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Trump non è un contrattempo della storia

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Trump non è un contrattempo della storia

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump - Epa
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump - Epa

Nello sforzo di attribuire un senso alla presidenza Trump, continua a spuntare nella mia testa una citazione del Macbeth di Shakespeare: «Una favola/ raccontata da un idiota, piena di rumore e di furore/ che non ha senso alcuno». Potrebbe forse servire un giorno come epitaffio adatto per il periodo di The Donald alla Casa Bianca? Tra i tradizionali mediatori di potere degli Stati Uniti – Repubblicani e Democratici nello stesso modo - c’è certamente un profondo desiderio di credere che l’era Trump sia un’aberrazione temporanea che alla fine potrebbe «non avere senso alcuno».

In un recente tour tra i fortini del grande potere americano - a Wall Street, Washington e alla Kennedy School of Government di Harvard - ho incontrato un cauto ottimismo sul fatto che il fenomeno Trump possa essere contenuto, senza arrecare danni durevoli agli Stati Uniti. Lo scenario ottimistico è interessante, ma anche, credo, prematuro da delineare.

Per gli ottimisti, gli iniziali timori che il presidente avrebbe rapidamente minato la democrazia americana sono svaniti. Il comportamento di Trump rimane irregolare e spesso oltraggioso. Tuttavia, non sembra poggiare su un piano coerente per sovvertire la democrazia. Come dice un esponente del mondo dei media di Manhattan, con un misto di sollievo e disprezzo: «Trump manca dell’autodisciplina necessaria per essere un dittatore fascista».

Anche le istituzioni americane hanno raccolto la sfida. I tribunali sono stati in grado di abolire precocemente le versioni anticostituzionali del bando nei confronti dei cittadini di alcuni Paesi musulmani. Il licenziamento di James Comey, direttore dell’FBI, ha portato direttamente alla nomina di un procuratore speciale, che sta esaminando il rapporto Trump-Russia e molto altro ancora.

La stampa è stata implacabile ed efficace nel perseguire le pratiche scorrette dell’amministrazione. Tom Price, segretario alla Sanità degli Stati Uniti, è l’ultimo tra i membri dell’amministrazione nominati da Trump ad essere costretti a dimettersi, dopo le rivelazioni che aveva speso più di 1 milione di dollari di denaro pubblico per viaggiare su aerei privati. Se si trattasse della Turchia di Recep Tayyip Erdogan o della Cina di Xi Jinping, i giornalisti fastidiosi verrebbero licenziati o incarcerati. Nell’America di Trump sono liberi di continuare il loro lavoro. Ed è difficile credere che il sistema possa cambiare.

Tutti questi sviluppi incoraggiano la convinzione che il sistema statunitense riuscirà ad arginare e alla fine respingerà il Trumpismo. Ad un certo punto, potrebbe venir ripreso il “normale servizio”. Il professor Joseph Nye di Harvard, che da tempo si è espresso in favore della tenuta del potere americano, ha sostenuto in un recente articolo: «”Se” Trump evita una guerra importante e “se” non viene rieletto, i futuri studiosi potrebbero guardare indietro alla sua presidenza come a un curioso contrattempo sulla curva della storia americana».

Tuttavia, come ammette il Prof. Nye, «i “se” in gioco sono davvero grandi». E non sono nemmeno gli unici. Oltre al rischio di un conflitto catastrofico e di un’era Trump protratta per otto anni, vorrei aggiungere un’altra ragione per cui è troppo presto presumere che il Trumpismo non arrecherà danni duraturi agli Stati Uniti. Mi riferisco alla probabilità che la campagna di Trump abbia contribuito a indentificare e alimentato profondi scontenti e divisioni all’interno degli Stati Uniti, che andranno ben oltre lo stesso Trump e si radicheranno in un movimento politico duraturo di estrema destra.

“Trump ha fatto emergere profonde divisioni negli Usa. Andranno ben oltre la sua esperienza e si radicheranno in un movimento politico duraturo di estrema destra.”

 

Tutti e tre questi elementi meritano una considerazione distinta. Il rischio di una guerra - anche nucleare - con la Corea del Nord preoccupa attualmente gran parte della Washington ufficiale. La saggezza convenzionale è che i generali intorno a Trump impediranno al loro comandante in capo di intraprendere un’azione militare imprudente. Un ex alto funzionario sostiene che, anche se Trump desse l’ordine di attaccare, i militari potrebbero essere in grado di frustrarlo attraverso una strategia di ritardi e perdite. Il presidente, tuttavia, ha aumentato il rischio di un conflitto accidentale con il suo linguaggio selvaggio e non-presidenziale, compresa la minaccia di «distruggere totalmente» la Corea del Nord. E ora sta facendo cadere pesanti accenni che intende intraprendere un’azione militare. Il rischio di guerra è, quindi, ancora sgradevolmente elevato.

Gli scarsi livelli di gradimento di Trump e il mancato rispetto delle promesse elettorali chiave hanno indotto molti a Washington a concludere che è improbabile una sua rielezione. Eppure, la sua vittoria nel 2016 ha dimostrato che l’establishment statunitense è estremamente incapace di leggere lo stato d’animo dell’opinione pubblica. I risultati delle recenti primarie repubblicane in Alabama - in cui un radicale che soffia sul fuoco di nome Roy Moore ha battuto il candidato dell’establishment del partito - hanno dimostrato che molti elettori rimangono attratti dagli estremisti e li inviano a Washington con la missione di distruggere.

Il fatto che The Donald Trump abbia effettivamente appoggiato l’avversario di Moore ha anche dimostrato che c’è altro spazio ancora alla destra dello stesso Trump, in particolare nel nazionalismo d’identità di Steve Bannon, il suo ex capo stratega. Questo suggerisce che il nazionalismo alla Bannon ha la capacità di crescere in un movimento che oltrepassa lo stesso Presidente.

Uno dei limiti alla capacità di Trump di sovvertire il sistema americano è che semplicemente non riesce a procurarsi il personale adeguato. Il trumpismo è un movimento così nuovo che non ci sono abbastanza funzionari capaci e determinati per rivestire gli incarichi più importanti a Washington. Come risultato, la maggior parte dei decisori chiave della Casa Bianca di Trump vengono ancora attinti dall’establishment tradizionale e hanno opinioni abbastanza convenzionali.

Ma se il Trumpismo si consolidasse in un movimento politico duraturo, allora potrebbe creare un gruppo di ideologi molto determinati e di militanti politici. A quel punto, i primi giorni improvvisati della presidenza Trump potrebbero cedere il passo a qualcosa di più definito e pericoloso.

© 2017 The Financial Times Ltd.

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