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Nannicini: un «conto formazione personale» per completare il Jobs Act

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Tommaso Nannicini
Tommaso Nannicini

Le priorità indicate sul Sole 24 Ore da Carlo Calenda e Marco Bentivogli, dalla centralità degli investimenti in formazione e capitale umano al rafforzamento della qualità dell’occupazione, «sono in perfetta sintonia con le proposte del Pd per la prossima legislatura e sviluppano il cammino di riforme che i governi Renzi e Gentiloni hanno portato avanti in anni difficili». Per Nannicini, economista alla Bocconi di Milano e braccio destro del segretario dem nell’elaborazione del programma economico, vanno messi in campo «strumenti che rendano concreto e credibile, non solo a parole, il diritto soggettivo di ogni lavoratore a una formazione permanente, indipendentemente dal tipo di contratto».

Lo strumento, ancora in fase di approfondimento tecnico, potrà essere una sorta di «conto personale formazione»: si partirebbe con una dote iniziale (si ragiona su 500 euro dal 18esimo anno di età della persona) da alimentare poi con accumuli successivi. Si punterebbe su servizi personalizzati, che potranno essere anche rafforzati per migliorare, ad esempio, l’alternanza scuola-lavoro e il sostegno ai percettori del reddito di inclusione, il primo intervento strutturale di contrasto alla povertà introdotto in Italia. Il Pd punterebbe, così, a completare il Jobs Sct, dopo che quest’anno è reso strutturale l’assegno di ricollocazione per tutti i disoccupati (e cassintegrati nelle crisi aziendali un po’ più delicate che rischiano di sfociare in cospicui esuberi di personale), consolidando il ruolo dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal).

Una possibile copertura dei costi iniziali del «conto personale» (le primissime stime parlano di circa 300 milioni di euro) potrebbe arrivare da un aggravio economico sui contratti a termine.

Il punto è che «il diritto al lavoro» sta evolvendo: fino a qualche tempo fa ci si preoccupava del semplice inserimento in un singolo posto al termine degli studi e poi per tutta la vita. Adesso, i pensieri (e le aspettative) sono differenti, per giovani e non, con carriere lavorative spesso discontinue, caratterizzate da un susseguirsi di periodi di interruzioni e di ripartenze. Non solo. C’è poi la spinta della rivoluzione tecnologica e le rinnovate esigenze della fabbrica 4.0: gli studi, nazionali e internazionali, più accreditati evidenziano che le dieci professioni oggi più richieste dal mercato non esistevano fino a dieci anni fa, e il 65% degli studenti che hanno iniziato le scuole primarie nel 2016 affronterà un lavoro di cui in questo momento non si conoscono le caratteristiche. Ecco quindi, nel disegno di politica economica dei dem, la necessità del «conto personale», che - da quanto si apprende - dovrà servire anche a unificare gli strumenti di orientamento, di garanzia del reddito e la formazione lungo tutta la vita. «Su queste priorità - aggiunge Nannicini - spero arrivino presto momenti di dialogo e confronto».

Oltre al diritto soggettivo alla formazione di ciascun lavoratore, il partito democratico sta pensando anche a due altre proposte, collegate: passare dagli incentivi congiunturali agli investimenti a un sostegno strutturale per le imprese che innovano e portano avanti un faticoso processo di riconversione imposto da un’economia globale che corre; e il decollo di una nuova filiera scolastica “professionalizzante”. Qui, in particolare, si tratterebbe di rilanciare, a livello secondario, l’istruzione tecnica e professionale (per far acquisire ai ragazzi competenze pratiche e subito spendibili nel mondo del lavoro); e, poi, a livello terziario, continuare la strada del potenziamento degli Its, gli Istituti tecnici superiori, che hanno un tasso di occupabilità superiore all’80%; e che, nel giro di qualche anno, dovranno diventare il canale formativo “privilegiato” per il settore industriale.

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