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Rete senza regole, ci provano le Autorità

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Rete senza regole, ci provano le Autorità

Come una bicicletta che insegue un’auto da Formula 1. Tra le regole e l’innovazione dei mercati la corsa si fa sempre più impari, l’intervento normativo - quando si ritiene sia necessario - si rivela più complesso del previsto (vedi Web tax) o non può che essere parziale (vedi Fintech) e nell’indeterminatezza di servizi o addirittura settori economici inediti ora provano a muoversi le Autorità indipendenti. Non c’è un disegno organico, ma tentativi per ora slegati e si potrebbe dire pionieristici di fissare almeno dei princìpi, delle linee guida, oppure di suggerire con l’arma del parere o della segnalazione. Big data e intelligenza artificiale, pirateria online, privacy dei dati digitali, social media influencer, perfino fake news e ovviamente piattaforme della sharing economy: i garanti hanno iniziato a tracciare almeno dei confini ed è probabile che in questa fase, con le Camere sciolte e l’attività politica monopolizzata dalla campagna elettorale, tocchi a loro anche continuare l’opera.

Big data e intelligenza artificiale
Antitrust, Authority per le comunicazioni (Agcom) e garante della privacy stanno ultimando l’indagine congiunta sui big data. L’Agcom metterà in rilievo i rischi della selettività degli algoritmi nel determinare le scelte degli utenti finali nell’accesso attraverso il web a beni e servizi di consumo. Dal canto suo, l’Antitrust sembra consapevole che l’utilizzo e l’analisi tramite algoritmi di grandi quantità di dati può creare per gli utenti effetti di lock-in, cioè di vincoli anticoncorrenziali, generati dalle grandi piattaforme online. In un recente convegno svolto a Milano, il Garante ha messo in guardia dal rischio che i “Tech giants” sfruttino i big data sui loro mercati di riferimento, sul mercato della pubblicità online ma anche su una pluralità di altri mercati non direttamente collegati: Amazon che guarda alle assicurazioni, Facebook ai telefonini, Google ed Apple alle auto senza pilota. Così, al crocevia tra concorrenza e privacy, si combinano informazioni con modalità che gli utenti non possono conoscere e si erigono
barriere all’entrata di soggetti nuovi e meno strutturati. Di qui la possibilità di studiare misure antitrust.

Si sta spingendo in un’altra direzione l’Agenzia per l’Italia digitale, che ha costituito una task force di 30 esperti sull’intelligenza artificiale, che i big data li analizza e interpreta per poi utilizzarli in applicazioni potenzialmente sconfinate. All’Agenzia si stanno occupando in particolare degli effetti sulla Pubblica amministrazione: a breve sarà diffuso un libro bianco con i 10 grandi impatti dell’IA, dall’etica alle competenze, e con esempi pratici di cambiamenti per i cittadini: nella sanità (dagli strumenti predittivi ai trattamenti personalizzati), nella giustizia (identificazione frodi), nella scuola (strumenti automatici di valutazione, personalizzazione del materiale didattico, tutoring automatizzato), nella sicurezza (traduzione automatica, sorveglianza robotica), nel pubblico impiego e collocamento (gestione del personale e delle carriere), nei rapporti con il cittadino (question answering, democrazia partecipata).

Diritto d’autore e privacy
Servono norme restrittive, bastano linee guida “light” o il web deve restare una zona franca? Per ora, in alcuni ambiti, il legislatore ha messo in campo le Authority. La legge europea 2017 - la stessa che prevede sanzioni dell’Agcom fino a 2,5 milioni per chi viola la «net neutrality» - dispone che la stessa Authority, previo un proprio regolamento, possa ordinare in via cautelare la rimozione di contenuti online che violano il diritto d’autore e impedirne la riproposizione sui siti sui cui erano disponibili in precedenza (il cosiddetto “notice & stay down” che fa inorridire chi sul tema difende il ruolo dell’autorità giudiziaria). È invece un emendamento alla legge di stabilità approvato alla Camera a chiamare in causa il Garante per la privacy che dovrà emanare un regolamento sulla portabilità dei dati tra una piattaforma e l’altra.

Pubblicità occulta e fake news
Sfugge per ora ad ogni regola la pubblicità occulta dei «social media influencer», personaggi di riferimento del web, in grado di influenzare gusti ed acquisti con un semplice post o una foto su Instagram. L’Antitrust, con la collaborazione della Gdf, ha usato lo strumento della moral suasion con lettere inviate a 7 influencer e 11 società con grandi marchi. Positivo l’esito, perché sono state recepite le richieste di trasparenza, ma resta il vuoto normativo. Di autoregolamentazione e codici di condotta parla invece l’Agcom nel provvedimento che ha istituito un Tavolo tecnico contro la disinformazione online (le fake news).

La sharing economy
Abbandonate le velleità di leggi quadro, che in Parlamento si sono presto arenate, le grandi piattaforme di condivisione - dagli affitti brevi, al trasporto, alle prestazioni lavorative - restano la zona grigia per eccellenza, non a caso praticamente ignorata dalla prima e unica legge per la concorrenza che sia mai stata fatta in Italia. E nei pochissimi casi dove si norma, o si prova a farlo, il terreno si fa subito scivoloso.

Due esempi. La «tassa Airbnb» introdotta con la manovrina di aprile - e già criticata dall’Antitrust, che con una segnalazione ha sottolineato possibili ricadute negative sui consumatori - è stata rimessa in discussione dal Consiglio di Stato con rinvio ad un’udienza del Tar. Poi il fronte Uber, sul quale l’Antitrust ha raccomandato una regolamentazione meno invasiva possibile. In questo caso la legge concorrenza l’ha presa un po’ alla larga prevedendo una delega al governo per riformare tutto il settore taxi-noleggio con conducente, ma pensare che il riassetto vada in porto in piena bagarre elettorale è quasi un’utopia.

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