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Perché il Congresso del Partito comunista cinese è un market mover

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Perché il Congresso del Partito comunista cinese è un market mover

Il 19esimo Congresso del Partito comunista cinese
Il 19esimo Congresso del Partito comunista cinese

Che i mercati siano spettatori interessati del 19esimo Congresso del Partito comunista cinese è un segno dei tempi. Questo raduno molto sceneggiato ma opaco, che si tiene ogni cinque anni, non si può dire sia il classico avvenimento che muove i mercati. Questa volta è diverso. L’importanza del presidente Xi Jinping in patria e della Cina sul palcoscenico mondiale rendono questo Congresso più interessante, e gli investitori dovrebbero stare bene attenti a quanto trapelerà.

Al di là della valutazione dei risultati raggiunti e delle linee guida della politica nei prossimi anni, la cosa più interessante del Congresso saranno i nomi dei candidati ai posti più importanti; il futuro del premier Li Keqiang e di Wang Qishan, alleato di partito di Xi e capo della campagna anticorruzione; e se lo stesso signor Xi rimarrà in carica più dei soliti dieci anni.

In caso contrario il Congresso sarebbe una specie di incoronazione del presidente, che ha rafforzato il suo controllo sul Partito comunista, sull'Esercito di liberazione popolare e sull'apparato di sicurezza interna e che è, egli stesso, la la personificazione delle campagne politiche chiave del governo cinese; fra queste, l’enfasi sul sogno cinese del grande ringiovanimento della nazione e l’iniziativa “Belt and Road”.

Le implicazioni del congresso di Xi per gli investitori, specialmente con il mercato azionario cinese da 10mila miliardi di dollari che entra nel MSCI dal 2018, sono enormi.

Fino alla riorganizzazione quest'anno delle agenzie di regolamentazione finanziarie cinesi e al giro di vite di alcuni comportamenti finanziari inappropriati, il signor Xi ha mostrato scarso interesse per l'economia e la finanza. Ora che invece l’attenzione è concentrata su economia e finanza, il dibattito ruota attorno al tipo di riforme che Xi presenterà, dopo aver accumulato potere e controllo sul partito e sul Paese.

Gli investitori che guardano al settore privato, alle piccole imprese e alle nuove opportunità nei servizi avranno l’acquolina in bocca.

Una tale narrazione però è probabilmente un wishful thinking. Sotto Xi, il potere si è spostato dai tecnocrati ai funzionari di partito, e l'accentramento del potere attorno al presidente ha sostituito l'istituzionalizzazione delle regole e delle procedure all’insegna della consuetudine e dalla legalità.

Lungi dal ridurre i conflitti di ruolo del partito unico comunista nell’economia, nella triplice veste di proprietario, attore e regolatore, il percorso politico del signor Xi sembra intensificarli. Questa non è certo una buona cosa per gli investitori a lungo termine.

Il governo è già intervenuto direttamente, per esempio, nel settore assicurativo e nelle attività dei grandi conglomerati privati. Cellule del Partito vicine o all’interno del management sono presenti nella maggior parte delle grandi aziende.

Preoccupato per il crescente potere delle società private, di recente il governo ha annunciato la possibilità di partecipazioni nelle grandi società tecnologiche cinesi in modo da acquisire potere decisionale. Gli investitori dovranno valutare i rischi di intrusione normativa sia dall’interno che dall’esterno nelle aziende e in interi settori.

La politica post-congressuale della Cina non sembra così contribuire ad affrontare le sfide chiave: fra queste, le conseguenze di una popolazione che invecchia velocemente, investimenti inadeguati al capitale umano e alla rete di sicurezza sociale, salari più alti e la quota dei consumi rispetto al Pil. Né sembra contribuire ad una crescita della produttività stagnante, né a risolvere le sempre crescenti divisioni sociali e di reddito rurale/urbano, e ad evitare la trappola del reddito medio.

Nell’immediato, gli investitori cercheranno di capire come la Cina affronterà la rapida accumulazione del debito e una situazione sempre più rischiosa per il finanziamento dei prestiti. La crisi finanziaria di quest'anno ha prodotto una certa stabilità in entrambi i campi, e l'intento delle autorità sembra chiaro. Ma cosa succede dopo?

L'economia sta cominciando a rallentare di nuovo mentre i paletti al credito e all’immobiliare producono i loro effetti ma, finora, la Cina non ha affrontato seriamente un’adeguata riduzione dell’indebitamento. I tassi di interesse sono aumentati ma rimangono storicamente bassi. Tutte le istituzioni, incluse le banche, i governi locali al gran completo, l'agenzia per lo sviluppo, le piattaforme di prestito pubblico-privato sono completamente finanziate. Ci sono poche, se ci sono, manifestazioni di stress finanziario tipico di una riduzione dell’indebitamento.

Ne consegue che se il governo affrontasse seriamente la questione della riduzione dell’indebitamento, dovrebbe abbandonare o eliminare gradualmente il target della crescita economica, promuovere grandi riforme per finanziare il governo centrale e locale e le entrate, e trasferire ricchezza dal settore pubblico a quello privato, dove la capacità di debito è maggiore. Implicitamente il governo riconoscerebbe un dimezzamento del tasso di crescita ufficiale.

Se il governo avrà remore a spingersi così in là, niente davvero cambierà. La politica sul credito continuerà ad alternare strette e mosse espansive, in base allo stato di salute dell’economia. Gli asset bancari, già quasi il quintuplo del Pil, cresceranno ulteriormente, mentre la struttura finanziaria del debito diverrà sempre più rischiosa. Si dubita che questa situazione possa durare fino al prossimo grande evento, i cento anni del Partito nel 2021. Caveat emptor.

L’autore è professore associato al China Centre di Oxford ed ex Chief economist di UBS

traduzione a cura della redazione Online

Copyright The Financial Times 2017

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