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Una Prima da un milione di euro

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Una Prima da un milione di euro

Per fare la rivoluzione francese ci sono voluti strategia politica, fucili, forconi e abbondante spargimento di sangue. Per farla rivivere a Milano, sul palco del Teatro alla Scala che questa sera ospiterà la Prima dell’Andrea Chénier di Umberto Giordano, diretta da Riccardo Chailly, sono serviti 200 metri di corda, 2.500 bulloni, 13.500 viti, 50mila graffette, 35 punte per trapano, 28 metri cubi di polistirolo e 370 di poliestere. E poi nastro adesivo, colla, pennelli, vernici, guanti in lattice, cerniere, smalti, feltri, fibre di vetro.

L’elenco è sterminato. Perché dietro alla Prima del 7 dicembre, al fascino della musica e al glamour degli artisti e degli ospiti, c’è un lavoro di mesi che coinvolge centinaia di persone e tanti mestieri.

L’indotto economico

Un discorso valido per qualunque produzione teatrale, ma tanto più per la serata di Sant’Ambrogio, che tanto interesse suscita in tutto il mondo. E che ha un impatto molto importante sulla città che la ospita, in termini di visibilità internazionale, ma anche di ricadute economiche immediate: la Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi stima che la Prima generi circa un milione di euro di indotto alberghiero, con effetti soprattutto sugli hotel del centro e di alta categoria. Ma gli spettatori (molti sono stranieri) frequentano anche i ristoranti e i negozi attorno al Teatro. Non esistono osservatori per quantificare la spesa dei milanesi e dei visitatori legata direttamente al 7 dicembre ma, come conferma l’assessore alle Attività produttive e al Commercio del Comune meneghino, Cristina Tajani, la Prima della Scala esercita una forte attrattività internazionale che avvantaggia tutta la città e segna l’inizio anche simbolico del periodo natalizio.

Nei laboratori del Teatro

Tutto nasce nei laboratori del Teatro alla Scala, una struttura di circa 20mila metri quadrati, suddivisi in tre padiglioni, all’interno dell’ex insediamento industriale delle acciaierie Ansaldo, in via Bergognone. Qui sono custoditi oltre 60mila costumi di scena, ma soprattutto saperi e tradizioni che fanno di questo luogo un unicum nel panorama internazionale dei teatri d’opera: quasi 150 persone tra falegnami, fabbri, carpentieri, scenografi, tecnici di scenografia, scultori, sarte e costumiste lavorano per trasformare i semplici bozzetti di partenza in allestimenti che vanno in scena al Piermarini. «In genere riceviamo il progetto dall’artista nel mese di giugno – spiega Emanuela Finardi, la capo scenografa che ha seguito l’allestimento di Andrea Chénier – e siamo autorizzati a intervenire per adattare il disegno alle specificità del Piermarini e alle esigenze della programmazione del teatro, che spesso comporta l’alternanza di spettacoli differenti e dunque la necessità di smontare e rimontare le scene rapidamente e anche più di una volta». A inizio novembre le scene devono essere pronte per essere portate e montate sul palco del Piermarini, in tempo per l’avvio delle prove. «Quest’anno il progetto è arrivato a fine agosto, quindi abbiamo avuto solo due mesi per lavorarci – racconta Finardi – ma per fortuna non ci sono stati imprevisti e abbiamo lavorato bene, arrivando puntuali alla consegna».

Formatasi all’Accademia di Brera, Finardi è entrata alla Scala come allieva e la sua “prima Prima” fu il Nabucco di Verdi diretto da Riccardo Muti, nel 1986. Di spettacoli ne ha visti – e contribuito a realizzare – moltissimi. «Tra gli allestimenti più impegnativi - dice – ricordo soprattutto il Fidelio di Beethoven diretto da Daniel Barenboim e la Fanciulla del West di Puccini diretta da Chailly. Ma anche l’opera di qeust’anno non è stata semplice da realizzare». Gli atti dell’Andrea Chénier sono quattro, ma le scene che si alternano sono otto e la difficoltà maggiore sta nelle scene girevoli, che hanno richiesto soluzioni registiche particolari. «È una tra le macchinerie teatrali più antiche, eppure sempre efficaci e capaci di creare magia – spiega Finardi – e per noi richiede sempre interventi di modifica e adattamento durante le prove».

L’attività dei laboratori ricorda essa stessa il sistema delle scene girevoli: ogni anno bisogna realizzare almeno una decina di allestimenti, che vengono dunque gestiti contemporaneamente. Un grande lavoro di squadra, che da decenni permette di tramandare tecniche e mestieri che altrimenti si sarebbero perduti: «Questo – conclude Finardi – è il grande valore dei laboratori: essere portatori di una grande tradizione e al tempo stesso l’anello di giunzione tra i metodi antichi e le più moderne tecnologie». Dal pennello ai più sofisticati programmi AutoCad, nulla manca all’interno dell’ex Ansaldo.

Il coinvolgimento della città

E se la Prima della Scala ha inizio in via Bergognone – zona un tempo periferica della città che oggi ospita studi di design e atelier della moda, uffici e musei – non si esaurisce certo in Piazza della Scala: tutta Milano è coinvolta. Grazie all’iniziativa «Prima diffusa» (da sette anni organizzata in partnership tra Comune ed Edison), oltre 50 eventi legati ad Andrea Chénier prenderanno vita in 27 luoghi, toccando tutti i Municipi. Inoltre, gireranno per la città diffondendo musica lirica due tram ispirati al tema di Chénier e biciclette elettriche a tre ruote fornite di cassa acustica.

Gli effetti più diretti della Prima, però, si sentono soprattutto nelle vie adiacenti al teatro, a cominciare dalla Galleria Vittorio Emanuele, dove come di consueto l’opera sarà proiettata in diretta su un maxischermo e che quest’anno sarà protetta non solo dai jersey in cemento, ma anche da un varco all’ingresso con metal detector. «Per noi la presenza della Scala è molto importante – conferma Pier Galli, titolare del ristorante Galleria, oltre che consigliere delegato dell’Associazione Salotto Milano e di Epam (pubblici esercizi) – durante tutto l’anno, più ancora che nella serata inaugurale. In particolare, l’opera lirica e la presenza di cantanti o musicisti famosi richiama un pubblico internazionale, che viene in città apposta per l’evento e poi viene a cena in Galleria. Lavoriamo molto anche con gli artisti, i direttori d’orchestra e i registri, che sono tra i nostri clienti abituali». Anche nel Quadrilatero della moda l’“effetto-Scala” è evidente: molte vetrine dei più prestigiosi marchi della moda espongono smoking e abiti da sera adatti all’occasione e, più in generale, «La Scala è un simbolo che dà prestigio alla città e alla sua cultura e noi come associazione vogliamo intensificare i rapporti con il teatro per farci promotori di Milano anche all’estero», dice Guglielmo Miani, ceo di Larusmiani e presidente di Montenapoleone District, che rappresenta 150 associati tra brand del lusso e proprietari di immobili nel Quadrilatero.

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