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La spinta responsabile alla modernizzazione

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La spinta responsabile alla modernizzazione

L’approvazione del bando per l’attivazione dei Competence Center di Industria 4.0 chiude il cerchio della più importante misura di politica industriale varata nella legislatura che va a chiudersi. Il primo piano organico per la modernizzazione del sistema produttivo che, dopo anni di oblìo, riporta l’impresa al centro dei progetti di innovazione e crescita del Paese.

Si è molto discusso, a giusta ragione, delle misure di incentivo fiscale automatico concesse alle imprese che investono nel rinnovo tecnologico del parco macchine: iperammortamento e superammortamento hanno concretamente riattivato la spesa per investimenti privati e avviato un processo di modernizzazione del sistema industriale. Oltre ad aver dato all’industria delle macchine utensili uno slancio che non si registrava dagli anni del Boom economico. Un dato per tutti, l’ultimo rilasciato la settimana scorsa dall’Ucimu (l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili), dà il senso del circolo virtuoso attivato da Industria 4.0: a novembre gli ordini di robot sul mercato interno sono cresciuti dell’85%, tanto da saturare le linee di produzione dell’intera filiera fino a settembre prossimo.

Molto meno si sono analizzati gli effetti strutturali di Industria 4.0. Un po’ per il ritardo con cui è stato approvato il decreto, lungamente atteso, che prevede l’istituzione dei Competence Center e che, per problemi di navette ministeriali, è stato rilasciato solo il 10 gennaio scorso. Un po’ perché l’attenzione degli analisti e degli addetti ai lavori si è concentrata su incentivi fiscali di entità finora mai visti per l’industria. L’iperammortamento del 250% per i beni strumentali di natura digitale, in effetti, ha pochi precedenti in Italia.

Il bando sui Competence Center, invece, proietta Industria 4.0 negli anni a venire, gli dà una natura strutturale che supera la logica stessa degli incentivi. Certo, i 40 milioni di euro previsti dal bando per l’istituzione dei poli di ricerca pubblico-privata non sono una somma risolutiva, ma l’architettura disegnata dal piano è una solida base di partenza per avviare quel dialogo tra impresa e Università che in Italia non è mai decollato. Da qui si parte per attivare un altro circolo virtuoso di investimenti e ricerca, per individuare le direttrici tecnologiche su cui si muoverà l’industria del futuro e trasferirle anche alle pmi, spesso in difficoltà per attivare la ricerca per mancanza di laboratori e risorse.

Il bando, infatti, spinge fortemente alla creazione di poli tra le punte di diamante della ricerca universitaria e il meglio dell’impresa, la sua avanguardia tecnologica. Non a caso, in corsa per ottenere i finanziamenti e avviare i Competence Center ci sono i centri d’eccellenza della ricerca pubblica (i Politecnici di Torino e Milano, le facoltà di ingegneria di Napoli e Bari, la Normale e la Scuola Sant’Anna di Pisa, i poli universitari del Veneto e dell’Emilia Romagna) che dovranno sottoscrivere accordi di partenariato con le imprese attive sui territori.

Nella logica del piano si avvierà un’osmosi sulle grandi linee di sviluppo della ricerca finalizzata al trasferimento di competenze all’industria per la produzione di beni e servizi. Ricerca pura al servizio della ricerca applicata. Quello che in Germania fanno i circa sessanta Fraunhofer e in Inghilterra i sette Catapult Centers. Un modello che in Italia mancava nonostante il sistema delle imprese e anche le Università lo chiedessero, inascoltate, da anni.

Il secondo aspetto di natura strutturale che si concretizza è il percorso di formazione previsto dal decreto sui Competence Center e dal bando approvato ieri. La formazione di personale altamente qualificato - ingegneri, tecnici e operai specializzati - è il secondo aspetto critico da risolvere per un’applicazione di Industria 4.0 duratura ed efficace. Tutti i dati rilasciati dall’Istat e dagli istituti di ricerca indipendenti segnalano, infatti, un mismatch rilevante tra domanda e offerta di lavoro digitale. Mancano gli specialisti di Industria 4.0 e anche le imprese avrebbero la necessità di formare o riqualificare i loro dipendenti. I Competence Center sono il luogo previsto dal Piano anche per la formazione digitale.

Ecco perché è una buona notizia che, con l’emanazione del bando, il percorso normativo di Industria 4.0 si sia chiuso prima delle elezioni. Sarebbe auspicabile che, anche dopo il 4 marzo, l’implementazione di Industria 4.0 non venisse abbandonata ma, al contrario rafforzata. Indipendentemente dall’esito delle elezioni e dal Governo che si andrà a formare resta un percorso obbligato per la modernizzazione dell’industria e un ritorno stabile alla crescita.

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