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Su una collina toscana un museo all’aperto fa incontrare arte e paesaggio

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Cultura & Società

Su una collina toscana un museo all’aperto fa incontrare arte e paesaggio

L’arte ambientale l’ha inventata lui, quasi 50 anni fa. «Non c’era alcun modello di riferimento, e a sorpresa siamo diventati noi il modello per tante realtà in Italia e all’estero», spiega Giuliano Gori, 88 anni, svelando l’80esima opera che anima il parco e la seicentesca Villa di Celle, sulle colline tra Prato e Pistoia, a una trentina di chilometri da Firenze.

Qui – nel paesino di Santomato «che è difficile da trovare sulle carte geografiche» – si è sviluppata l’idea che l’arte possa nascere dal dialogo con lo spazio, con la storia del luogo e col committente, «cosa che negli ultimi 100 anni si era persa». E ha preso corpo un esperimento unico, che ha prodotto una delle più importanti collezioni al mondo di arte ambientale: molti dei grandi artisti contemporanei italiani e stranieri hanno salito la strada bianca che s’arrampica sulla collina di Santomato per lasciare segni e sensazioni nei 45 ettari di parco o nei tremila metri quadrati di edifici storici.

Da Alberto Burri (che ha sistemato il suo “Grande ferro Celle” appena fuori dal cancello che dà accesso alla Villa), a Jean Michel Folon; da Daniel Buren a Dani Karavan; da Aiko Miyawaki a Mimmo Paladino; da Anne e Patrick Poirier a Dimitri Prigov; da Michelangelo Pistoletto a Sol LeWitt, i grandi nomi della scena internazionale hanno aderito al progetto di Giuliano Gori che dal 1982 ha aperto al pubblico, su prenotazione, il suo prezioso “museo all’aperto”. Una collezione che ora si arricchisce appunto dell’opera numero 80, originale prima di tutto per il profilo degli autori.

A firmarla sono infatti, in coppia, il progettista del verde Andrea Mati e lo scrittore Sandro Veronesi, che prima di dedicarsi alla letteratura si è laureato (nel 1985) in architettura a Firenze. «Una delle poche cose che ricordo dei miei studi – ricorda Veronesi – è il paraboloide iperbolico, che negli anni Ottanta, quando facevo disegno e rilievo all’Università, era il simbolo della resistenza per forma, che in fondo è la poesia, mentre la resistenza per massa è la narrativa. Quella figura del paraboloide mi è tornata in mente quando Giuliano Gori mi ha chiesto di pensare a un’opera per Celle».

È nata così “La serra dei poeti”, una vera e propria serra in vetro e acciaio progettata da Veronesi e realizzata da artigiani locali, che è composta solo da elementi lineari e ha all’interno un semenzaio per coltivare le piante amate e celebrate dai poeti. La serra è infatti il punto consacrato alla poesia, un punto “focale” verso il quale convergono trenta cipressi (ciascuno dedicato a un poeta della tradizione italiana) disposti su quattro filari dal paesaggista Andrea Mati. «L’idea che ci ha guidato – spiegano Veronesi e Mati – è arrivare nel ’fuoco’ per ripartire con maggiore chiarezza interiore, data dall’arte».

L’intervento paesaggistico è diretto anche a risarcire l’oliveto distrutto il 5 marzo 2015 da una tempesta di vento che ha abbattuto 550 piante storiche del parco di Celle. Ora il parco è stato sistemato «e le piante hanno più aria e stanno meglio», dice Mati. In compenso il mese di marzo è diventato una sorta di cabala nel percorso di arte ambientale di Giuliano Gori: «In marzo ho avuto l’idea di riportare gli artisti a contatto diretto col committente; in marzo (era il 1970) mi sono trasferito qui a Celle; in marzo c’è stata la tempesta di vento; e ora, nel mese di marzo, inauguriamo questa opera dedicata alla poesia, che d’ora in poi qui sarà praticata anche attraverso incontri e letture». Con la missione di fare da cornice alle future opere degli artisti internazionali invitati a esprimersi a Celle.

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