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CAMBIAMENTI CLIMATICI

In Antartide, il continente il cui destino influenzerà la vita di milioni di persone

Frithjof Kuepper è un signore affabile: ridacchia molto, gli piace fare conversazione ed è garbato in ogni circostanza. Professore di biodiversità marina all'Università di Aberdeen, Kuepper è anche uno della selezionatissima razza di scienziati che si immergono nelle acque al largo dell'Antartide, il continente più freddo, più isolato e più complicato al mondo. È lì che si trovava a gennaio, quando ha tirato fuori il suo laptop per scrivere un messaggio accorato a un gruppo su Facebook denominato “F**k the leopard seal” (“Fanculo la foca leopardo”). Ha scritto: “Il mostro è tornato”.

Kuepper si trovava a Rothera, una stazione gestita dall'istituto di ricerca British Antarctic Survey (BAS). Ogni anno, quando il tempo allenta un po' la sua morsa tra ottobre e marzo, vi affluiscono decine di scienziati. Kuepper c'è andato per studiare nello specifico come le alghe sopravvivono al buio sotto il ghiaccio per mesi e mesi, ricerca che potrebbe portare a una formulazione migliore del detersivo in polvere per acqua fredda e di altri prodotti che potrebbero ridurre i costi energetici e l'inquinamento da CO2.

La sua presenza lì era di per sé un piccolo trionfo. In genere, il soggiorno di uno scienziato in Antartide costa migliaia di dollari e mesi di battaglie con gli istituti che devono concedere i finanziamenti, i superiori all'università che concedono i permessi per assentarsi dall'aula dove insegnano, e con i coniugi che restano a casa da soli il giorno di Natale.

A più di due settimane dal suo arrivo a Rothera, però, Kuepper non era riuscito a immergersi neppure una volta. Prima le avverse condizioni del tempo hanno ritardato il suo volo dal Cile alla stazione in Antartide al punto che è arrivato in un giorno festivo, il giorno di Natale. Poi un esperto di immersioni si è fatto male alla caviglia facendo jogging e le immersioni hanno dovuto essere rinviate. Quando sembrava che Kuepper potesse mettere un piede in acqua, il cinturino della sua maschera si è rotto e ha dovuto rinunciare a tuffarsi. Alla fine, sono arrivate le foche leopardo.

Il ghiacciaio Sheldon, in Antartide

Sebbene si sia a conoscenza di un unico attacco mortale contro un essere umano, questo forte predatore antartico dai denti affilati nel 2003 ha colpito proprio a Rothera, quando una biologa britannica di 28 anni è stata trascinata via e uccisa mentre faceva snorkeling nei pressi della base. Adesso, ogniqualvolta se ne avvista un esemplare, le immersioni sono sospese per quattro ore, nella speranza che l'aggressivo animale si allontani dalla scena. Un susseguirsi di avvistamenti della foca leopardo ha fatto rimandare ancora una volta le immersioni di Kuepper, ma lui l'ha presa sul filosofico e ha detto: “È il tipico genere di cose che bisogna aspettarsi quando si viene in Antartide: la tabella di marcia subisce variazioni per mille motivi”.

Totten, mega ghiacciaio dell'Antartide si sta per sciogliere

Si tratta di una minimizzazione notevole, come ha scoperto il FT dopo aver trascorso 13 giorni a Rothera nel gennaio scorso per riferire di un dilemma scientifico di primo piano: la lotta per comprendere un continente il cui destino influisce su milioni di persone in tutto il mondo, e che nonostante tutto è terribilmente difficile da studiare.

La scienza ha da tempo un ruolo preponderante in Antartide: da quando nel 1961 è entrato in vigore il Trattato Antartico, che ha trasformato questa remota distesa bianca in un gigantesco laboratorio naturale a cielo aperto, le nazioni che desiderano contribuire alla gestione di questo continente senza popolazione autoctona né governo centrale hanno dovuto dimostrare di essere dedite al loro impegno nei confronti della ricerca.

Gli scienziati in Antartide hanno scoperto il buco nell'ozono, e le carote di ghiaccio hanno gettato nuova luce sulla storia climatica del nostro pianeta. Eppure, per buona parte del XX secolo, l'Antartide è stato ritenuto da più parti congelato e immutabile nel tempo. Oggi non è più così. Parti del continente sono in rapida trasformazione, comprese alcune sezioni della massiccia calotta di ghiaccio che lo ricopre. Essa contiene così tanta acqua che, se mai si sciogliesse completamente, i livelli di tutti i mari si innalzerebbero di circa 60 metri. Questo fenomeno non si verificherà presto, ma anche le più piccole perdite di ghiaccio avranno un forte impatto sulle città costiere e le isole di tutto il mondo, come pure sulle più iconiche creature polari. La corsa a capire l'Antartico è diventata sfrenata, anche se le condizioni sul continente restano quanto mai proibitive.

