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I nodi irrisolti di stipendi e ricercatori

Legge di bilancio

I nodi irrisolti di stipendi e ricercatori

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Prima il clamoroso sciopero dei docenti (non accadeva dagli anni settanta) con il blocco degli esami della sessione autunnale. Nel mirino dei prof (finora hanno aderito in 11mila) i tagli decennali all’università e il congelamento dei loro stipendi. Poi lo scoppio di un nuovo caso di concorsi truccati - in realtà questa volta a essere stata pilotata è l’abilitazione di un ricercatore - che ha investito il mondo universitario. Mai come questa volta per l’università si può parlare di un autunno caldo sintomo di nuovi malesseri e vecchi mali che percorrono tutto il mondo accademico e che i disinvestimenti degli ultimi anni hanno acuito.

Le prime risposte il governo proverà a garantirle nei prossimi mesi. A partire dalla legge di bilancio dove però «la coperta corta» evocata più volte dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, non consente grandi margini di manovra. La ministra Fedeli si è impegnata ad affrontare tra le tante priorità il nodo degli stipendi dei prof universitari. Sul tavolo c’è l’ipotesi di un parziale ristoro dei due scatti persi in passato: ma è una strada che potrebbe costare troppo (ogni scatto vale oltre 100 milioni). Un’ipotesi alternativa è quella di non intervenire sul passato, ma sul futuro trasformando gli scatti da triennali a biennali (come era prima del 2010) in modo da recuperare quanto perso e con coperture che non incidono subito sui saldi di bilancio. Nel frattempo ieri la Crui - la Conferenza dei rettori - ha convocato i docenti in sciopero (riuniti nel movimento per la dignità della docenza) e le sigle sindacali ufficiali per provare a capire come regolare in futuro gli scioperi. Ma i docenti hanno contestato la legittimità della Crui a convocare la riunione (per loro l’interlocutore è il ministero): sarà probabilmente la commissione di garanzia sugli scioperi - invocata sia dai docenti che dalla Crui - a decidere.

Nel menu della manovra si proverà anche a trovare le risorse per favorire l’ingresso di “forze fresche” nell’università e nella ricerca. In realtà almeno per gli enti di ricerca lo sforzo sarà quello di puntare alla stabilizzazione di circa 2mila ricercatori precari. Per gli atenei si tenterà di ripetere la misura della legge di stabilità del 2016 che finanziò l’assunzione di mille ricercatori di tipo B (quelli che poi possono accedere alla docenza). Allo studio anche un restyling delle norme per le assunzioni dei ricercatori con l’obiettivo di abbreviare i percorsi che poi possono portare alla cattedra. Fin qui gli interventi della legge di bilancio.

Sull’altro fronte aperto - quello legato allo scandalo dell’abilitazione truccata - i primi interventi sono attesi entro ottobre. Nel nuovo piano nazionale anticorruzione dell’Anac ci sarà un capitolo dedicato all’università, con l’idea di nominare responsabili anticorruzione in ogni ateneo. Dal Miur arriveranno anche delle linee guida per i codici di comportamento delle università. Intanto ieri il gip di Firenze Angelo Antonio Pezzuti ha respinto la richiesta di rimettere in libertà Giuseppe Maria Cipolla dell’università di Cassino, uno dei sette tributaristi agli arresti domiciliari dal 25 settembre scorso nell’inchiesta di Firenze per corruzione sui concorsi all’abilitazione alla docenza universitaria.

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