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Nel college dove il vivaio della Juventus impara a vincere nel risparmio

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calcio ed educazione finanziaria

Nel college dove il vivaio della Juventus impara a vincere nel risparmio

Dal nostro inviato a Torino - «Dove mettere i miei soldi? Ho capito intanto che bisogna programmare il futuro e soprattutto avere un metodo per pianificare e tutelarsi dai rischi e dalle incertezze. Questo è un principio che mi interessa di più. I mercati finanziari sono interessanti, ma anche rischiosi e serve competenza per affrontarli. Meglio beni reali». Le 11.30 di un mattino di fine inverno alle porte di Torino. Hans Nicolussi Caviglia ha appena terminato di seguire la sua prima lezione di educazione finanziaria, organizzata presso lo Juventus College, il liceo che frequenta, insieme a Ubi Comunità e a Feduf (Fondazione per l’educazione finanziaria e per il risparmio).

In campo e in aula

Di fronte al suo interlocutore prova a portare un po’ della sicurezza che mostra in campo anche parlando di finanza. Diciassette anni, trequartista della Primavera della Juventus e già convocato nella Nazionale Under 18, Hans sa di avere davanti a sé un percorso che lo potrebbe portare sulle orme di gente come Platini, Baggio, Del Piero, Pjanic. Già ora in campo è un riferimento: le punizioni le tira lui. Il che è un privilegio e una responsabilità. Per questo l’idea di inserire nel suo percorso le conoscenze di base in materia finanziaria gli appare una cosa naturale. «Credo che incontri come questi siano costruttivi.

Noi sappiamo che avremo carriere tutto sommato brevi, che ci obbligano a imparare a gestire bene ciò che riusciremo a raccogliere». Ma dove investirebbe i suoi primi soldi veri? «Mio nonno ha un campeggio in montagna, potrebbe essere un’idea investire in questo campo. Insomma qualcosa che conosco bene, qualcosa di concreto. Sfizi a parte, per il futuro ovviamente servirà una pianificazione più strutturata».

Hans torna in classe con i suoi compagni di studi. Nicolò Fagioli, Giacomo “Jack” Galvagno, Giuseppe Leone ma anche Ammar Ramadan, Nikola Sekulov, Sofia Cantore o Beatrice Beretta. Il J College di Torino è un liceo scientifico a indirizzo sportivo frequentato da 94 ragazzi e 12 ragazze che coltivano il sogno di raggiungere il top. La serie A, la Nazionale. È il sogno di tutti i ragazzi, in Italia e nel mondo. L’Allianz Juventus Stadium, a un centinaio di metri, è lì ad aspettarli. Ma sono sogni che si avverano solo se si è capaci di rimanere con i piedi per terra. Come è noto, solo una sparuta minoranza arriva al top.

I sogni e la realtà

La maggior parte di questi ragazzi si fermerà nelle serie minori, in Lega Pro o in serie B. Qui non troveranno un Raiola o un altro manager che procurerà loro contratti d’oro. I dati delle dichiarazioni dei redditi 2015 (ultimi dati disponibili) parlano chiaro: dei 3.541 calciatori professionisti in attività, solo 1.140 hanno guadagnato oltre 100mila euro e solo 330 oltre i 700mila; secondo i dati dell’Associazione italiana calciatori, un migliaio (quasi uno su tre) lamenta ritardi nel versamento degli stipendi da parte delle società, per un totale di circa 15 milioni di euro. E se gli ingaggi al top della carriera sono milionari per solo un decimo dei professionisti, il dopo è un problema per quasi tutti: è a questo punto che il sogno fa i conti con una realtà, in molti casi amara. Sempre più spesso si chiude prima dei 30 anni, attratti da stipendi magari più bassi ma più stabili e con migliori prospettive. Hans, Jack e gli altri lo sanno bene: hanno dalla loro una candida saggezza che li rende consapevoli delle incertezze che li attendono e dell’impegno necessario. In campo e fuori. Chi è nato al volgere del millennio, come questi ragazzi, è naturale mettersi alla prova.

