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«Nuovi soci e più spettacoli»

prima della prima

«Nuovi soci e più spettacoli»

Nel mondo dello spettacolo, prima di una prima, nessun artista potrà mai dirsi tranquillo. La tensione è sempre alle stelle, anche per i più navigati ed esperti. Figuriamoci se la Prima è quella della Scala di Milano, che ogni anno, nella sera di Sant’Ambrogio, dà il via a una delle stagioni liriche più celebri al mondo. Per questo i nove minuti di applausi con cui quasi 2mila spettatori under 35, domenica scorsa, hanno accolto la “primina” dell’Andrea Chénier di Umberto Giordano non bastano certo al sovrintendente del teatro milanese, Alexander Pereira, per sentirsi tranquillo, alla vigilia della serata inaugurale, che dovrebbe vedere in sala, tra gli altri, i presidenti della Camera e del Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, oltre al ministro per i Beni culturali Dario Franceschini.

Sui numeri e i conti del teatro, invece, Pereira si dice tranquillo. L’ultima riunione del cda, la settimana scorsa, ha esaminato il bilancio previsionale per il 2018, che il 15 dicembre passerà al vaglio dell’assemblea dei soci per poi essere approvato dal cda stesso. La cifra (123,5 milioni di euro) è leggermente inferiore a quella dell’anno in corso (125,4 milioni è l’ultimo revised budget), ma in linea con il valore della produzione previsto dal piano triennale varato lo scorso aprile dal cda, secondo un nuovo modello di gestione che punta a dare una programmazione economica sul medio termine alla fondazione. «Stiamo ragionando sui tre anni – conferma il sovrintendente – perché da qui al 2020 ci aspettano diverse novità».

A cominciare dalla revisione dei criteri di assegnazione del Fus che, in base alla riforma del codice dello spettacolo da poco approvata dal Parlamento, terranno conto maggiormente della produzione effettiva dei teatri lirici. La Scala, che negli ultimi anni ha aumentato la propria produttività e offerta, si attende perciò un aumento anche dei fondi statali. Il cartellone prevede per la stagione all’avvio (e per le prossimi tre), 15 titoli d’opera in cartellone rispetto ai tradizionali 12-13 titoli. Inoltre, aggiunge Pereira, «abbiamo dato vita a iniziative come i Grandi Spettacoli per i Piccoli, ovvero opere riadattate per un pubblico di bambini, e abbiamo creato una vera stagione autunnale, con titoli d’opera anche nei mesi di settembre, ottobre e novembre, in passato assenti». Il tutto, spiega il sovrintendente, ha portato a circa 60 recite in più nell’arco della stagione, con conseguente aumento anche degli spettatori, per un totale di circa 250 alzate di sipario tra opere, balletti e concerti, che si ripeteranno anche nella stagione che si apre domani. Quanto al pubblico, nel 2016 (ultimi dati disponibili), gli spettatori sono stati oltre 431mila, contro i 333mila del 2014.

Tutto questo ha un costo, è evidente, e non tutti i componenti del cda sono allineati su una strategia che comporta anche un aumento delle spese (il bilancio 2014 si fermava a 107,7 milioni). Tuttavia, la linea della sovrintendenza è stata approvata e Pereira è convinto della sua sostenibilità, in termini economici, e della sua efficacia, in termini di pubblico e visibilità.

«Abbiamo chiuso in pareggio anche il 2017, grazie all’impegno delle istituzioni pubbliche, ma anche grazie al contributo crescente dei nostri partner privati», osserva il sovrintendente, che dal suo arrivo ha procurato alla Fondazione circa 11 milioni aggiuntivi da parte di sponsor e sostenitori. «Posso anticipare che a breve arriveranno anche tre nuovi soci», dice il manager senza aggiungere ulteriori dettagli. Si tratterebbe di due fondatori sostenitori e un fondatore permanente, il che significherebbe nuove risorse per almeno 600mila euro l’anno, da parte di ciascun sostenitore, e per 6 milioni in cinque anni da parte del socio permanente. Uno di questi soggetti sarebbe una importante multinazionale presente in Italia, segno che la Scala suscita quell’interesse internazionale da sempre auspicato, confermato anche dalle Fondazioni di amici della Scala nel mondo che sono l’altra sfida di Pereira: «Quella svizzera e quella statunitense hanno dimostrato di funzionare molto bene – ricorda –. Presto sarò a Londra per discutere di una fondazione in Gran Bretagna, mentre di recente sono stato a Mosca e anche lì stiamo lavorando per fare una associazione».

L’attenzione degli stranieri nei confronti del teatro lirico milanese è del resto in aumento: non solo la Scala è il “brand” del made in Italy più noto al mondo dopo la Ferrari, ma è anche diventata una delle mete preferite dei turisti che arrivano in città. Una recente indagine dell’istituto di ricerca Makno ha rilevato che nel 2016 gli spettatori stranieri sono stati l’11% (contro l’1% della precedente indagine relativa al 2013). «Credo che questa percentuale sia anche superiore – dice il sovrintendente – perché l’offerta aggiuntiva dei mesi autunnali ha attirato in buona parte un pubblico di stranieri, circa un quarto del totale».

C’è poi il tema dell’Art Bonus, l’incentivo fiscale al 65% per le erogazioni liberali in favore della cultura introdotto nel 2014 dal Governo. Il Teatro scaligero ha fatto da catalizzatore di questa misura, portando a casa, dalla sua entrata in vigore, oltre un quarto delle donazioni nazionali, con 53 milioni incassati sui 200 milioni erogati in tutto il Paese. Una misura fiscale «molto importante», conferma il sovrintendente: «Circa la metà dei contributi privati alla Scala passa attraverso questo strumento, che ci ha consentito di mantenere alcuni vecchi supportatori, alcuni dei quali hanno anche aumentato l’impegno, e di trovarne di nuovi».

Risorse aggiuntive ben gradite, visto l’impegno finanziario che attende il teatro nei prossimi anni. La partita più importante è quella del Contratto unico dei lavoratori, sui cui da mesi sono in corso trattative tra dirigenza e sindacati, e che dovrebbe arrivare a conclusione all’inizio del 2018. Il Teatro non fornisce cifre ufficiali, essendo le trattative in corso, ma fonti sindacali parlano di una proposta ricevuta di circa 10 milioni per quattro anni: proposta giudicata non adeguata dai sindacati, che oltretutto chiedono una durata del contratto di tre anni e non di quattro.

Un altro capitolo di spesa riguarda il progetto di ampliamento del teatro attraverso la ristrutturazione della ex Palazzina Verdi (alle spalle del Piermarini), su progetto dell’architetto Mario Botta. Un investimento complessivo di oltre 17 milioni (di cui 1,9 già stanziati per la demolizione dell’edificio preesistente e la bonifica dell’area) per tre anni di lavori. I nuovi spazi dovrebbero essere pronti nel 2021.

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