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Michaël Gillon: «La scienza non è affatto noiosa»

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Michaël Gillon: «La scienza non è affatto noiosa»

L’uomo che ha fatto la più clamorosa scoperta degli ultimi anni nel campo dell’astrofisica è un ex soldato dell’esercito belga, appassionato di culturismo, che ha iniziato gli studi universitari alla tenera età di 24 anni. Michaël Gillon ha tutto e niente dell’uomo di scienza. Da un lato, il suo piccolo ufficio dell’Università di Liegi conferma l’immagine dello scienziato eclettico: su un tavolino, stretto fra i computer, troneggia un improbabile mini-frigo elettrico da campeggio. Dall’altro, le braccia muscolose e il curriculum inatteso smentiscono ogni luogo comune. Eppure, il suo nome ha fatto il giro del mondo da quando ha rivelato l’esistenza di un nuovo sistema solare dove potrebbero esserci tracce di vita.

Michaël Gillon ha scoperto un gruppo di esopianeti, ossia sette pianeti che girano intorno a una stella diversa dal sole. «Da tempo cercavo nella galassia sistemi solari che avessero alcune caratteristiche. Stelle che fossero ultrafredde (tali da emanare un calore di circa 2.200 gradi centigradi), con pianeti che potessimo osservare dalla Terra mentre in orbita passano davanti alla stessa stella intorno alla quale girano. Il calo di luminosità al momento del transito è un fenomeno da cui è possibile trarre molte informazioni». Dopo lunghe osservazioni dal laboratorio cileno di La Silla, lo scienziato belga ha trovato quanto stava cercando. E, non senza un certo senso dell’umorismo, ha dato al fulcro di questo nuovo sistema solare un nome, Trappist-1, che richiama un’istituzione nazionale, la birra da secoli prodotta nelle abbazie dei frati trappisti.

Il nostro interlocutore è stato inserito dal settimanale americano “Time” tra le 100 personalità più influenti del momento. Accoglie il visitatore con un sorriso timido, ma caloroso e simpatico, e non si schermisce a raccontare la sua vita. «Sono nato nel 1974 in campagna fuori Liegi. A scuola ero uno studente modesto. Non vedevo alcuna magia nello studiare fisica o matematica. Facevo il minimo indispensabile e non ero motivato a studiare all’università. Mi sono quindi arruolato nell’esercito. Sono stato per sei anni nel corpo degli Chasseurs ardennais». Un ufficiale? «No. Un semplice soldato. Ero contento. Ero pagato, facevo molto sport. Mi piace ancora oggi il culturismo...», aggiunge mentre il suo interlocutore non può fare a meno di guardare impressionato le sue enormi braccia.

Poi un giorno, il militare Gillon si ammalò improvvisamente: «In ospedale per passare il tempo mi metto a leggere libri su argomenti scientifici. Mi rendo conto che la materia non è affatto noiosa... Sono sempre stato appassionato di libri di fantascienza, ma quel periodo in ospedale mi apre un nuovo orizzonte». Iscrittosi all’università, Gillon ottiene prima una laurea in biochimica e poi nel 2006 un dottorato in astrofisica. Poco più di dieci anni dopo vince l’ambito e generoso Premio Balzan. In buona sostanza, da simbolo della rivoluzione industriale del XIX secolo, oggi a sorpresa Liegi è diventata un centro della ricerca astronomica del XXI secolo.

Il nuovo sistema solare Trappist-1 è composto da sette pianeti, relativamente freddi, con condizioni non troppo dissimili da quelle esistenti sulla Terra, orbitanti intorno a una stella dieci volte più piccola del Sole. Si trova 40 anni luce dalla Terra, “la porta accanto” in termini astronomici, dice Michaël Gillon. A titolo di confronto, la galassia ha un diametro di circa 100mila anni luce e la stella più vicina alla terra è lontana 4 anni luce. Le cifre astratte snocciolate dall’astrofisico belga danno le vertigini. Poco importa. Prosegue il ricercatore: «Grazie alle tecnologie che abbiamo oggi a disposizione possiamo studiare l’atmosfera e verificare se è presente, per esempio, il fenomeno della fotosintesi». Le osservazioni inizieranno l’anno prossimo con il telescopio James Webb della Nasa. Ci vorranno tra i 5 e i 10 anni per capire se in effetti vi sono segni di vita.

È ottimista, gli chiediamo con una stretta al cuore? «Ho speranza... Penso che ci possa essere acqua o comunque un liquido. Se così fosse potrebbero esserci molecole organiche e quindi vita. Ciò detto, non si dimentichi che c’è vita sulla terra da 3,8 miliardi di anni, ma per 3 miliardi di anni questa si è riflessa solo in piccoli batteri. Poi 700 milioni di anni fa sono apparse forme di vita più complesse, fino all’arrivo dell’uomo...» C’è chi, stanco della terra, spera di poter scappare nello spazio: «Difficile... anche se ci fosse vita - risponde - non si resisterebbe due giorni. Non vi sono comunque gli stessi equilibri che abbiamo qui sulla terra».

Il successo di Michaël Gillon, ufficialmente un ricercatore del Fonds national de la Recherche Scientifique, ha più a che fare con l’intuizione e la costanza che con la forza economica o l’investimento finanziario. Il telescopio utilizzato in Cile è stato finanziato dall’Università di Liegi. Relativamente piccolo, con un binocolo del diametro di 60 centimetri, è costato appena 300mila euro. «Si è trattato in fondo di un prototipo. Il progetto Speculoos, con il quale vogliamo allargare il campo di osservazione, è assai più costoso e prevede aiuti anche comunitari».

Il ricercatore, padre di una figlia ventenne e di un bambino di appena sette anni, non si aspetta dalla sua scoperta ricadute economiche dirette, almeno non per ora. «Vedo però ricadute intellettuali. La ricerca astrofisica comporta la nascita di nuove tecnologie. In passato ha consentito la creazione del Gps o del Teflon, oggi usati nella vita quotidiana di milioni di persone. Vi è già una infatuazione del pubblico per gli esopianeti». La stessa Agenzia spaziale europea (Esa) sta studiando la possibilità di creare sulla luna una base umana permanente incaricata di studiare ed estrarre eventualmente materie prime.

Prima di accomiatarsi il visitatore non può fare a meno di chiedere spiegazioni sul piccolo frigorifero, così difficile da ignorare nel minuscolo ufficio. «È un regalo dei miei – spiega quasi noncurante Michaël Gillon –. Credo lo abbiano vinto con i punti del supermercato o in una festa di paese... Me lo hanno regalato. Purtroppo non funziona, e lo uso per custodire le schiscette che porto da casa…». A un classico barone universitario la domanda sarebbe risultata fastidiosamente fantasiosa e forse anche irriverente. Ma poi, chissà se questi avrebbe avuto un frigo da campeggio sulla scrivania dell’ufficio?

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