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Carcere per Sky abusivo, il «partito» dei social contro la…

Dopo la sentenza

Carcere per Sky abusivo, il «partito» dei social contro la Cassazione

Una scena del film “Videodrome” (Olycom)
Una scena del film “Videodrome” (Olycom)

«Chi ruba poco va in galera, chi ruba molto fa carriera». Oppure: «Puoi rubare, truffare, stuprare ma non evadere il canone Sky». O ancora: «Tanto vale evadere le tasse e pagare Sky con quei soldi là». Ci manca solo che qualcuno si metta a citare Fabrizio De André: «Ci hanno insegnato le meraviglia verso la gente che ruba il pane/ Ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame». La sentenza con cui la Cassazione ha punito con quattro mesi di carcere e un’ammenda da 2mila euro un privato cittadino che aveva fatto ricorso al «card sharing» (ossia soltanto uno tra i possibili sistemi illegali per aggirare l’abbonamento alle pay tv e guardarne i contenuti abusivamente) oggi è pane per i denti dei social network: Facebook e Twitter ribollono di commenti contro la Suprema Corte, «colpevole» - a detta degli utenti - di aver equiparato l’utilizzo privato di un accesso abusivo alla televisione a pagamento a quello per fini commerciali.

Le argomentazioni sono molteplici e variopinte: ci sono quelli che usano iperboli a tinte forti (tirando appunto in ballo reati odiosi come l’omicidio e la violenza carnale); quelli per cui ormai nulla è fake news, quindi tutto è fake news («Voglio sperare che sia una bufala», ci si augura); i suprematisti da tastiera («E intanto gli immigrati stuprano, giustificati perché non sanno che non si fa»); quelli che si lamentano dei prezzi «esorbitanti»; quelli che rovesciano il tavolo del confronto, a colpi di anacoluti («La Corte - recita un profilo Facebook - dovrebbe pure prendere provvedimenti quando Sky e altre compagnie a proprio piacimento i contratti li accorciano da mensili a quattro settimane»). È il partito dell’uomo qualunque che risorge ancora una volta in habitat social, stavolta dando la caccia agli ermellini, così ligi quando si tratta di vietare il «diritto insopprimibile» a guardare a sbafo contenuti televisivi a pagamento.
Numerosi i commenti, accesissimi i loro toni di condanna nei confronti di questo, a loro dire, curioso attivismo «preterintenzionale» dei giudici.

Particolare che, se incrociato con il dato dell’evoluzione tecnologica delle Ip Tv illegali, sembra suggerire che il fenomeno dei portoghesi televisivi è nei fatti molto più diffuso di quanto sarebbe portato a pensare l’onesto telespettatore che sottoscrive il suo bravo abbonamento a Sky o Mediaset Premium. C’è tutto un mondo là fuori, insomma. Che probabilmente, mettendo da parte i complottismi e l’estetica dei forconi, dovrebbe farsi una banale domanda: se il mercato degli abbonati alle pay tv è fermo, come potranno mai scendere i prezzi degli abbonamenti?

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