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Netflix corre sempre più veloce

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Netflix corre sempre più veloce

(Ansa)
(Ansa)

Tutto nacque da una curiosa coincidenza: Reed Hastings era in ritardo nel consegnare un dvd in affitto e mentre si recava in palestra, irritato, pensò a un nuovo modello da seguire: un servizio in abbonamento mensile, slegato dall’uso. Eppure, la carriera di Reed Hastings, l’inventore di Netflix, era cominciata molto lontano dai mass media. Da un software per il “debugging”, passando per due anni nelle vesti di missionario laico nei Peace Corps e insegnante di matematica in Africa. È a questo peculiare apprendistato – dallo Swaziland alla Adaptive technology seppure senza lasciarsi mancare un master in computer science a Stanford – che attribuisce la sua capacità visionaria, di creare e perseverare nel business. Che lo portò a fondare prima Pure Software; poi a decidere di far meglio con l’idea successiva: un servizio chiamato Netflix che con la sua ubiquità nel giro di pochi anni ha sfidato ogni scetticismo ed è arrivato a dominare schermi e teleschermi, oltre all’attenzione del parterre di Wall Street.

Il resto è la storia di Internet: annusata la trasformazione digitale, Hastings e Netflix dai dvd si gettarono, superando di slancio qualche passo falso, sullo streaming video. Quindi sulla produzione in grande stile di contenuti originale, con contratti importanti per le stelle dello spettacolo, budget multimiliardari per film a sceneggiati da premio, documentari e “special” comici. Negli Stati Uniti, come all’estero, dove è in crescita in decine di Paesi, Italia compresa: la società è reduce dal primo dramma interamente made in Italy, «Suburra».

Al contenuto si affiancano continue ventate di innovazione tecnologica nella distribuzione, di algoritmi in rapida evoluzione per selezionare e mirare i programmi a una audience sempre più articolata.

E per Hastings, con Netflix, rispetto ai suoi albori imprenditoriali le cose sono andate di bene in meglio. Parola d’un veterano ancora in sella all’incrocio tra nuovi e vecchi media: Michael Lynton, guru ospite del recente TechFest, festival del futuro organizzato dalla rivista «New Yorker», che ha la risposta pronta alla domanda sull’apparente inarrestabile successo del gruppo. Il destino di Netflix, secondo il britannico ex Disney, ex Penguin Group, ex capo degli Studios di Sony Pictures Entertainment e oggi presidente di Snap è «brillante», sentenzia senza esitare, fuori e dentro gli Stati Uniti.

Netflix è anche di diritto ormai in classifica tra le 50 società più rivoluzionarie celebrate dall’Mit. Wall Street, a sua volta, non è timida nel responso: i titoli di Netflix sono in rialzo di circa il 50% da inizio anno, una performance d’elite. E la loro corsa potrebbe non essere finita nonostante un multiplo prezzo utili a 207 contro il poco più di 23 dello S&P 500. Multipli da capogiro, ma le cifre sottostanti per ora lasciano pochi dubbi.

A cominciare da quelle promesse: gli analisti rincorrono revisioni delle stime al rialzo per il trimestre appena concluso. Tra luglio e settembre la società, stando a Ubs, potrebbe aver messo a segno una nuova straordinaria crescita degli abbonati (in Italia è appena scattato l’aumento delle tariffe) che ormai hanno in tutto superato i cento milioni, metà all’estero (52 milioni a giugno) e metà in patria (51,9 milioni). Nella seconda metà del 2017 la società dovrebbe trovarsi con un milione di abbonati in più rispetto a precedenti previsioni già rosee, forse abbastanza da spingere le quotazioni in rialzo di un altro 25% entro un anno.

Il segreto di Netflix è nella fusione di contenuto e tecnologia che dà il volto a una Hollywood futuristica e gli fa tenere a bada rivali agguerriti come Disney (non abbastanza tecnologia) o Amazon (non abbastanza qualità) e neorrivati quali Apple. Il budget di sviluppo la dice lunga: Netflix ha stanziato sette miliardi per l’anno prossimo, una progressione continua dai cinque del 2015 ai sei dell’ultimo anno contro il miliardo, ad esempio, di Apple. La cronaca degli ultimi anni e stata segnata da programmi di successo e riconoscimenti per le sue produzioni: dallo storico House of Cards sulla politica americana al recente Stranger Things.

