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L’eredità giuridica, politica e civile di Stefano Rodotà

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L’eredità giuridica, politica e civile di Stefano Rodotà

Stefano Rodotà (Ansa)
Stefano Rodotà (Ansa)

Si tiene a Torino in questi giorni (15-19 marzo) Legacy una manifestazione di quattro giornate dedicata al lascito politico ed intellettuale di Stefano Rodotà. Questo primo festival della memoria del grande giurista, intellettuale e uomo politico mancato la scorsa estate si suddivide in due parti: Codex e Civitas.
Codex raccoglie una cinquantina di giuristi civilisti italiani in rappresentanza di tutte le principali scuole per discutere di ideologie e tecniche di una ricodificazione civile adeguata ai tempi nostri. Civitas, manifestazione rivolta alla cittadinanza riflette invece sulla città come bene comune, sulla proprietà fondiaria, sulla rendita e sulle trasformazioni smart che le nuove tecnologie suggeriscono e spesso impongono alla vita urbana.

Come noto la legacy di Rodotà è stata tanto di natura giuridica quanto politica perché il maestro calabrese non considerava il giuridico come una forma separabile dal politico secondo i dettami del positivismo ancora largamente dominante presso i giuristi. Il suo impegno di giurista è stato sempre politico e istituzionale, per nulla astratto ma calato appieno nella realtà sociale di cui fu protagonista. Codex parte da un particolare lascito di Rodotà, quell’elaborazione teorica sul concetto di beni comuni emersa dalla Commissione ministeriale del 2007-2008 che porta il suo nome e che rappresenta uno dei pochissimi contributi della dottrina civilistica italiana che siano stati conosciuti e discussi in tutto il mondo. La definizione civilistica di beni comuni, un tertium genus fra pubblico e privato, era destinata a grande successo politico con il referendum sull’acqua bene comune del 2011 di cui Stefano Rodotà fu insieme ad Alberto Lucarelli e al sottoscritto il redattore. La nozione doveva inoltre ricevere un significativo riconoscimento giurisprudenziale in due sentenze del 2011 sulle Valli da pesca del la laguna veneta addirittura da parte delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Essa inoltre è stata riprodotta in moltissimi statuti comunali e regolamenti per la cura dei beni comuni, fonti legali sub primarie divenute molto diffuse per consentire alla cittadinanza un ruolo più diretto ed attivo nel governo della città.

La riforma della Commissione Rodotà, che oltre ai beni comuni si era fatta carico di riscrivere interamente il regime del titolo II del libro terzo del Codice Civile Italiano, non si tradusse tuttavia in delega e fu politicamente abbandonata senza mai diventare legge sello Stato. In queste giornate in memoria di Rodotà la dottrina giuridica intende rilanciare la partita invocando che una radicale riscrittura del Codice Civile del 1942 venga finalmente messa all’ordine del giorno. Bisogna infatti adeguare la più importante fra le nostre fonti a esigenze politiche e sociali che non sono più quelle degli anni quaranta quando ancora in regime fascista e prima dell’entrata in vigore della Costituzione i problemi erano quelli di uno stato di recente industrializzazione. Oggi siamo di fronte a problemi e sfide molto diversi ed è il valore ecologico quello che i beni comuni possono apportare alla necessaria riscrittura delle regole che dovranno governare i rapporti fra privati in questa nuova fase post-fordista e “cognitiva” del capitalismo italiano.

Il legame fra beni comuni e Civitas verrà discusso sabato e domenica in forma di dialogo fra diverse personalità, della politica e della cultura gran parte delle quali di Rodotà fu amica. Fra le lezioni magistrali più attese quelle di Salvatore Settis e del Presidente uscente della Corte Paolo Grossi massimo storico italiano della proprietà e dei beni comuni. Fra gli altri nomi celebri della manifestazione , Gustavo Zagrebelsky, (che si esibirà anche sabato alle 12 30 in un armeggione di Shubert al circolo dei lettori insieme al primo violino del Regio Relja Lukic), Alberto Quadrio Curzio (Presidente dell Accademia dei Lincei) , Luciano Violante, Elsa Fornero, Chiara Saraceno, Francesco Profumo, Franco Bassanini , Franco Gallo e il giudice federale statunitense Guido Calabresi. Legacy è prganizzato dall’International University College di Torino di Cui Rodotà fu per tre anni presidente, dal Collegio Carlo Alberto e dall’Università di Torino. Fra gli sponsors spicca la casa editrice Aboca che fa della riconversione ecologica della medicina, dell’economia e del diritto la sua cifra culturale. Sabato sera alla Cavallerizza lo spettacolo teatrale “Altri Mmondi Bike Tour” scritto da un gruppo di artisti che con Rodotà condivisero l’esperienza del Teatro Valle. Bene Comune completerà il programma di questo evento in memoria di uno dei personaggi pubblici più amati della nostra recente storia.

Ordinario di diritto civile dell' Università di Torino già Vicepresidente della Commissione Rodotà

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