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La quarta vita di Singapore

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La quarta vita di Singapore

(Reuters)
(Reuters)

Eccolo il motore dell’innovazione di Singapore, racchiuso in un solo sguardo dal 23° piano del centro ricerche e sviluppo Fusionopolis, nel distretto One North della città-Stato: «Proprio lì davanti a noi - punta il dito Guglielmo Vastola, ricercatore di A-Star - c’è la Ns, la National University, lì si fa ricerca pura. Nell’edificio dove ci troviamo, invece, il Governo finanzia la ricerca applicata, i progetti che hanno rilevanza tecnologica e soprattutto interesse per l’economia locale. Tra noi e la Ns, lì in basso, ci sono le start-up», spin-off di A-Star che portano sul mercato il frutto delle ore di lavoro passate in laboratorio.

Tutto attorno, i palazzi della Apple, Foxconn, P&G e dei big dell’hi-tech, l’ultimo segmento di una filiera integrata dell’innovazione, racchiusa in un parco tecnologico che ospita più di 400 società e oltre 46mila addetti. Se un’azienda, piccola o grande che sia, ha un progetto interessante per l’economia di Singapore, può ricevere sostegno pubblico attraverso A-Star: fino al 100% dell’investimento privato. E questo è solo uno degli strumenti tramite i quali Singapore riempie di sostanza il suo mantra: innovare, innovare, innovare.

La città-Stato, nei suoi 52 anni di vita, si è trasformata da Paese povero a ricca economia avanzata, cambiando pelle per ben quattro volte: prima polo manifatturiero a basso costo, poi hub logistico e portuale, poi ancora centro finanziario. Nella sua ultima incarnazione, Singapore si muta in Smart Nation, secondo le direttive fissate dal Comitato per l’economia del futuro e sotto la guida di un Governo che somiglia da vicino a un consiglio d’amminstrazione, con ministri che hanno obiettivi da rispettare e bonus di risultato e che percepiscono stipendi da manager: oltre un milione di dollari di Singapore l’anno per un ministro “normale”, 2,2 milioni per il premier (erano 3 prima del taglio deciso nel 2011), con un costo totale di 53 milioni, il più alto al mondo.

Sul biglietto da visita di Vastola c’è scritto scientist in sistemi di ingegneria e ingegneria meccanica dell’Institute of High Performance Computing di A-Star. È arrivato a Singapore quando aveva 27 anni (oggi ne ha 36), subito dopo il dottorato in Scienze dei materiali alla Bicocca di Milano. La sua attività è la creazione di modelli digitali per la stampa in 3D. «La mia posizione - sorride senza alcuna amarezza - in Italia nemmeno esiste. Per mia fortuna, Singapore è consapevole che senza innovazione sarebbe condannata all’irrilevanza», spiega davanti al quartier generale per l’Asia di Lucas Film, un edificio a forma di Sand Crawler, una delle astronavi di Star Wars, all’interno del quale viene condotta la ricerca sugli effetti speciali ed è stata realizzata una parte dell’ultimo episodio della saga.

MINI-RIPRESA
Il Pil di Singapore, var % annua. Anno 2017: previsione

Le strade che si intrecciano nel campus di One North sono tra le poche al mondo sulle quali è autorizzata la sperimentazione di veicoli senza autista (non è un caso, a Singapore ordine e rispetto delle regole, anche della strada, sono compulsivi). Quattro soggetti, compresa A-Star, sono in concorrenza con quattro tecnologie diverse. Nel 2016, nuTonomy, società fondata da due ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, ha avviato il test di un taxi senza-autista. Il servizio potrebbe essere lanciato verso la metà del 2018.

A-Star ha circa 4mila addetti, per l’80% con dottorato o post-dottorato. Realizzato nel 2008, il primo dei due grattacieli del centro ricerche è già in ristrutturazione. Un classico per Singapore, come spiega Giacomo Marabisio, segretario generale dell’Italian Chamber of Commerce in Singapore (Iccs): «La superficie edificabile è ridotta, ma l’immobiliare resta un traino irrinunciabile per l’economia. Così, ogni 5-10 anni la skyline della città cambia: interi grattacieli vengono abbattuti e ricostruiti».

