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La svolta di Verona chiama la politica a un confronto serio

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L'Editoriale|assise Confindustria

La svolta di Verona chiama la politica a un confronto serio

A tre settimane dalle elezioni i cui esiti, anche a motivo di una pessima legge elettorale, potrebbero spalancare all’Italia le porte di una pericolosa ingovernabilità, il progetto-Paese degli industriali rappresenta una novità di assoluto rilievo. Fa riflettere la passione civile di una fetta decisiva della classe dirigente che vuole discutere sul futuro dell’Italia in Europa e nel mondo. E che si mette essa stessa in discussione, consapevole che la crescita passa anche per questa strada, senza autocelebrazioni di maniera.

La “svolta” di Verona, di questo si tratta. Migliaia di imprenditori hanno affollato il Palafiera con una voglia genuina di partecipazione al confronto sul cosa fare per rimettere in moto una ripresa stabile e ambiziosa. Una partecipazione che ha sorpreso per intensità e volontà di superare gli ostacoli che si frappongono sulla via dello sviluppo. Lo dicono i numeri, i volti noti e soprattutto quelli, sconosciuti, che con un trolley al seguito hanno portato alle Assise di Verona le loro storie vincenti e i problemi sui mercati del mondo. Confermando i silenziosi primati di un’imprenditoria che troppe volte, in Italia, è vissuta e dipinta come detentrice di piccole o grandi rendite di posizione e animata dall’opportunismo più minuto.

Nel Paese dei balocchi che questa confusa, e spesso indecente, campagna elettorale prospetta, la “svolta” di Verona ha così il merito, oggi, di proporre la visione di un Paese radicato in Europa e deciso a crescere e non a ritirarsi in un angolo buio. La politica, per prima, dovrebbe prenderne atto e non sottrarsi ad un confronto serio.

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