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Il lato oscuro del potere

LA GESTIONE DELLE AZIeNDE

Il lato oscuro del potere

Se agli amministratori di un'azienda serve un articolo del “New York Times” per rendersi pienamente conto della cattiva condotta tenuta da tempo da uno dei suoi cofondatori, significa che non vi prestano grande attenzione. Forse, il consiglio di amministrazione della Weinstein Company non voleva sentire le accuse di molestie sessuali mosse contro Harvey Weinstein o prendere atto del fatto che era un prepotente. Può darsi che sia stata una vera sorpresa, per loro, venire a sapere che Weinstein ha regolato la faccenda raggiungendo accordi riservati con donne che hanno riferito di essere state molestate sessualmente da lui in suite d'albergo per trent'anni. Ma, di sicuro, non deve essere stata una novità appurare che colui che teneva nel suo ufficio una mazza da baseball appoggiata al muro, a simboleggiare il suo stile personale, era un uomo portato ad accessi impetuosi di collera e ricorreva all'intimidazione come normale tecnica di amministrazione. Questa è Hollywood, dove il “casting couch” – la sordida tradizione dei dirigenti delle case di produzione cinematografica di abusare del loro potere per obbligare le attrici a prestarsi a pratiche sessuali con loro sul divano – risale ai boss degli studio degli anni Quaranta come Darryl F. Zanuck.
“Sono andata a letto con i produttori: sarei una bugiarda se dicessi il contrario” dichiarò una volta Marilyn Monroe. “Se non ci fossi andata, c'erano altre 25 ragazze pronte a farlo al posto mio”. L'aspetto sessuale dello sfruttamento hollywoodiano in genere si manifesta a porte chiuse, ma le esibizioni del predominio maschile non sono trattate come un deplorevole effetto collaterale della creatività, bensì come un fenomeno di routine, di come vanno gli affari. Nel caso di Weinstein, la differenza sta nel fatto che egli ha colto ogni possibile occasione per commettere abusi sessuali a livelli spaventosi: è il mostro di Hollywood.
Alcuni mesi fa ho ricevuto un messaggio: un regista di Hollywood voleva incontrarmi. Aveva diretto un film di grande successo, cercava materiale nuovo nel mondo del business e, a quanto pare, riteneva che io potessi aiutarlo. Lusingato, mi sono presentato in un albergo londinese e sono stato accolto da numerose assistenti che mi hanno scortato fino alla sua suite. Mi sono reso conto subito che quel regista non aveva la più pallida idea di chi fossi o che cosa ci facessi lì. Deve aver pensato che fossi un giornalista come tanti altri, interessato a intervistarlo. In fondo, era arrivato al termine di un'intera giornata dedicata alle interviste in occasione dell'uscita in tutto il mondo del suo ultimo film. Era stanco, la schiena gli faceva male. Si era sdraiato su un divano e parlava così, supino. Non è stata un'esperienza avvilente. In fondo, anzi, è stato divertente. In ogni caso, è stato anche un piccolo esempio di come funziona il mondo del cinema: agenti e intermediari fanno circolare una prima manifestazione di interesse, a cui fa seguito la fredda convocazione in una camera d'albergo e l'incontro con un regista che, quasi fosse un sovrano, dà per scontato che il mondo intero sia un enorme bacino nel quale effettuare casting. L'ascesa di Weinstein illustra quanto Jeffrey Pfeffer, docente di Stanford, ha spiegato in un articolo intitolato “Perché le teste di cazzo hanno la meglio”: secondo il professore, i capi che creano attorno a sé un “ambiente di lavoro avvelenato e infernale” spesso sono ammirati in ogni caso. “A quanto sembra, non importa che cosa faccia un individuo o l'azienda per la quale lavora… a patto che sia abbastanza ricco e di successo”.
Questa definizione non si adatta solo a Hollywood: il direttore esecutivo potente e capriccioso, che gode di grande libertà d'azione a suo piacimento, è una figura tipica di buona parte del settore dei media. E a buon motivo: da uno studio condotto negli Stati Uniti scopriamo che le aziende hanno tutto da guadagnare ad avere leader forti se operano in settori instabili nei quali le decisioni devono essere prese con grande rapidità e c'è il rischio costante che arrivino nuovi concorrenti. Un amministratore delegato godrà di maggiore autorità se è anche il fondatore di un'azienda e ricaverà ancor più dal “soft power” derivante dal fatto di avere rapporti molto stretti con gli altri membri del consiglio. Nel caso specifico, suo fratello e cofondatore Bob Weinstein fa parte del consiglio di amministrazione che, finalmente, questa settimana lo ha licenziato.
Alla Miramax, l'azienda che i fratelli vendettero alla Walt Disney nel 1993, Harvey Weinstein usava il suo carisma per attirare e promuovere registi come Quentin Tarantino. Ma, se non è tenuto a freno, il potere ha un lato oscuro. Nel suo libro sulla Miramax intitolato “Down and Dirty Pictures”, Peter Biskind ha scritto che i fratelli Weinstein sono famosi per essere “brillanti, ma anche perversi e brutali”. Un altro studio sulle caratteristiche delle persone di potere ha accertato che quanto più grande è il loro potere più facilmente si innesca in loro un “comportamento disinibito”. In altre parole, i capi che possono permettersi di fare quello che vogliono finiscono col comportarsi molto male. I potenti “molto spesso agiscono in base ai loro desideri con modalità inappropriate a livello sociale”, hanno concluso gli autori. Tra le sindromi descritte, tipiche di “individui molto potenti e di alto livello sociale”, il cui umore oscilla di continuo dall'irritabilità al maniacale, vi sono un'alimentazione esagerata, aggressività sproporzionata e un comportamento sessuale predatorio. Una volta Weinstein ha affermato che le sue sfuriate erano provocate dalla sua eccessiva assunzione di zuccheri e che, una volta smessa quell'abitudine, aveva iniziato a comportarsi meglio.
Il silenzio di Hollywood della settimana scorsa lascia intendere qualcosa di più di una semplice riluttanza a criticare un regista molto famoso. Nel mondo del cinema i molestatori sessuali sono pochi, ma quanti di loro non ricordano di aver trattato gli alberghi alla stregua di corti, o i giornalisti che hanno sfruttato o i sottoposti con i quali hanno alzato la voce?
Qualcuno che ha lavorato con un attore di Hollywood che ha la reputazione di persona perbene di recente mi ha raccontato quanto quell'attore in verità si comporti male sul set. È questo l'atteggiamento che promuove un settore che si basa sul potere. C'è una logica legata agli affari, ma l'inviolabilità di Weinstein durata così a lungo ne dimostra i rischi.
Quando la strada più sicura dall'anonimato al glamour passa dal patrocinio altrui, all'orizzonte si profila il pericolo. Il fatto che Hollywood si sia comportata così per lunghi anni dimostra quanto essa si opponga a ogni riforma. Lo scandalo Weinstein, però, adesso potrebbe portare a un apprezzabile passo avanti, una buona volta. E di sicuro anche una maggiore sincerità non guasterebbe.
(Traduzione di Anna Bissanti)

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