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Dossier Bitcoin, la frenesia speculativa nell’era delle fake news

    Dossier | N. 43 articoliCriptovalute: bitcoin e le altre

    Bitcoin, la frenesia speculativa nell’era delle fake news

    (Ap)
    (Ap)

    La pubblicità che si vedeva nella metropolitana di Londra, quest'estate, dice tutto. Accanto a una mappa della rete della metro e a una réclame per un rimedio erboristico contro lo stress, campeggiava un'esortazione a sottoscrivere un fondo di investimento che offre ai clienti la possibilità di scommettere sull'andamento del bitcoin e delle altre criptovalute. «Cripto non significa necessariamente criptico», il cartello informava i pendolari.

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    Questa campagna pubblicitaria rivolta a un pubblico di massa è perfettamente logica, perché il bitcoin – una valuta digitale creata da qualche smanettone, che pochissime persone capiscono – è diventato l'investimento del momento, di cui quasi tutti parlano. Il prezzo di un bitcoin, che all'inizio del 2015 valeva poco più di 300 dollari, è schizzato oltre quota 10mila e questa settimana ha superato addirittura gli 11mila dollari, prima di attestarsi venerdì a 10.550, in un ottovolante di contrattazioni che ha messo alla prova la tenuta delle piattaforme di scambio di questa classe di attività nascente, e alimentato i timori di una bolla.

    La dinamica dei prezzi è tanto eclatante – in un periodo in cui la volatilità di azioni e obbligazioni è molto bassa – che il mondo finanziario non può ignorarla. Il Nasdaq, il gruppo borsistico americano, ha dichiarato mercoledì che il prossimo anno prevede di lanciare dei contratti future sui bitcoin, che renderebbero più facile agli investitori trarre profitto dai saliscendi della criptovaluta. La mossa fa seguito a decisioni analoghe dei concorrenti, il Chicago Mercantile Exchange e il Chicago Board Options Exchange.

    Le grandi banche che fungono da intermediari in questi mercati, guadagnando sulle oscillazioni del prezzo in entrambe le direzioni, stanno valutando di entrare nel mercato dei future, nonostante i dubbi sulla solidità del prodotto sottostante, sia come riserva di valore che come mezzo di pagamento. La JPMorgan Chase – diretta da Jamie Dinon, che ha definito il bitcoin una «truffa» – sta valutando la possibilità di aiutare i clienti a negoziare future sui bitcoin, secondo una persona addentro alla questione. La Goldman Sachs ha detto che sta esplorando l'idea di svolgere un ruolo analogo di market-maker, in risposta alla domanda dei clienti.

    «Non fa per me, ma ci sono tante cose che non facevano per me in passato e che hanno funzionato molto bene», ha detto questa settimana Lloyd Blankfein, l'amministratore delegato della Goldman. «Sulla base di tutto quello che so, non posso dire che funzionerà. Ma non posso nemmeno dire […] che è una truffa e non funzionerà, perché potrebbe funzionare».

    La rilevanza assunta dal bitcoin è uno sviluppo inaspettato per un prodotto nato nel 2009 come progetto informatico open-source, ispirato dal misterioso Satoshi Nakamoto, il nome usato dalla persona (o dalle persone) che hanno scritto il documento che presentava la valuta digitale. Nessuno finora è riuscito ad appurare chi sia realmente questo Nakamoto.

    Il bitcoin è una stringa di codice informatico. I nuovi bitcoin possono essere creati, fino a un limite concordato, da computer che si guadagnano il diritto di farlo risolvendo complessi rompicapo informatici. Le transazioni sono registrate in un database chiamato blockchain.
    L’identità delle persone che stanno dietro alle transazioni è celata. Vengono usate tecniche di crittografia per impedire frodi, ed è il motivo per cui il bitcoin e i suoi imitatori, come l'ethereum, vengono chiamate criptovalute. Né i Governi né le banche giocano alcun ruolo.

