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Macroregioni Ue: «No a fondi dedicati, vince chi fa…

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INTERVISTA - Corina Cretu - Commissario Ue per le Politiche regionali

Macroregioni Ue: «No a fondi dedicati, vince chi fa sinergie»

(Agf)
(Agf)

Commissaria Cretu, lei spesso ha sottolineato che le macroregioni europee sono un’opportunità, per Paesi Ue e non, di condividere problemi e cercare soluzioni. Come può essere migliorata questa esperienza?

Il semplice fatto che 19 Stati Ue e otto che non lo sono siano impegnati in quattro strategie basate su piena cooperazione e coordinamento delle politiche rafforza il processo di integrazione dal basso. Una macroregione, sia chiaro, è molto più che una collezione di progetti, è una cornice di coerenza che deve indirizzare l’azione di governo, combinare sforzi, idee e risorse per un progresso comune.

Quali sono i punti più critici?

Il successo delle macroregioni richiede un impegno continuo e costante di personale e mezzi. Servono adeguate dotazioni finanziarie e di professionalità. Ma non mi fraintenda. Non significa necessariamente fondi extra. Al contrario, bisogna cooperare per attingere alle risorse importanti già stanziate per la cooperazione regionale e anche per generare risparmi da possibile economie di scala.

L’esperienza mostra che un altro aspetto cruciale è l’allineamento tra strategie macroregionali ambiziose e programmi effettivi per perseguirle. Qui il successo lo fa la leadership politica di Paesi e regioni. Le strategie devono essere gestite politicamente, illustrate agli elettori e i risultati valorizzati agli occhi dei cittadini. Ho l’impressione che, in alcune parti delle strategie, il volante sia ancora in mano alla Commissione. D’ora in poi è necessario che siano Paesi e regioni a guidare.

Pensa che la regola dei «3 no» vada resa più flessibile? Per esempio, in termini di governance?

Sì. L’esperienza ha mostrato che i modelli di governance necessari per guidare le strategie macroregionali richiedono nuovi assetti (comitati esecutivi, gruppi di coordinamento). Tuttavia, il sistema deve restare “leggero” e non creare nuove istituzioni amministrative. Soprattutto nelle macroregioni che comprendono partner più “poveri” potremmo prevedere dei sistemi di supporto alla governance. Una nuova disciplina o nuove regole non servono. Quanto ai fondi, l’obiettivo deve restare quello di allineare le politiche regionali e nazionali agli obiettivi che le stesse macroregioni si sono date. Non ci sono solo i fondi Fesr per lo sviluppo regionale. Le strategie macroregionali sono coerenti con tutte le tipologie di Fondi che la Ue mette a disposizione.

Nella discussione relativa alla formazione del Bilancio Ue post-2020, non si menzionano le macroregioni. Davvero non pensa che la politica macroregionale potrebbe fare un salto di qualità avendo una dotazione finanziaria dedicata?

Non necessariamente. Voglio ricordare che Stati e Regioni hanno a disposizione sostanziose quantità di fondi e, in particolare, finanziamenti che supportano differenti tipi di programmi (per esempio, Life o Horizon 2020), capaci di mobilitare anche risorse private e attrarre investimenti. La domanda non è “avere a disposizione più fondi” , ma “come possiamo attingere a quei fondi insieme”?

Tra gli stakeholders c’è chi lamenta che molti bandi non sono “a misura” di strategie macroregionali. Si può fare qualcosa?

L’integrazione di risorse e obiettivi di una strategia macroregionale in quadri nazionali e regionali rimane una questione critica. Ma ci sono iniziative per superare questo.

Ad esempio, nella macroregione baltica diversi programmi hanno introdotto una “componente transnazionale” nei programmi nazionali e regionali sostenuti dai Fondi Fesr , per stimolare la cooperazione tra partners di Paesi diversi. Sempre lì c’è una rete di autorità di gestione per selezionare i migliori progetti innovativi. Nella regione del Danubio, alcuni programmi hanno stanziato una percentuale dei loro fondi per azioni che hanno un impatto macroregionale. Approcci ancora sporadici. Ma da incoraggiare senza cambiare le regole.

La politica macroregionale può giocare un ruolo sul fronte delle migrazioni?

La migrazione è un problema complesso e sfaccettato. Coinvolge istituzioni locali, nazionali, europee, pubbliche, private, no-profit. Un approccio macroregionale potrebbe offrire un quadro politico pertinente, per un’azione coordinata e cooperativa. A condizione, però, che i paesi e le regioni interessati condividano realmente gli stessi obiettivi.

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