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L’Ue e le tasse, siamo ancora alle chiacchiere e al populismo fiscale

Le lettere

L’Ue e le tasse, siamo ancora alle chiacchiere e al populismo fiscale

Cara Cerretelli,

l’Ue alza la voce sulla questione dei paradisi fiscali. Meglio tardi che mai. Quello che mi domando è perché ci si muova con tanta circospezione su questa materia. La maggior parte dei Paesi industrializzati si trova alle prese, specie dopo la Grande crisi, con montagne di debito pubblico da una parte e con corporation sempre più smaliziate nello spostare i propri utili in giro per il mondo per non pagare le tasse su profitti spesso fantasmagorici. Volendo semplificare, ci troviamo da una parte un pugno di staterelli, pressoché privi di peso diplomatico e militare che da anni si appropriano – grazie a normative fiscali sfacciatamente favorevoli – di fiumi di denaro che sarebbe altrimenti destinato a Paesi grandi e indebitati che sono sia militarmente che diplomaticamente potenti. Visto che la storia è costellata di guerre, battaglie e scaramucce combattute per fiumiciattoli e deserti, scogli sperduti e vette inaccessibili, perché i secondi non si fanno valere con i primi su una questione ben più tangibile? E perché, senza scomodare le portaerei, all’interno dell’Unione non si fa nulla per impedire alle grandi aziende di fare turismo fiscale? Non basterebbe un’aliquota unica?

Lettera firmata

Anche questa volta l’Ue ha alzato la voce, promesso fuoco e fiamme contro i paradisi fiscali e chi ne usufruisce eludendo o evadendo il fisco. Ma anche questa volta, il risultato della levata di scudi non è gran cosa in concreto: solo 17 i Paesi sulla lista nera, accuratamente sfoltita martedi dai ministri finanziari Ue e anche disarmata di pesanti sanzioni. E poi una lista grigia di una quarantina di Paesi che, per non entrare nella prima, si sono impegnati a fare delle riforme. Persino la Commissione Ue ha espresso a voce alta, come raramente accade, delusione e scontento per le decisioni Ecofin. La verità è che non sono solo i piccoli paesi a cannibalizzare il gettito fiscale altrui. Anche molti dei grandi fanno lo stesso. Poi le decisioni si prendono all'unanimità e la libertà di movimento dei capitali in un mondo globale apre immense opportunità a chi voglia approfittarne. Per ora, chiacchiere e populismo fiscale a parte, non si vede ancora una una sera e comune volontà di agire davvero.

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