    Il risultato è una frenesia speculativa in linea con i tempi. Futuristi, ultraliberisti e smanettoni guardano al blockchain come un modo per unire la gente (c'è perfino un recente progetto, chiamato Thrive, che usa la tecnologia della «saggezza delle masse» per «eradicare le fake news»). Le loro criptovalute trovano supporto fra quegli investitori che hanno perso fiducia nel popolo e nelle sue istituzioni, in particolare i Governi e le banche.

    Robert Shiller, l'economista di Yale che ha scritto Euforia irrazionale: alti e bassi di Borsa, ritiene che la domanda di bitcoin nasca dallo stesso tipo di angosce sulla vita moderna che ha contribuito a portare Donald Trump alla Casa Bianca.
    «Il bitcoin in qualche modo si inserisce in questo scenario e dà alla gente un senso di potere: ‘Io capisco come funziona! Posso speculare e diventare ricco perché lo capisco!'. È una sorta di antidoto a questa angoscia di fondo», ha dichiarato a Quartz.

    La segretezza che permettono il bitcoin e le altre criptovalute offre rifugio a tutti quelli che operano nei recessi più oscuri dell'economia globale.
    «Il bitcoin dimostra semplicemente quanta domanda di riciclaggio di denaro sporco esista al mondo», dice Larry Fink, amministratore delegato della Black Rock, la più grande società di gestione patrimoniale del mondo.
    Joseph Stiglitz, l'economista americano premio Nobel, sostiene che andrebbe messo fuorilegge. «Il bitcoin ha successo solo per le sue potenzialità di aggiramento della legge e per la mancanza di vigilanza», ha dichiarato questa settimana. «Non svolge alcuna funzione utile per la società».

    La crescita del valore del bitcoin è qualcosa di mai visto prima. Negli ultimi 12 mesi, il prezzo della criptovaluta è salito del 1.773 per cento, portando il suo valore a quasi 170 miliardi di dollari, più o meno la capitalizzazione di mercato della General Electric. Per fare un paragone, l’indice Nasdaq Composite raddoppiò a malapena nell'ultimo anno della bolla di internet; altre bolle del mercato azionario, come quella del 1929 negli Stati Uniti, del 1989 in Giappone o del 2007 in Cina, erano più o meno delle stesse proporzioni.

    Il bitcoin soddisfa molte delle condizioni classiche di una frenesia speculativa. Nel suo famoso libro del 1978, Storia delle crisi finanziarie, Charles Kindleberger diceva che questo genere di episodi poteva cominciare con «l'adozione ad ampio raggio di un'invenzione dagli effetti pervasivi», che si manifesteranno in futuro e sono difficili da valutare.

    Una politica monetaria accomodante – come quella che ha seguito la crisi finanziaria del 2008 – può fornire ulteriore carburante per la frenesia speculativa. Man mano che i prezzi salgono, la pressione della concorrenza prende il sopravvento: il numero di hedge fund che investe in criptovalute è salito dai 55 di fine agosto ai 169 di questa settimana, secondo la società di ricerche di mercato Autonomous Next.

    «Ci sono notevoli somiglianze tra la bolla di internet e il bitcoin», dice Clare Nicholls, socia dirigente della Invenio Corporate Finance. «La bolla di internet era alimentata in gran parte dalla ‘paura di perdere l'occasione'. Molte persone agivano senza comprendere realmente quello che stavano facendo o cosa ci fosse effettivamente dietro. Il risultato fu che i prezzi volarono alle stelle e ora, più di un decennio dopo, stiamo osservando la stessa situazione di volatilità».
    Il volume delle negoziazioni si è rivelato ingestibile per alcuni operatori. Coinbase, una delle maggiori «Borse» di bitcoin, mercoledì ha dichiarato che il traffico sul suo sito aveva raggiunto «livelli record», provocando un «rallentamento della performance» per gli utenti. Gemini, un'altra grande piazza di scambio, mercoledì e giovedì ha dovuto interrompere più volte il servizio a causa di un «enorme afflusso di traffico».
    «Alcune piazze di scambio devono far fronte all'apertura di decine di migliaia di account», dice Javier Paz, analista della società di consulenza Aite Group di New York. «Succede quando si viene a creare un collo di bottiglia: i reparti amministrativi e informatici sono intasati».