Rothera è costituita da un grappolo di edifici verde pallido circondati da iceberg scintillanti sulla Penisola Antartica, la parte del continente di ghiaccio più vicina alla punta meridionale del Cile. Per farsi un'idea della sua posizione, stringete la mano sinistra a pugno e sollevatela così che il palmo si trovi di fronte al vostro naso, lasciando fuori il pollice. La penisola assomiglia al pollice, il pugno equivale vagamente alla forma del resto dell'Antartide e la parte sinistra della nocca superiore del pollice equivale più o meno alla posizione di Rothera.

La base di ricerca Gb a Rothera, Antartide

La stazione è stata aperta nel 1975 ed è una delle oltre cento strutture di ricerca disseminate in tutto l'Antartide, alcune delle quali risalenti agli anni Cinquanta, quando le esplorazioni scientifiche vissero un'impennata sullo sfondo delle tensioni della guerra fredda. A Rothera la popolazione raggiunge le cento unità circa nell'estate meridionale, ma questa cifra oscilla e si abbassa ad appena una ventina di persone durante i mesi invernali, quando la base continua a funzionare grazie a un organico ridotto all'osso.

La bellezza aliena dell'Antartide, e così pure la sua fragilità, si palesa non appena vi atterriamo. La prima cosa che toccano i nostri piedi mentre scendiamo dall'aereo è un vassoio di disinfettante, messo appositamente lì per sterminare qualsiasi organismo estraneo che forse ci portiamo addosso.

Mentre ci incamminiamo verso la stazione, sbalorditi dal panorama bianco accecante, l'aria all'improvviso si riempie del putrido fetore e del muggito indignato di un branco di elefanti marini. Mi è stato raccomandato di tenermi ad almeno cinque metri di distanza da loro, che vivono una vita più felice di quella che le foche locali vivevano in passato. Gli animali, un tempo, erano ammazzati per sfamare i cani da slitta che vivevano alla base, finché in virtù delle regole del Trattato Antartico all'inizio degli anni Novanta anche l'ultimo cane non fu trasferito in Canada.

Subito dopo l'arrivo, faccio la conoscenza di Clem Collins, assistente dell'unità aria che lavora a Rothera a intermittenza dal 1984. “Un tempo uccidevamo circa 150 foche l'anno” dice, e spiega come fossero tagliate a pezzi per darle in pasto ai cani. “Quanto più la carne era putrefatta tanto più i cani l'adoravano”. Nella base ancora oggi il cibo talvolta è chiamato “umano”, retaggio dei tempi in cui era necessario distinguerlo da quello per cani.

Siamo rapidamente allontanati per un'intensa conferenza informativa su come vivere – e sopravvivere – alla base: cosa indossare (più di quello che si possa immaginare), quando mangiare (anche cinque volte al giorno in mensa), dove dormire (in compagnia di perfetti sconosciuti in stanze con letti a castello), e come registrarsi e uscire da ogni edificio, così che si sappia sempre dove sono tutti gli altri.

Le definizioni delle mansioni lavorative sono assai vaghe. L'ingegnere teneva corsi di yoga. Le guide sul campo si sono trasformate in istruttori di sci sul pendio dietro la pista di atterraggio. Un dottore, che si occupa anche di gestire l'ufficio postale, ci ha fatto da guida in un rapido giro della stazione, e più tardi ci ha mostrato un finto sedere di gommapiuma per imparare a fare iniezioni di morfina, qualora se ne presentasse la necessità.

“I progressi in vari campi, dai giacconi a tenuta stagna ai telefoni satellitari, hanno migliorato molto il confort degli scienziati, ma solo fino a un certo punto: lavorare nella stazione antartica non è per i deboli di cuore, soprattutto in inverno, quando la glaciale oscurità può rendere impossibili le evacuazioni...”

 

Avere le giuste conoscenze mediche di base è questione di vita o di morte in un posto nel quale il clima può rendere pericolosi i soccorsi. Una dottoressa americana, che nel 1999 ha scoperto di avere un tumore alla mammella mentre si trovava al Polo Sud, ha eseguito una biopsia su di sé con l'aiuto di un saldatore che aveva fatto pratica infilando un ago in una mela.

Ogni sera, gli operatori radiofonici della torre aerea della stazione controllano gli scienziati in missione, in qualche caso a centinaia di chilometri dalla base. Al muro è appesa una cartina geografica dell'Europa disseminata di puntini che mostrano quanto sono lontani gli scienziati se Rothera fosse Londra. Quest'anno uno studioso mappava i ghiacci a una distanza equivalente all'Italia. Alcuni raccoglievano attrezzature in quella che sarebbe la Turchia, e altri ancora prelevavano carote di ghiaccio in una località che sulla carta appesa al muro corrisponderebbe all'Arabia Saudita.