Da One North al 18° piano delle Keppel Towers, a due passi dal distretto finanziario, Alessandro Duri fissa, attraverso le pareti in vetro del quartier generale per il Sud-Est asiatico di Zalora, il vecchio porto che si sta svuotando: entro il 2020 sarà smantellato e trasferito in periferia. Al suo posto sorgerà un quartiere residenziale e la skyline cambierà ancora.

Duri, 29 anni, è regional operation director di Zalora: oggi la più grande società di e-commerce per il fashion della regione. Cinque anni fa, Zalora, era solo una scommessa ambiziosa. «La start-up - racconta Duri - è partita nel 2012 come investimento dell’incubator Rocket Internet, lo stesso che ha lanciato Zalando. Io sono arrivato nel 2013, allora condividevamo la sede con altre start-up in un magazzino riconvertito». Oggi gli uffici di Zalora occupano due piani delle Keppel Towers e la società ha in portafoglio marchi come Nike, Tommy Hilfiger, Calvin Klein, oltre a sei brand propri. È presente in otto Paesi della regione, dove, afferma Duri, abbiamo «rivoluzionato il servizio al cliente e sostanzialmente creato mercati che non c’erano». Anche il commercio, che vale il 12% del Pil e impiega il 9% della forza lavoro di Singapore, deve seguire il flusso e reinventarsi. Come gli altri settori economici: a metà novembre la città ospiterà il secondo Fintech Festival, la kermesse delle tecnologie digitali applicate alla finanza. La prima edizione attirò più di 13mila partecipanti da 60 Paesi.

Ecco un altro modo per raccontare il senso di Singapore per l’innovazione: i numeri. La città-Stato ospita tra le 4mila e le 5mila start-up tecnologiche e il venture capital si è moltiplicato per otto in 5 anni, mobilitando 3,5 miliardi di dollari nel solo 2016. Il Governo ha 10 enti finanziatori, con possibilità di sostegno che arrivano al 230% del capitale privato. Il valore dell’ecosistema delle start-up è stimato a quota 11 miliardi di dollari. «Singapore - afferma Federico Donato, presidente dell’Iccs e vicepresidente di Assocamerestero - ha l’assoluta consapevolezza di essere condannata all’innovazione continua e il Governo si muove da tempo per creare l’ambiente ideale per attrarla e generarla». Come? Come ha sempre fatto, guardando al futuro per organizzare il presente: ogni 7-10 anni, Singapore riesamina la propria economia e decide cosa fare per prepararsi ai successivi 10-15.

A uno dei comitati chiamati a programmare il futuro di Singapore ha partecipato Renato Sirtori, oggi presidente della Fondazione STMicroelectronics per il Far East e per circa quaranta anni manager di ST a Singapore. Un testimone diretto della sua evoluzione. «Una decina di anni fa - ricorda Sirtori - la città-Stato si chiese se abbandonare o meno il settore manifatturiero. Dopo un anno di lavoro, il nostro comitato suggerì al Governo di non seguire il modello Hong Kong e di continuare a scommettere sul settore, concentrandosi sempre più su ricerca avanzata e tecnologie».

Oggi, tecnologia e automazione sono possibili risposte offerte dalla quarta rivoluzione industriale alle sfide sul cammino di questo micro Stato di 5,6 milioni di abitanti: calo della produttività e un invecchiamento della popolazione, che qui corre come in nessun altro Paese avanzato. Se in Europa ci sono voluti più di 25 anni perché il rapporto tra over 65 e popolazione attiva passasse dal 15% al 20%, a Singapore ce ne vorranno solo cinque. Ma una città edificata per un quarto su superficie sottratta all’oceano (reclaimed land, come la chiamano qui), ha una certa dimestichezza con le sfide impossibili.

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