Commenti

Se politica, architettura e design da temi diventano media

Cultura & Società

Se politica, architettura e design da temi diventano media

New York più di ogni altra città al mondo misura le sue trasformazioni con l’andamento dei mercati. Quello immobiliare per esempio ha trovato nella zona degli Hudson Yards una nuova piattaforma di sviluppo e speculazione – gemelli inseparabili. La creazione di un nuovo polo architettonico si concentra su alcuni progetti visionari come il nuovo centro culturale the Shed di Diller Sconfidio + Renfro o la torre-giardino Vessel progettata da Thomas Heaterwick. Le brochure di promozione di questo quartiere sono ovunque, persino nei centri commerciali di Columbus Circle. Tra gli studi coinvolti nei grandi lotti vista fiume ci sono anche Norman Foster, Kohn Pedersen Fox Associates, David M.Childs / Skidmore, Owing & Merril.

Se questa è la situazione intorno al molo 79, il mercato dell’arte celebra il suo business non lontano. Come ogni anno dal 1994 a marzo è andata in scena the Armory Show, la fiera d’arte moderna e contemporanea più importante di Manhattan. Tra i moli 92 e 94 l’edizione 2018 si è distinta per le incursioni multidisciplinari. Politica, architettura e design non sono più soltanto dei temi ma dei media che gli artisti utilizzano per sperimentare linguaggi e approfondire una ricerca visiva tanto inarrestabile quanto inquieta.

JR, nel booth del gallerista Jeffrey Deitch e lungo il perimetro esterno della fiera ha installato, con la collaborazione di Artsy, enormi riproduzioni fotografiche su diversi supporti. Ognuna ritraeva storiche immagini dei migranti di Ellis Island a cui l’artista ha sostituito i volti con quelli degli attuali rifugiati siriani. La retorica delle immagini, la monumentalità dell’intervento e i ricorsi storici evocati hanno generato un intervento forte e diretto, un lavoro che cita il muralismo latino americano e la carica dei graffiti statunitensi.

Design e alto artigianato applicato alla serie limitata sono state le sorprese presentate dalle uniche due gallerie di collectible design nel porftolio della fiera. La fauna lisergica disegnata dal duo di designer texani Haas Brothers era protagonista nello spazio di R&Company che hanno festeggiato questa partecipazione con grandi risultati. Il primo giorno hanno venduto uno dei grandi funghi di perline tessute alla cifra di oltre duecentomila dollari. Carpenters Workshop gallery ha invece ricostruito lo studio del designer Nacho Carbonell, designer di Valencia con studio a Eindhoven. Un grande tavolo da lavoro introduceva a una selva di lampade scultura dalle elaborate e intricate lavorazioni metalliche, cespugli e selve cristallizzate.

Sul mistero degli oggetti, sulla qualità formale di sedute, porte e infissi come artefatti del quotidiano si concentrano altre ricerche. Tra queste i collage di Rachel Whiteread che erano esposti dalla galleria Lorcan O’Neill, i mobili surreali e organici di Tishan Hsu alla Empty gallery o il lavoro – tra i più fotografati e caricati su Instagram - di Roxy Paine da Paul Kasmin gallery: un diorama di una sala riunioni simile a quelle dei gruppi d’ascolto e delle sessioni di team building. Sedute anonime, tavoli, bicchieri di plastica e termos di caffè, luci al neon e pareti color cappuccino compongono una scenografia tanto familiare quanto alienante. Dagli interni alle piante degli edifici, la scala dell’architettura è invece l’ossessione di Ivan Navarro presente sia da Kasmin che in altri stand. La combinazione di neon e specchi creano quadri infiniti nelle profondità e stranianti nella vertigine ribaltata delle altezze.

La formula degli stand monografici è una soluzione classica ma quanto mai praticata dai galleristi presenti all’Armory show. Gagosian ha scelto Nam June Paik; Omer Tiroche ha optato per Yayoi Kusama; Sims Reed per Bruce Nauman; Mercedes Viegas per Anna Maria Maiolino; Redling Fine Art per Tony Oursler. The Armory Show è un appuntamento fondamentale dell’art tour internazionale. Le date della prossima edizione sono già state annunciate: 7-12 marzo sempre in fondo alla dodicesima avenue.

© Riproduzione riservata