    L'Ig Group di Londra, la più grande piattaforma di contrattazione online del Regno Unito per quota di mercato, lunedì ha sospeso la negoziazione di alcuni derivati in bitcoin. La società offre ai clienti la possibilità di operare sul mercato usando un «contratto differenziale», in cui le parti negoziano la differenza tra il prezzo al momento della contrattazione e il prezzo al momento del regolamento. Paz dice che gli operatori in derivati «percepiscono una fragilità di liquidità» nel mercato.

    L'intensità delle contrattazioni ha introdotto un nuovo fattore di rischio: gli ultimi arrivati, che hanno un'adesione ideologica più blanda nei confronti della moneta virtuale. Con l'approssimarsi della soglia dei 10mila dollari, molti di quelli che detenevano bitcoin da molto tempo hanno cominciato a vendere, dice Gavin Brown, docente non cattedratico in economia finanziaria all'Università metropolitana di Manchester e direttore dell'hedge fund di criptovalute Blockchain Capital.
    «Per anni, sui forum online, 10mila dollari era la barriera psicologica, il numero dei sogni», dice Brown. «Le persone che sono rimaste sul mercato per quattro anni ora stanno passando a riscuotere […] con guadagni di quelli che ti cambiano la vita».

    Intanto le autorità di regolamentazione manifestano nuovi timori. Randal Quarles, il funzionario della Federal Reserve che si occupa della vigilanza del settore bancario, giovedì ha ammonito che le monete digitali sono un «prodotto di nicchia», che devono ancora dimostrare la loro tenuta di fronte a una crisi. Le sue parole sono arrivate poche settimane dopo l'iniziativa delle autorità cinesi di chiudere le piazze di scambio pubbliche di bitcoin.
    «Senza il puntello di una Banca centrale e un supporto istituzionale, non è chiaro come si comporterebbe una moneta privata digitale al centro di un sistema di pagamenti su larga scala, o se il sistema di pagamenti sarebbe in grado di funzionare, in periodi di tensioni», dice.

    In definitiva, è difficile dire cosa stiano comprando esattamente gli investitori. Il Bitcoin è un animale strano come il suo presunto creatore, Satoshi Nakamoto. A differenza delle azioni o delle obbligazioni, il bitcoin non ha un flusso di reddito. A differenza dei beni industriali o agricoli, non ha un utilizzo pratico che possa aiutare a calcolarne il valore intrinseco. Viene definito una valuta, ma probabilmente è più sensato paragonarlo ai metalli preziosi. Il prezzo dell'oro crebbe del 314 per cento nel 1980, punto di picco della sua galoppata degli anni 70, mentre l'argento rimbalzò del 720 per cento.
    «Il bitcoin è una merce elettronica usata per i pagamenti che è diventata un veicolo per la speculazione», dice William Goetzmann, un economista di Yale. «Non ha dividendi futuri. Il suo valore è fissato dalle aspettative di domanda futura e/o dalle aspettative del suo valore di rivendita futuro. Non c'è nessun modo per attribuirgli un valore di fondo».

    Tutto ciò non significa che il boom sia prossimo alla conclusione. Mike Novogratz, il direttore di hedge fund che la scorsa settimana ha pronosticato un valore di 10mila dollari per il bitcoin entro la fine di quest'anno, dice che potrebbe raggiungere i 40mila dollari entro la fine del 2018. Ma i volteggiamenti di questa settimana sono anche il segnali che gli investitori che sono appena saliti a bordo del treno del bitcoin possono aspettarsi, come minimo, un viaggio movimentato.

    Copyright The Financial Times Limited 2017
    (Traduzione di Fabio Galimberti)

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