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Il diario degli italiani negli archivi Inps

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Scenari

Il diario degli italiani negli archivi Inps

  • –Davide Colombo

La bella notizia dell’aumento della speranza di vita degli italiani, pi che raddoppiata nell’ultimo secolo - 84,9 anni per le donne e 80,6 per gli uomini secondo Istat - finita con il diventare, in questi mesi, uno dei temi pi divisivi del confronto politico. Perch, se vero che vivendo pi a lungo bisogna andare in pensione pi tardi, e anche vero che non tutti “vivono pi a lungo” allo stesso modo. Cos, fissati i cinque mesi di lavoro in pi che si dovranno fare, dal 2019, per raggiungere la pensione di vecchiaia (a 67 anni), s’ deciso di dare vita a una commissione tecnico-scientifica per definire come declinare in futuro aumenti automatici dei requisiti in base alle diverse tipologie di impieghi.

Una sorte non molto diversa toccata anche all’ottima notizia che la ricchezza privata delle famiglie pi che raddoppiata rispetto ai livelli degli anni 80, nonostante la crescita meno solida dei redditi da lavoro. Nelle recenti cronache, infatti, il primato stato rievocato per sottolineare come gli indicatori Ocse-Pisa ci inchiodino in fondo alle classifiche internazionali di alfabetizzazione economica e finanziaria. Un ritardo che si tenter ora di colmare con un programma per una Strategia nazionale per l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale appena approvato dal Parlamento.

In effetti, quella ricchezza (quasi 9mila miliardi) per due terzi concentrata in abitazioni di propiet (nel 2016 il 92% del patrimonio residenziale risultava posseduto dalle famiglie secondo Istat), un asset poco liquido e dunque inadatto per fronteggiare necessit improvvise.

Un altro esempio di significativo contrasto nella storia del nostro sviluppo economico: il Pil dell’Italia cresciuto di ben 12 volte dall’Unit d’Italia a oggi. Ma la crescita non ha ridotto le differenze territoriali che ancora dividono Nord e Sud, come non succede in nessun altro paese dell’Eurozona: se in Campania il Pil aumentato in un secolo e mezzo di 7 volte, in Emilia Romagna lo sviluppo stato di 16 volte, pi del doppio.

Per cogliere che cosa sta dietro ai grandi mutamenti che hanno caratterizzato le diverse dimensioni dello sviluppo degli italiani ci vengono in soccorso, ormai da anni, le nuove tecniche d’indagine basate sui “microdati” elementari che riguardano gli individui e che vanno oltre i quadri macroeconomici e socio-demografici generali.

Un esempio fondamentale l’Indagine sui bilanci delle famiglie che la Banca d’Italia porta avanti da oltre cinquant’anni, una delle pi longeve al mondo. Approcci grazie ai quali oggi sappiamo qualche cosa di pi dei meccanismi sottostanti l’evoluzione dei tassi di povert, conosciamo meglio lo stato di salute della classe media e la vulnerabilit economica delle diverse fasce della popolazione.

Questi risultati sono emersi in occasione dell’anniversario dei 150 anni dell’Unit, nel 2011, con la pubblicazione del libro di Giovanni Vecchi In ricchezza e in povert, un lavoro dell’economista dell’Universit di Roma Tor Vergata cui seguita una seconda importante pubblicazione scientifica Measuring Wellbeing. A History of Italian Living Standards appena proposta da Oxford University Press di New York.

Ora queste ricerche potranno compiere un significativo balzo in avanti grazie a un altro anniversario: i 120 anni dell’Inps e la decisione dei vertici dell’Istituto di mettere a disposizione dei ricercatori l’intero archivio storico. Protagonista di questo maxiprogetto di ricerca lo stesso Vecchi (si veda l’intervista) che coordina un programma di ricerca internazionale sui bilanci delle famiglie denominato Historical Household Budgets project e che ha illustrato il piano nel corso di un seminario dedicato alla ricorrenza Inps offrendo le serie di dati di lungo periodo che abbiamo sopra ricordato.

La potenza dei “micro-dati” sui redditi llustrabile con innumerevoli esempi. Si pu, cos, scoprire che la speranza di vita alla nascita in una grande citt del Nord pu variare di diversi mesi se si passa da un quartiere dove i salari medi sono pi elevati a una periferia dove la disoccupazione sempre stata alta.

I dati Inps sui salari e i contributi versati da ogni singolo lavoratore nei decenni passati consentiranno di comprendere meglio - secondo Vecchi - i grandi problemi strutturali che il paese non ha saputo risolvere a distanza di 150 anni. Saranno quattro i filoni di ricerca: i divari territoriali e le condizioni di vita; la mobilit sociale e geografica; le disuguaglianze di genere; il gradiente di mortalit lungo la scala del reddito.

Le evidenze che emergeranno da questi “scavi” offriranno un contributo documentato e solido al dibattito politico dei prossimi anni: difendere e migliorare in senso equitativo i livelli di benessere che il nostro Paese ha raggiunto diventer, grazie a lavori di ricerca come questo, un esercizio di policy un po’ pi efficace e sicuramente un po’ meno confuso.

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