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La nascita di un asse tra Roma e Parigi passa da ricerca, imprese e…

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accordi bilaterali

La nascita di un asse tra Roma e Parigi passa da ricerca, imprese e sicurezza

(Agf)
(Agf)

È senz’altro un fatto politico di particolare importanza che si sia delineata, su iniziativa di Emmanuel Macron, la prospettiva di un’intesa bilaterale fra Parigi e Roma che valga a rafforzare il “nocciolo duro” dell’Unione europea.

Tuttavia, affinché la promessa da lui formulata, nel suo ultimo incontro con Paolo Gentiloni, di coinvolgere l'Italia nell'ambito di un rinnovato asse franco-tedesco volto a ridisegnare l'assetto e le direttrici di marcia della Ue, non si traduca in pratica in una collaborazione in termini sussidiari, occorre che l'enunciato “Trattato del Quirinale”, a cui si sta lavorando, si fondi su salde basi concrete e paritetiche. È quindi essenziale, innanzitutto, che da parte della classe politica francese si volti decisamente pagina rispetto a certi pregiudizi congeniti nei riguardi del nostro Paese improntati in passato da una commistione fra supponenza e alterigia.

È vero che ancor più burbanzosi e marcati sono stati certi reiterati sermoni nei confronti dell'Italia di vari esponenti politici tedeschi. Ma è anche vero che ad alimentare, in entrambi i casi, questo genere di atteggiamenti fortemente critici e diffidenti è stata la persistenza di vistose anomalie del nostro sistema-paese e, quindi, la scarsa fiducia nutrita a Parigi come a Berlino nei confronti (tranne alcune singole eccezioni) della condotta e dell'operato della nostra classe dirigente.Perciò spetta adesso, dopo la proposta di Macron, a tutte le parti in causa dar prova di relegare definitivamente d'un canto determinati motivi polemici, fonte di reciproche incomprensioni, che sarebbero altrimenti d'ostacolo a un'effettiva e feconda convergenza d'intenti e obiettivi per un rilancio della causa europeista.In vista della stipulazione entro quest'estate di uno specifico trattato con i nostri cugini transalpini, sulla falsariga di quello dell'Eliseo con la Germania, risulta quindi utile e congeniale quanto è emerso dai lavori del primo Forum economico italo-francese (avvenuto fra il 25 e il 26 gennaio), promosso da Confindustria e Medef, l'omologa Confederazione industriale d'Oltralpe.

Si è trattato di un Convegno indetto per la realizzazione di un nuovo progetto comune su scala europea, all'insegna della crescita e della competitività, tanto più significativo in quanto è coinciso con l'avvio (dopo lo stiracchiato accordo nell'anno scorso sulla gestione dei Cantieri di Saint-Nazare) di un piano strategico, inteso a fare di Stx, in comproprietà della Fincantieri e dello Stato francese, una grande impresa europea a livello mondiale in campo navale sia per la produzione civile che per quella militare. E che potrebbe estendersi anche ai settori dello spazio e della sicurezza.Vale la pena, quindi, di sottolineare in primo luogo il fatto che i rappresentanti del mondo imprenditoriale dei due Paesi abbiano, da un lato, ribadito che l'industria continua a costituire pur sempre, nell'epoca della globalizzazione e del digitale, il motore dello sviluppo dell'Europa; e, dall'altro, abbiano allargato il dialogo ad altre componenti della realtà economica, da quelle bancarie a quelle finanziarie e delle assicurazioni, facenti capo alla Febaf. Da questo ampio e proficuo confronto di opinioni e di analisi, a cui hanno partecipato pure il ministro francese dell'Economia Bruno Le Maire e il nostro ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, è scaturita una dichiarazione congiunta, in cui sono state messe nero su bianco tredici proposte operative riguardanti, fra l'altro, temi e problemi di cruciale rilevanza come quelli relativi alla ricerca e alla formazione, agli investimenti infrastrutturali, all'accesso delle imprese ai mercati finanziari e dei capitali, alla difesa e alla sicurezza, nonché alle relazioni con l'Africa.Si può dire pertanto che si è cominciato col piede giusto a compiere alcuni passi validi e tangibili lungo un percorso che dovrebbe portare all'atto di battesimo di un'effettiva “cooperazione rafforzata”, nei contenuti e nei propositi, fra i due Paesi. Va detto che dipenderà da una reciproca ed esplicita “volontà politica” l'esito finale di quest'itinerario

. È evidente perciò quanto pesino, per il momento, sulla conclusione di questa complessa operazione di raccordo e condivisione le incognite del voto italiano, i dilemmi sulla nostra governabilità e sulla nostra affidabilità nel versante europeo, che si avrà modo di riscontrare all'indomani delle elezioni del 4 marzo.

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