catalano è solo la tappa successiva.

© Riproduzione riservata