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Trump rischia l'impeachment? Un libro spiega come evitare il caos

lezioni dalla storia

Trump rischia l'impeachment? Un libro spiega come evitare il caos

I presidenti Putin e Trump oggi al vertice Apec in Vietnam
I presidenti Putin e Trump oggi al vertice Apec in Vietnam

Nell’editoria, una buona tempestività paga. Basta chiederlo a Cass Sunstein, lo studioso costituzionale statunitense, nonché autore prolifico, che qualche tempo fa ha deciso di scrivere un libro sulla messa in stato d'accusa in America. Per puro caso, il suo volume, intitolato «Impeachment: A Citizen's Guide», è stato pubblicato il giorno stesso in cui si sono intensificati gli scandali sul presidente Trump.

Più precisamente, alcune settimane fa Robert Mueller, ex direttore dell'FBI che sta conducendo un'indagine sui rapporti tra lo staff di Trump e la Russia, ha accusato numerosi personaggi di alto grado che hanno collaborato alla campagna elettorale di Trump, tra cui l'ex direttore della campagna stessa, il lobbista Paul Manafort.

Al momento si vanno accumulando in tribunale incriminazioni ancora più segrete contro individui non meglio identificati. Di conseguenza, tra gli oppositori di Trump inizia a circolare con crescente esaltazione la parola “impeachment”. Alcuni siti di scommesse politiche come “Predict It” danno al 38 per cento la possibilità che Trump sia destituito prima dello scadere del suo mandato.

Si tratta di un dato considerevole. Prima che qualcuno dello schieramento democratico si entusiasmi troppo, però, sarebbe bene che desse un’occhiata al libro di Sunstein: l'autore non si scaglia né si esprime contro Trump.

Anzi, nel libro il nome del presidente non è mai citato. Sunstein, tuttavia, spiega le origini storiche del concetto stesso di incriminazione, e offre ai lettori una lista di controllo per le situazioni in cui si potrebbe applicare tale principio.

Come spiega Sunstein, il concetto di incriminazione in un primo tempo fu formulato per risolvere una contraddizione: alla fine del XVIII secolo, i Padri Fondatori vollero una leadership forte e coesa, ma nel contempo vollero anche scongiurare il rischio di quel tipo di dispotismo sperimentato durante il regime britannico.

Per arrivare alla quadratura del cerchio, conferirono al presidente poteri notevoli, ma stipularono anche che un presidente potesse (e, in verità, dovesse) essere rimosso se si presentano prove di un suo comportamento segnato da «reati gravi e misfatti».

In ogni caso, i Padri Fondatori non definirono chiaramente i concetti di «reati gravi e misfatti». E, se si vuole trasformare il termine in legge, ci si trova davanti allo stesso tipo di battaglia intellettuale che perseguita la Chiesa cattolica per ciò che concerne l'interpretazione della Bibbia: in particolare, la Costituzione deve essere presa alla lettera?

Ogni articolo delle leggi risalenti al XVIII secolo deve essere applicato alla vita del XXI? Non sarebbe più opportuno considerare la Costituzione un «documento vivo», da adattare al mondo moderno? Non stupisce che su questo punto le opinioni degli studiosi costituzionali moderni spesso siano state e siano divergenti.

Il giudice della Corte Suprema Thurgood Marshall, oggi scomparso, faceva parte del gruppo di coloro che la giudicano un documento vivo. Antonino Scalia, membro della Corte Suprema fino alla sua morte avvenuta l’anno scorso, pensava che una Costituzione funziona soltanto se è presa alla lettera.

Naturalmente, alcuni casi sono eclatanti: come spiega Sunstein, un presidente non può essere incriminato se ha “soltanto” evaso le tasse, se ha perseguito politiche molto impopolari, se la sua condotta è sfociata in uno scandalo sessuale o se ha dato inizio a una guerra.

Viceversa, se ha commesso un atto di alto tradimento, se ha accettato tangenti mentre era in carica, se ha usato l'apparato della sicurezza per screditare i suoi avversari e mettere a tacere alcune prove può essere messo in stato d'accusa.

«Da un punto di vista costituzionale, i tentativi di ricorrere alla Cia per evitare che fossero rese note le malefatte del comitato elettorale del presidente rientrano senza dubbio nella categoria dei misfatti», scrive Sunstein. Si tratta di un punto particolarmente importante, dato che questo fu proprio il “misfatto” che portò all'impeachment di Richard Nixon dopo gli scandali del Watergate.

Il nocciolo della questione, tuttavia, è che commettere un reato non è per forza di cose sufficiente a legittimare l'incriminazione. E non tutto ciò che potrebbe portare all'incriminazione è illegale. In ogni caso, come fa notare Sunstein, tutto ciò lascia un'enorme “area grigia” nella quale non è del tutto chiaro se un'azione può portare o meno a un'incriminazione. E questo non è necessariamente un male.

Il punto centrale del principio di incriminazione è che è talmente difficile applicarlo che non lo si potrà mai utilizzare su ampia scala, pur potendo esso avere un ambito d'applicazione sufficientemente ampio da avere un effetto deterrente. «Noi, il popolo, se vogliamo possiamo destituire un presidente, ma dobbiamo lanciare il guanto della sfida» osserva Sunstein.

Il problema legato a questa “area grigia” è che lascia tanto spazio per una politicizzazione in termini di modalità con le quali si applica l'impeachment, e questo comporta due pericoli. Il primo è che «il connubio di uno spirito di parte estremo, della rapida divulgazione di informazioni false e di vari pregiudizi comportamentali» farà scattare tentativi ingiustificati di incriminare un presidente.

L'altro pericolo è che le fedeltà al partito travolgano qualsiasi senso di legge costituzionale e che il Congresso si rifiuti di incriminare un presidente quando sarebbe legittimato a farlo. Come fa notare Sunstein, «la Storia lascia intendere che i repubblicani saranno estremamente riluttanti a sospendere un presidente repubblicano, e i democratici non sono poi molto diversi. La sentenza di condanna è essenzialmente impossibile, a meno che il paese non sia pressoché unito contro il suo leader».

Che cosa possiamo concludere in relazione a Trump? Al momento, nessuno lo sa. Fino a questo momento Mueller non ha prodotto alcuna prova di un reato commesso dal presidente, e potrebbe non farlo mai. Nel frattempo, molti sostenitori di Trump affermano che l'intera faccenda è soltanto un'enorme fake news, motivata da partigianerie politiche.

Tuttavia, se dovesse saltare fuori che il presidente ha commesso un errore, quasi certamente i democratici farebbero scattare il meccanismo dell'incriminazione. In entrambi i casi, la faccenda diventerà caotica, fino a essere soggiogata proprio da quel tipo di affiliazione politica di parte che Sunstein paventa. Adesso, più che mai, occorre mantenere il sangue freddo, se si vuole difendere la repubblica degli Stati Uniti: per fortuna esiste questo libro, con il suo pratico elenco di controllo per i casi di incriminazione.

Copyright The Financial Times 2017

Traduzione di Anna Bissanti

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