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Nel Paese dei bonus culturali

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Nel Paese dei bonus culturali

  • –Antonello Cherchi

Tra Fisco e cultura il rapporto è sempre più stretto. Non è di oggi l’uso della leva fiscale per incentivare, attraverso crediti d’imposta e altre forme di agevolazione, l’aiuto alla cultura da parte dei contribuenti. Prima, però, ci si rivolgeva soprattutto agli imprenditori. Da qualche anno la chiamata all’appello si è estesa a tutti i cittadini, dando vita anche in Italia, dopo tanti annunci, al micromecenatismo. Nel 2014 ha, infatti, debuttato, l’Art bonus, lo sconto fiscale del 65% riconosciuto sui contributi destinati alla cultura e che fino all’altro giorno ha permesso di raccogliere 199 milioni di euro.

L’Art bonus, nato sulle prime per favorire gli interventi di manutenzione e restauro dei luoghi d’arte statali, si è pian piano esteso a inglobare anche altri realtà culturali. Prima è stata la volta delle fondazioni liriche e dei teatri di tradizione. Poi - ed è storia di questi giorni - ha compreso tutti i settori dello spettacolo: i festival, le orchestre, i teatri nazionali, quelli di rilevante interesse culturale, le imprese e i centri di produzione teatrale e di danza, i circuiti di distribuzione. Lo prevede la legge sullo spettacolo dal vivo, che ha tagliato il traguardo mercoledì scorso e che ha rivitalizzato un’altra agevolazione fiscale a favore della cultura: il tax credit per i giovani musicisti. Si tratta del credito d’imposta del 30% sulle spese sostenute dalle imprese produttrici di dischi e video musicali e di spettacoli musicali dal vivo per promuovere le opere prime, seconde e ora anche terze di giovani talenti. Il bonus era già stato accordato per tre anni, dal 2014 al 2016, anche se poco utilizzato: il primo anno, infatti, ha generato crediti di imposta per quasi 100mila euro, il secondo per circa 368mila e nel 2016 è sceso a poco meno di 293mila euro. Ora lo si stabilizza e si rinnova la dotazione annua di 4,5 milioni di euro già accordata nel passato triennio.

Un po’ quello che era toccato a un altro bonus fiscale riservato alla cultura: il tax credit per il cinema. Nato nel 2007, nel 2014 è stato reso permanente, ne è stata estesa l'efficacia spalmandolo su più ambiti del settore e ne è stata incrementata la dote. Infine, nel 2016 - anno in cui, tra l’altro, sono stati chiesti 162 milioni di crediti di imposta, in crescita rispetto al 2015 (160 milioni) - al tax credit cinema è stata data una veste definitiva (almeno per il momento), così che ora del bonus possono beneficiare le imprese di produzione di film e audiovisivi, quelle di distribuzione, di promozione, le sale cinematografiche e gli investimenti per le pellicole girate in Italia.

La carica dell’Art bonus

Più delle altre agevolazioni, l’Art bonus rappresenta, per la sua natura di coinvolgimento della totalità dei contribuenti, il miglior matrimonio finora celebrato tra Fisco e cultura. E la crescita delle donazioni lo sta a dimostrare: a un anno dall’istituzione del credito d’imposta erano stati raggranellati 33 milioni di euro, diventati 62 quattro mesi dopo e finiti a quota 199 pochi giorni fa.

La maggior parte dei mecenati sono persone fisiche (quasi 4mila), che aiutano l’arte con contributi che di media sono poco al di sopra dei 2mila euro e che, nel complesso, sono rrivati a 8,7 milioni. Più consistenti le risorse messe a disposizione dagli 854 enti non commerciali e dalle società semplici, che hanno versato 96 milioni di euro, con un finanziamento medio di 112mila euro ciascuno. La parte del leone la fanno, però, le imprese: sono 1.600 quelle che hanno raccolto la “chiamata alle arti”, come recita lo slogan, dell’Art bonus. Ognuna ha contribuito con una donazione media di 59mila euro, per un totale di 94,3 milioni.

La regione con il maggior numero di mecenati è la Lombardia (oltre 1.500), seguita dall’Emilia Romagna (990) e dal Lazio (885). Classifica a cui non corrisponde, però, quella degli incassi, perché se la Lombardia conserva il primo posto con 72,6 milioni di euro, il secondo posto è del Veneto (30,3 milioni) e il terzo del Piemonte (27,9 milioni). L’Emilia Romagna viene subito dopo con 23,7 milioni, tanti quanto gli aiuti raccolti in Toscana. Nel Lazio, invece, i contributi sono stati poco più di 8 milioni.

Le donazioni hanno finora consentito 1.314 interventi: 994 di manutenzione, protezione e restauro di beni pubblici; 301 di sostegno a luoghi della cultura pubblici e a fondazioni liriche e teatri di tradizione; 19 per la realizzazione e il restauro di strutture di enti e istituzioni pubbliche dello spettacolo. La maggior parte degli interventi è stata realizzata in Toscana (201), seguita dal Piemonte (199) e dall’Emilia Romagna (156).

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