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Rischi incrociati fra politica monetaria, tassi zero e blockchain

Rischi incrociati

Rischi incrociati fra politica monetaria, tassi zero e blockchain

(Agf Creative)
(Agf Creative)

Esiste un rischio concreto che la politica monetaria rimanga ancora impantanata, o cada nuovamente, nello stagno dei tassi di interesse a livello zero.

Una possibile via di uscita è che le banche centrali prendano con decisione la strada della moneta elettronica pubblica. Ma c'è un rischio: l'ingresso delle banche centrali nel perimetro delle nuove tecnologie di pagamento al fine di migliorare il controllo monetario potrebbe causare conseguenze inattese ed indesiderate sul fronte della stabilità bancaria.Negli ultimi tempi la popolarità dei banchieri centrali non sembra essere propriamente in crescita. Dal 2008 ad oggi ai banchieri centrali è stato dato atto di aver affrontato al meglio i rischi di una grave deflagrazione della crisi finanziaria.

Di fronte ad una profonda caduta dei valori delle attività finanziarie, la politica monetaria non ha ripetuto l'errore compiuto negli anni Trenta: all'epoca, di fronte ad una generalizzata impennata dell'avversione al rischio, e quindi della domanda della liquidità, i banchieri centrali decisero che tale domanda non andasse soddisfatta, per non danneggiare quella che allora era l'àncora della stabilità: la convertibilità della moneta cartacea con l'oro. Il rimedio fu peggiore del male: crisi finanziaria e recessione economica si intrecciarono ed aggravarono, e alla fine crollò anche l'àncora della convertibilità. Oggi è stato diverso: la politica monetaria ha soddisfatto abbondantemente la sete di liquidità; l'avvitamento irreversibile tra crisi finanziaria e recessione è stato evitato.

Ma c'è un però: era diffusa l'attesa che l'eccezionale crescita della liquidità producesse progressivamente una regolare ripresa dell'economia, in cui la crescita reale va a braccetto con una normalizzazione della dinamica dei prezzi. Questo non è avvenuto. Ed allora sta riprendendo il dibattito tra “falchi” e “colombe” su quale sia la strada migliore per normalizzare l'azione delle banche centrali dopo lo straordinario – nel senso letterario del termine – decennio di una politica monetaria eccezionalmente espansiva, fatta di tassi – effettivi ed annunziati – nulli o addirittura negativi, intrecciati ad acquisti massicci sui mercati finanziari di obbligazioni di ogni tipo: a breve come a lungo termine, pubbliche come private.La relazione inaspettatamente debole tra espansione monetaria e ripresa regolare dei prezzi vede appunto due tesi contrapposte. Da un lato, ci sono le “colombe”: la debolezza è figlia di ritardi e frizioni nel ritorno alla normalità delle azioni di consumatori, imprese e banche.

Occorre tempo; quindi di riflesso ogni accelerazione nella parallela normalizzazione monetaria – leggi: tassi positivi e spegnimento dell'attivismo sui mercati dei titoli – potrebbe essere controproducente. Dall'altro lato ci sono i “falchi”, che rovesciano il nesso tra causa ed effetto: finché la politica monetaria ritarderà la normalizzazione, continuerà a rovesciare benzina sul fuoco dell'avversione al rischio, diventando co-responsabile - non vittima - dell'anemia economica. “Falchi” e “colombe” devono fare i conti con un rischio: che i tassi di interesse nominali vengano zavorrati verso lo zero, o che rischino di ritornarci presso, dal fatto che sono i rendimenti reali delle attività produttive ad essere meno esuberanti del passato. Come si affronta tale rischio? Come evitare che le difficoltà della politica monetaria di affrontare situazioni con tassi di rendimento minimo siano esse stesse catalizzatore di tali situazioni?

Una possibile strada è quella di far entrare le banche centrali nel perimetro dell'offerta di moneta elettronica. Se tale ingresso avvenisse a discapito della moneta pubblica tradizionale -il contante - e della moneta privata tradizionale - quella bancaria - potrebbero aumentare i gradi di libertà della politica monetaria di gestire le fasi negative del ciclo economico. Questa è la ragione per cui le stesse banche centrali si stanno - prudentemente e gradualmente - interrogando sulla possibilità di esplorare in prima persona i sentieri delle nuove tecnologie di pagamento, per comprendere gli effetti in termini di controllo monetario. In questa navigazione però prudenza e gradualismo non sono solo consigliate dal fisiologico conservatorismo dei banchieri centrali. Vi è la chiara consapevolezza che le acque da navigare sono assolutamente inesplorate, in termini di conseguenze non solo per la politica monetaria, ma anche per quella di stabilità bancaria e finanziaria. Il percorso è stretto: moneta, banca e finanza deragliano sia quando i regolatori non vedono quello che la tecnologia può fare, sia quando finiscono per assecondarla acriticamente. La repressione finanziaria è tossica, ma anche la deregolamentazione selvaggia.

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