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Le potenzialità inespresse dei bond di distretto

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Le potenzialità inespresse dei bond di distretto

Un decennio con il livello dei tassi d'interesse più bassi della storia non ha spostato significativamente il flusso del credito alle piccole e medie imprese, ma sopratutto alle piccolissime. L'Italia resta in coda alle classifiche europee per livello di erogazioni, staccata di gran lunga dai diretti competitor.
La crisi bancaria, le restrizioni delle norme europee di vigilanza hanno certamente avuto un peso notevole nell'impedire al sistema un recupero che il livello dei tassi d'interesse avrebbe consentito. Interi settori e territori hanno visto mutare rapidamente i loro riferimenti tradizionali, perdendo spesso gli interlocutori naturali. A pagare maggiormente sono state le imprese che per caratteristiche dimensionali e carenza dei fondamentali finanziari hanno ataviche difficoltà a fornire garanzie reali. Piccole e piccolissime imprese che non possono guardare alla quotazione in Borsa e non hanno le dimensioni per emettere mini-bond, e gli strumenti alternativi di finanziamento adoperati sui mercati finanziari ma ancora poco in Italia (l'80% del sistema dipende dal credito tradizionale contro il 60% della Francia e il 50% della Gran Bretagna).
Il tema non riguarda solo le stesse imprese ma la struttura del sistema. Piccole e piccolissime imprese sono parte integrante della catena della fornitura del made in Italy: il loro fallimento comporta falle nella filiera della produzione che si riverbera sul prodotto finito, spesso mettendo in crisi i brand capofila.
Si sono cercate strade alternative. In alcuni territori e filiere le imprese leader hanno trasferito ai fornitori il loro rating fornendo garanzie dirette. Lo ha fatto Kering-Gucci in Toscana (memore della scomparsa della fornitura della pelletteria in Francia negli anni Ottanta, asfissiata dalla mancanza di credito), lo ha fatto Otb-Diesel in Veneto. Un modello che ha funzionato, ma che non è riproducibile in territori che non hanno leader di filiera ed è comunque dipendente dall'iniziativa dell'impresa-locomotiva.
Borsa italiana (si veda il Sole 24 Ore del 12 gennaio) ha ideato un basket bond che prevede l'emissione di titoli garantiti dalle obbligazioni Elite e coperte mutualisticamente dalle società aderenti (per ora dieci).
I bond di distretto sono uno strumento ancora più basico che somma i vantaggi della finanza di territorio senza avere limiti di dipendenza da soggetti terzi o capofiliera e con costi minori per le imprese. Le iniziative in questi anni, dal 2006 in avanti, sono state però sporadiche. A Varese, in Piemonte, in Veneto, con la regia di Popolare di Bergamo, Unicredit e IntesaSanpaolo, e anche utilizzando garanzie Confidi, sono stati emessi bond ma lo strumento non è decollato.
Il perfezionamento dello strumento, o meglio una sua regolamentazione e sistematizzazione torna ciclicamente. La raccolta di fondi sul territorio destinati al territorio per progetti di sviluppo identificabili anche dai risparmiatori è tema fondamentale per la crescita. Fulvio Coltorti, a lungo capo dell'Ufficio Studi di Mediobanca, e Mauro Mastromarino di PWC hanno sviluppato un progetto organico per la creazione dei contratti di distretto finalizzati al lancio di bond. Coltorti e Mastromarino ipotizzano un formula che mixa la garanzia di filiera fornita da un'impresa leader e il bond di distretto propriamente detto. Una formula che aggirerebbe i problemi dimensionali e che può rappresentare una traccia su cui è possibile lavorare.

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