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Più sostenibilità negli accordi di libero scambio

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Più sostenibilità negli accordi di libero scambio

Il programma per la crescita di Carlo Calenda e Marco Bentivogli (Sole 24 Ore del 12 gennaio) non è solo originale per il connubio inusuale dei proponenti, ma è ambizioso e stimolante per il contenuto e le proposte.

Non entro nel merito di ciò che il Governo ha fatto o sulle promesse di coloro che si candidano a essere Governo nei prossimi anni ma, anche nei commenti al programma sino a oggi pubblicati, rilevo in ogni caso che c’è molto da fare.
Un impegno di cui tutti sono consapevoli, anche se diverse sono le priorità e gli strumenti che si pensa di mettere in campo.

Almeno questo unisce, ed è di per sé elemento che dà speranza.

Diverso è credere nelle proposte e negli uomini che le presentano, e ognuno di noi sceglierà come ci compete per diritto-dovere di cittadino elettore.
Ci sono alcuni temi che compongono le posizioni, qualsiasi sia la formazione, l’idea politica o il modello economico che si ha in mente: come congiungere la Società, le Persone, con le Istituzioni, il Governo, l’Economia ed il Mercato.
In termini politici ciò significa operare per aumentare la partecipazione, la sicurezza, la fiducia, rendere più forte la condivisione.

In termini economici gli esperti parlano di collaborazione, competitività, merito, competenza, qualità e dignità del lavoro, innovazione e sostenibilità.
Aspetti che sono nell’attenzione di tutti, anche dei “potenti di Davos” come ha efficacemente rappresentato Klaus Schwab, Presidente Esecutivo del World Economic Forum: «Certo nessuno nega che una economia globale guidata dalla tecnologia crei squilibri o che si possa raggiungere una maggiore efficienza senza maggiore equità. Tuttavia molti di coloro che sono riusciti ad avere la giusta diagnosi hanno sbagliato cura. Per comunicare nessuna delle forze tecnologiche ed economiche globali al lavoro oggi, può essere regolata a livello nazionale. Quando le forze che guidano l’economia globale sono più forti di qualsiasi altro Paese il perseguimento degli interessi ristretti ed egoistici semplicemente non può funzionare… La formula per costruire società inclusive è ben nota: investire nella istruzione, ridurre gli ostacoli alla mobilità sociale ed economica ed incoraggiare la concorrenza. Non esiste un’unica misura che vada bene per tutti. Governo, imprese, società civile devono collaborare per la sperimentazione in questi ed in altri settori ed i cittadini hanno bisogno di ragioni per credere che i loro Leader agiscano per il bene comune». (Sole 24 Ore del 21 gennaio)

Per trasformare la consapevolezza in azioni servono strumenti.
Strumenti che stimolino la partecipazione consentendo l’elaborazione “dal basso” di proposte, e di soluzioni che facilitino la consapevolezza e la condivisione necessarie per alimentare la fiducia e sostenere la speranza.

La Normazione tecnica consensuale (lo Standard) è in questo una opportunità per il perseguimento dell’obiettivo di Calenda e Bentivogli: «Creare un contesto di regole condivise e necessarie a garantire la natura equa del commercio internazionale ed a mitigare gli effetti di una globalizzazione squilibrata».
Uno strumento che, per la sua multilateralità, armonizzazione e mutuo riconoscimento tra le parti, ha già dato prova di utilità per sostenere «la prossima battaglia che dovremo portare avanti: quella della inclusione dei principi di sostenibilità sociale e ambientale negli accordi di libero scambio».

Un ruolo e una potenzialità quello della Normazione Consensuale che ha trovato legittimazione nel recente Decreto 223 del 15.12.2017 con cui in attuazione al Regolamento Ue 1025/12 sono stati identificati ruoli, funzioni e modalità di finanziamento della Normazione Consensuale.

Un compito ribadito dalla Commissione Europea nella Relazione al Parlamento e al Consiglio Ue Com (2018) 26 del 16 gennaio 2018 sul Contributo delle Norme Europee alle politiche Ue: «La nuova visione della normazione supera le modalità tradizionali di gestione del passato limitate al sostegno tecnico ai fini della armonizzazione dell’Ue. La nuova visione è incentrata sul contributo della normazione alle sfide sociali ed alle politiche europee, quali promuovere l’innovazione, rafforzare la qualità e la sicurezza, rilanciare la crescita e l’occupazione, sostenere le catene di valore globale e lo sviluppo del mercato unico».

Un ruolo di piattaforma facilitatrice e condivisione della conoscenza che, al di là del sostegno tecnico alla qualità dei prodotti, dei processi e della sicurezza del lavoro, è stato riconosciuto anche dalla X Commissione della Camera dei Deputati nel documento su Industria 4.0, valorizzato poi nella regia italiana degli accordi del G7 Industry e nel progetto sviluppato dal Mise nel triangolare con Francia e Germania.

Un ruolo che la Normazione Consensuale (lo standard) svolge in tutti gli ambiti individuati da Fabrizio Onida nelle sue considerazioni a commento della proposta Calenda-Bentivogli (Sole 24 Ore del 23 gennaio): dalla efficienza energetica, alla mobilità ecosostenibile, alla fabbrica del futuro, alle smart city, alla sicurezza alimentare, all’aereo-spazio, ai nuovi materiali polimerici e ceramici, alle bio-nano tecnologie (i sacchetti compostabili di cui si parla ne sono un esempio), all’intelligenza artificiale. E che va anche oltre, come nel rapporto uomo macchina, nelle nuove professioni, nella digitalizzazione del processo produttivo delle costruzioni, nella responsabilità sociale, negli acquisti e filiere sostenibili, nella salubrità e qualità delle risorse, nell’etica comportamentale.

Congiungere posizioni, pur con punti di partenza e lettura diverse, è il compito che ci attende per la costituzione di una “società buona”.
Utilizzare gli strumenti che valorizzano partecipazione, democrazia trasparenza e consensualità, che facilitino il trasferimento della conoscenza e la condivisione delle best practice, è un modo per costruire la società inclusiva e l’economia della collaborazione e creare valore economico efficiente e sostenibile.

Un modo per fare il percorso della crescita insieme, consentendo a tutti di rappresentare la propria opinione ma, a cominciare dai “potenti di Davos”, tutti consapevoli che la soluzione è nel ricercare la condivisione rispettando la dignità e l’interesse di tutti.

Presidente UNI (Ente Italiano di Normazione)

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