Come i test che gli esperti di Ubi hanno posto loro che mostrano i meccanismi mentali che presiedono al nostro modo di calcolare il denaro: dall’ancoraggio all’home bias all’overconfidence. Da lì alle nozioni di bilancio familiare, conto corrente e carte prepagate (che hanno quasi tutti i ragazzi del J College, essendo fuori sede) il passo è più breve. E il richiamo del campo (gli allenamenti del pomeriggio sono importanti, ci si sta preparando a una trasferta impegnativa: pareggio con la Lazio per 2 a 2) si fa meno pressante. Ai ragazzi coinvolti nel progetto viene quindi chiesto di elaborare un decalogo delle regole da seguire in materia di risparmio: accantonare somme fisse, non tenere troppo denaro in tasca, attenzione ai costi e agli interessi; e poi il confronto tra strumenti prima delle scelte. Al capitolo investimenti i ragazzi hanno sottolineato l’importanza di scelte razionali, del frazionamento del portafoglio di investimento, il ruolo dei beni rifugio.

Spunti per una didattica orizzontale, coerente con una materia “esperienziale” e con le attitudini dei giovani atleti. A differenza di gran parte dei loro coetanei, non vivono in famiglia, alcuni vengono dal Portogallo o dalla Siria. Presto hanno capito che la strada per coltivare il loro sogno è faticosa: passa da allenamenti, selezione ma non solo. Il primo obiettivo dello Juventus College è far sì che lo studio non venga percepito come un ostacolo o un male necessario, ma come parte integrativa del loro processo di crescita.

La scheda valutativa

«Valutiamo costantemente il coinvolgimento dei ragazzi in tutte le nostre attività - dice Stefano Braghin, responsabile dell’Academy organizational department e di Juventus women - e anche in occasione di queste iniziative di educazione finanziaria abbiamo verificato che, chi sa concentrarsi bene in classe, lo sa fare anche in campo. Basta con il luogo comune dei muscoli senza testa». I responsabili del J College redigono periodicamente tabelle valutative sui giovani calciatori in cui si tiene conto della relazione con i compagni (socializzazione, accettazione e condivisione delle regole del gruppo, collaborazione e cooperazione), con i professori e gli allenatori (rispetto delle figure di riferimento, delle regole e delle conseguenze, collaborazione durante le attività) e l’atteggiamento nella vita del J College (concentrazione, riflessione e accettazione degli errori, autonomia e gestione di sé, assunzione di responsabilità, entusiasmo /energia, impegno).

Un modello della scheda di valutazione utilizzata al J College

«La nostra realtà - dice Franco Cossard, preside dello Juventus College - punta a insegnare ai ragazzi un corretto stile di vita: non solo attenzione al denaro ma anche all’alimentazione, alla salute; con messaggi chiari per quanto riguarda il tabagismo o le scommesse. Stiamo spiegando ai ragazzi anche come utilizzare bene i social: ciò che si mette in rete resta. Ed è bene evitare di trovarsi in imbarazzo tra qualche anno. Sappiamo - aggiunge che il 10-15% di questi ragazzi potrà diventare professionista. Alle famiglie di tutti gli altri dobbiamo garantire un piano B».

«È importante capire sin da giovani che il denaro è importante. Saper destinare una quota del reddito a risparmio pone le basi delle scelte del futuro - dice Vincenzo Algeri, responsabile Ubi Comunità -. Da quest’anno seguiamo con attenzione il mondo dello sport. Che è avvantaggiato: il rispetto delle regole, l’educazione alla fatica e al saper far squadra, che sono competenze da abbinare ai redditi futuri». Sono le 15 ed è ora di calzare gli scarpini. Fuori fa freddo; in campo ci sono i paletti da dribblare prima di calciare in porta, gli ostacoli da superare per rinforzare le gambe in vista della prossima partita. Quella in campo e quella con il risparmio.

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