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Nuovi ricercatori: un segnale positivo che non basta

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ANALISI

Nuovi ricercatori: un segnale positivo che non basta

(Bloomberg)
(Bloomberg)

Le ultime misure messe in atto dall’attuale legislatura, come il finanziamento triennale straordinario ai dipartimenti universitari di eccellenza, nei fatti hanno solo creato un’ulteriore sperequazione nord-sud, togliendo speranze a realtà eccellenti per i risultati raggiunti, ma enormemente penalizzate da un inadeguato supporto territoriale. Tanti i punti su cui è necessario intervenire, ma il più urgente riguarda senza dubbio il reclutamento, insufficiente rispetto all’elevato numero di pensionamenti che si sta verificando in questi anni. La didattica e la ricerca universitaria si reggono in gran parte sulle spalle di personale precario, che si barcamena tra un contratto e l’altro pur essendo altamente qualificato e meritevole.

La legge Gelmini di riforma del sistema universitario ha introdotto il possesso dell’Abilitazione scientifica nazionale (Asn) come prerequisito fondamentale per svolgere le funzioni di Professore associato o ordinario. Nel contempo la riforma ha eliminato la figura del ricercatore a tempo indeterminato, sostituita dalle nuove tipologie a tempo determinato di ricercatore RTDa e RTDb, una sorta di tenure-track del pre-ruolo accademico, di cui solo il tipo RTDb dà accesso diretto a una posizione a tempo indeterminato, ovvero un contratto da professore associato al termine del triennio, previo conseguimento dell’Asn. La legge al momento non preclude che un concorso RTDb possa essere vinto da un non abilitato, che se da un lato ha tre anni di tempo davanti a sé per rafforzare il proprio curriculum, superare le soglie e abilitarsi, dall’altro in questo modo può superare in sede di concorso locale un candidato già abilitato a livello nazionale, essendo il possesso dell’abilitazione un parametro che in sede concorsuale non ha un valore fisso ed è valutato a sola discrezione delle commissioni locali.

Un’incongruenza, una stortura, un’aberrazione della legge che al contrario dei suoi intenti iniziali, lascia così ancora troppo spazio ai concorsi locali e alle logiche poco trasparenti che a volte ne determinano gli esiti. Senza considerare che a oggi gli abilitati sono circa 40mila, solo in minima parte già assorbiti dalle università o promossi di ruolo.

L’attuale legislatura in chiusura ha promosso con la Finanziaria 2017 un piano straordinario di assunzione di 1305 RTDb nei prossimi mesi. Poco, rispetto alle reali necessità, ma pur sempre una base su cui partire, un innesto di forze nuove nel sistema. Una proposta nata nelle scorse settimane e lanciata come petizione su Change.org con oltre 12mila firmatari, ha chiesto a gran voce che questo reclutamento straordinario potesse essere finalmente l’occasione per puntare realmente sul merito ed assorbire i migliori candidati per ogni disciplina, tra quelli già in possesso dell’Asn, sottolineando la necessità di un consistente e duraturo aumento delle risorse per il reclutamento ordinario e straordinario.

La proposta di considerare l’abilitazione requisito preferenziale o assoluto nei concorsi RTDb non è una novità, essendo di fatto già seguita come best practice interna da molte università, che preferiscono non rischiare di investire su un candidato senza abilitazione in quanto, se non dovesse conseguirla nel triennio, il posto andrebbe perso, a danno della programmazione didattica e della ricerca.

Il piano straordinario di reclutamento è stato però l’ennesima occasione sprecata. La ministra Fedeli, agli sgoccioli del proprio mandato e in piena campagna elettorale non è riuscita a farsi promotrice di questo cambio di rotta nelle politiche di investimento sull’università e la ricerca scientifica, e in particolare sul reclutamento, inadeguato rispetto alle reali esigenze didattiche e di ricerca delle università italiane. Il decreto attuativo relativo al Piano straordinario 2018 per il reclutamento di ricercatori RTDb firmato ieri, che avrebbe potuto rappresentare una svolta, delude inevitabilmente le aspettative dei tanti abilitati precari in attesa di una collocazione lavorativa in seno alle università italiane. Nessun aumento delle risorse per il reclutamento straordinario, restano infatti solo 1.305 i posti e non saranno riservati agli abilitati, a meno che non diversamente stabilito dalle università che bandiranno i concorsi. Il ministero è invece intervenuto a compensare parzialmente l’enorme sperequazione nord-sud creata dai tanto contestati Dipartimenti di eccellenza, per l’87% finanziati al nord. Ai 172 dipartimenti, molti del centro-sud, che sono risultati ammessi alla selezione, ma non sono risultati beneficiari del finanziamento andranno due posti RTDb aggiuntivi. C’è una velata ammissione che qualcosa nelle procedure valutative dei dipartimenti di eccellenza sia andato storto, amplificando lo storico e logistico divario nord-sud? Resta comunque evidente che solo delle scelte volte a incrementare il personale universitario e a premiare il merito, rivalutando la qualità delle risorse umane a nostra disposizione e offrendo loro le giuste opportunità, anche in considerazione del pari diritto di crescita in relazione al territorio, possano bloccare il declino e consentire un concreto progresso dell’università italiana, che sia capace di percepire e interpretare i cambiamenti della società attuale e contrastare l’ondata di emigrazione giovanile con la conseguente erosione del nostro prezioso patrimonio culturale.

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