Molti hanno raggiunto quelle remote località a bordo di aerei muniti di sci retrattili, atterrando in un modo che farebbe rizzare i capelli in testa a un normale passeggero. Senza piste in grado di guidarli, i piloti in Antartide spesso devono effettuare parecchi voli radenti sopra al punto nel quale potrebbero atterrare, sperando che la pressione degli sci esponga gli eventuali crepacci nascosti prima dell'atterraggio. Anche in questo caso, però, non si è mai sicuri. Nel 2016 un pilota veterano che lavorava per l'Australian Antarctic Division è riuscito ad atterrare sano e salvo, per poi morire non appena sbarcato, precipitando in un crepaccio adiacente nascosto dal ghiaccio.

Il punto più alto di Rothera è segnato da una croce circondata da targhe che commemorano coloro che qui sono periti nel corso degli anni. I piloti schiantatisi con il loro aereo. Il ricercatore della stazione che si è perso nel cattivo tempo. E gli scienziati partiti alla ricerca di una colonia di pinguini che non hanno più fatto ritorno alla base.

Gli scienziati sono impazienti di studiare a fondo l'Antartide dagli anni Venti dell'Ottocento, quando gli esploratori avvistarono per la prima volta l'ultimo continente scoperto sulla terra. I diari di quei primi ricercatori costituiscono ancora oggi un'impressionante documentazione delle difficoltà nelle quali ci si imbatte lavorando in un posto nel quale le temperature medie in inverno possono scendere al di sotto dei 60 gradi centigradi sotto zero, dove i venti raggiungono la forza di uragani, e circa il 98 per cento del territorio è coperto di ghiaccio alto anche 4800 metri.

Lo zoologo Apsley Cherry-Garrard, unitosi alla fatidica spedizione del britannico Robert Falcon Scott, scrisse dell'“atroce” camminata di oltre cento chilometri nelle accecanti tempeste invernali e al buio per raccogliere uova di pinguino. Nel freddo tagliente, i denti gli tremarono al punto da sbriciolarsi. Uno dei suoi colleghi per poco non perse un occhio quando fu colpito da uno schizzo di grasso di balena che sfrigolava su una stufa da campo. “Ritornare sarebbe da pazzi” scrisse Cherry-Garrard. “Descrivere a parole che cosa voglia dire è impossibile”.

I progressi in vari campi, dai giacconi a tenuta stagna ai telefoni satellitari, hanno migliorato molto il confort degli scienziati, ma solo fino a un certo punto: lavorare nella stazione antartica non è per i deboli di cuore, soprattutto in inverno, quando la glaciale oscurità può rendere impossibili le evacuazioni. Per di più, è facile che in tale ambiente gli animi crollino. Gli storici raccontano che negli anni Sessanta uno scienziato sovietico ammazzò a colpi d'ascia un collega che secondo lui aveva imbrogliato a scacchi, mentre nel 1983 un dottore della base in Argentina appiccò il fuoco alla base per garantirsi l'evacuazione e il rientro a casa.

Jess Walkup, un'esuberante trentunenne con un dottorato di ricerca in ecologia evoluzionistica, sarà la responsabile della base di Rothera questo inverno: si pensa che sia la prima donna ad aver trascorso l'inverno in tre stazioni BAS, e sarà la prima ad aver diretto un team invernale in due basi (in precedenza ha diretto la stazione di Halley del Regno Unito).

“Dicono che sia il mestiere più facile del mondo, se niente va storto” mi ha detto. Le sue responsabilità includono la mediazione in caso di dissidi tra i membri dell'equipaggio della base, l'organizzazione del carico delle navi, fissare il prezzo della birra al bar. Quando le ho chiesto che cosa la tenesse sveglia di notte mi ha detto: “Qualsiasi tipo di incidente serio che comporti una morte violenta”.

Anche se le donne sono tutt'altro che rare alla stazione, gli uomini le sovrastano nettamente di numero: le scienziate hanno iniziato a entrare a far parte degli equipaggi addetti a lavorare a Rothera in inverno alla fine degli anni Novanta, periodo che nella secca definizione di un ricercatore “venne subito dopo la partenza degli ultimi cani”. E il sessismo non è morto e sepolto. Pochi mesi fa, a Walkup è stato detto che non ci sarebbero state molte donne nella sua squadra durante l'inverno, e la maggior parte erano impegnate in relazioni che “saranno difficili per chi dovrà trascorrere lì l'inverno”. “Io ho risposto che noi non siamo una merce: siamo qui per lavorare” ha detto.