Di recente Netflix ha anche alzato la mira con la prima acquisizione, l’editore di fumetti Millarworld, e firmato con produttori di fama per mettere a fuoco nuovi show. Nell’ ultima edizione degli Emmy Awards ha tenuto testa al pilastro della qualità Hbo nella cattura di premi, 20 contro 29. Aveva ricevuto ben 91 nomination, quasi il doppio rispetto all’anno prima.

Contenuti e tecnologia
Ma l’offensiva nel contenuto non è isolata. La formula tecnologica si raffina a sua volta. L’ anno prossimo scatterà una nuova soluzione di efficienza di “bandwith” destinata alle compagnie aeree su scala globale per uso con gadget mobili: l’obiettivo è alta qualità dell’immagine e risparmio del 75% nel consumo. Partnership sono già decollate, negli ultimi anni, con Virgin America ora parte di Alaska Air, con Qantas e Aeromexico. Punto d’onore di una strategia che vede il servizio “invadere” ogni strumento, da Tv connesse a Internet a decoder, dei sistemi degli alberghi ai tablet, oltre che una catena di oltre 40 operatori di Pay Tv che ormai lo offrono. Altre strade hi-tech portano allo sviluppo o leasing di propri network, basati sulle necessità specifiche del servizio. O al Dynamic optimizer, una nuova tecnica di compressione video per il mobile che ricorre all’intelligenza artificiale. Fino alle storie interattive con diverse direzioni della sceneggiatura in balìa del pubblico.

Il palcoscenico per gli exploit del suo impero è ormai internazionale a tutti gli effetti, un’espansione che ha pochi paralleli . «Netflix ha raggiunto dimensioni per sostenere scala, crescita e redditività» fa sapere Mark Mahaney di Rbc Capital Markets scommettendo che simili ottimistiche prospettive non siano ancora adeguatamente riflesse nelle quotazioni azionarie. Particolarmente di rilievo, a detta dell’analista, è come nei mercati esteri dove ha messo maggiori radici sembri marciare verso un attivo con la medesima rapidità di quanto avvenuto sul mercato Usa. La soddisfazione dei consumatori è, semmai, persino superiore all’estero. È quanto emerge da un sondaggio commissionato da Rbc: ha rilevato che il 49% degli spettatori britannici, un record, guarda Netflix per show Tv e lungometraggi, testa a testa con il 52% di YouTube di Alphabet e nettamente davanti al 32% di Amazon Prime. Simili i risultati a mezzo mondo di distanza, in Brasile, dove il 77% degli interpellati, dotati di Internet, guarda Netflix. Hastings ha definito la crescita sudamericana «un missile».

La scommessa internazionale è quella che piace di più agli analisti di Piper Jaffray. Hanno stimato un incremento del 42% solo in questo segmento negli ultimi tre mesi e dal suo analista Michael Olson piovono previsioni di continua crescita: «Crediamo che Netflix sia posizionata per superare i cento milioni di abbonati esteri entro il 2020, a fianco di una espansione dei margini operativi, grazie al fatto che l’azienda diffonderà contenuto e sforzi di marketing su una base sempre più ampia di persone che vi avranno accesso».

La più recente campagna promozionale del gruppo, sfoggiando ironia, ha appeso a New York e Los Angels lo slogan misterioso «Netflix è uno scherzo». È l’assalto a un nuovo terreno, quello della comicità, a colpi di intese tra gli 11 e i 20 milioni con prolifici protagonisti della satira americana quali Jerry Seinfeld, Chris Rock, Dave Chapelle. Quel che è più che serio è il cammino a tappe forzate che ha percorso: piccola società di e-commerce 15 anni or sono, oggi gigante da 68 miliardi e con un miliardo di ore di spettacolo distribuite in oltre 190 Paesi ogni settimana. L’Ipo il 23 marzo 2002, due anni in ritardo a causa della bolla di Internet, la vide sbarcare a soli 15 dollari per azione.

È una rotta che ha visto i titoli impennarsi del 14.000% - mille dollari investiti al debutto sarebbero 140.000 oggi - e una market cap salita del 22.000 per cento. Tanto che Netfix è re indiscusso tra nuovi media e tech: Apple nello stesso periodo ha guadagnato il 12.000%, Amazon il 6.000. Il suo valore supera quello del blasonato impero di Rupert Murdoch. E molto tempo è passato da quando un chief executive di Time Warner, Jeff Bewkes, poteva ridicolizzare la marcia di Netflix paragonandola all’esercito albanese.

Checché dica sorniona di se stessa, Netflix oggi è tutt’altro che uno scherzo. Piuttosto, temono i rivali, è la famosa risata che li seppellirà.

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