Volo aereo sui ghiacciai

In ogni caso, Walkup ha già dovuto fare fronte a situazioni di gran lunga più difficili. Una volta ha trascorso un anno come assistente di campo in una remota stazione BAS sulla Bird Island, al largo dell'isola di South Georgia. Un giorno ha visto una procellaria gigante con un'etichetta alla zampa che doveva essere controllata. Si è avvicinata all'uccello mentre questo banchettava con il contenuto dell'intestino di una foca.

Avvicinandosi, però, ha fatto scappare la procellaria. Dopo poco si è messa a strillare quando l'uccello le ha vomitato addosso un carico di feci putrefatte che le sono finite dritte in bocca. “È stata l'esperienza peggiore della mia vita” ha detto. Ed è facile crederle.

La selvaggia storia dell'Antartide è riassunta dalla sua stessa topografia: Capo Disinganno, Insenatura Esasperazione, Baia Distruzione, Isola Delusione.

Non stupisce che buona parte del continente sia rimasta a lungo un mistero. La prima carta geografica abbastanza accurata si ebbe soltanto nel 1983. Il Regno Unito ha sempre pensato che la montagna più alta nella parte del continente di sua competenza fosse Mount Jackson, ma a dicembre i ricercatori della BAS hanno fatto sapere che dai rilievi satellitari il monte Hope risulta essere più alto di 55 metri.

La gente confonde sistematicamente l'Antartide con l'Artide, un oceano circondato da terra con una popolazione permanente di circa quattro milioni di persone. Antartide, invece, è un continente circondato dall'acqua e una popolazione variabile, che passa dai circa diecimila abitanti in estate ai poco più di mille in inverno. Ogni anno è visitato da più di 35mila turisti (molti dei quali non mettono nemmeno un piede giù dalla nave).

Fino a questo secolo, si sapevano più cose sui ghiacci di Marte che di quelli dell'Antartide. Satelliti in grado di misurare le calotte polari del Pianeta rosso nei dettagli furono lanciati nel 1996, sei anni prima che partisse una missione equivalente sulla Terra. “Sembra pazzesco, ma le cose allora andarono proprio così” dice Andrew Shepherd, professore all' Università di Leeds che è venuto a Rothera per conto proprio per studiare con quale rapidità potrebbe verificarsi l'innalzamento dei mari se Antartide perdesse parte dei suoi ghiacci.

Fino a non molto tempo fa una simile questione sarebbe parsa strana. I primi rapporti del trentennale Gruppo intergovernativo sul riscaldamento del clima delle Nazioni Unite (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC), il gold standard della ricerca sul clima, suggerivano che con il riscaldamento dell'atmosfera l'Antartide avrebbe espanso i suoi ghiacci, perché le temperature più alte avrebbero provocato nevicate più abbondanti ai poli.

Questa teoria iniziò a cambiare all'inizio degli anni Duemila, quando gli scienziati impararono a individuare i cambiamenti nel ghiaccio con molta più precisione e le immagini satellitari rivelarono una serie di spettacolari crolli di alcune delle piattaforme di ghiaccio galleggianti collocate tutto attorno alle coste del continente.

Un ricercatore inglese della base in Antartide

Le piattaforme di ghiaccio, a differenza delle calotte di ghiaccio, sono enormi lastroni che si formano quando il ghiaccio terrestre si espande sull'oceano. Quando crescono, alla fine gli iceberg si spezzano alle estremità, anche se non sempre in modo così plateale come la lastra grande quanto il Delaware staccatasi nel luglio scorso dalla piattaforma di ghiaccio Larsen C. Poiché galleggiano, le piattaforme di ghiaccio non fanno aumentare il livello dei mari quando si staccano (per esemplificare, immaginate un bicchiere di Coca-Cola che non trabocca quando i cubetti di ghiaccio si sciolgono). Gli scienziati, però, poco alla volta si sono resi conto che le piattaforme si comportano come giganteschi fermaporta, che in un certo senso rallentano il ritmo col quale il ghiaccio terrestre – che non aumenta i livelli delle acque – finisce nel mare.

Divenne presto chiaro che alcuni ghiacciai si stavano muovendo davvero più velocemente dove le piattaforme si erano rotte ed è stato possibile documentare sempre meglio che il continente nel suo insieme stava perdendo ghiaccio, specialmente nell'Antartide occidentale. L'ultimo rapporto dell'IPCC del 2013 lasciava intendere che la calotta di ghiaccio antartica avrebbe contribuito soltanto di pochi centimetri all'innalzamento dei mari entro il 2100. Alcuni ricercatori, invece, adesso credono che parte della calotta di ghiaccio dell'Antartide occidentale possa essersi inclinata nel corso di un crollo inarrestabile. Uno studio statunitense del 2016 avanzava la possibilità che, qualora le emissioni di gas serra fossero proseguite in modo incontrollato, la perdita di ghiaccio dell'Antartide avrebbe potuto far innalzare i livelli dei mari di oltre un metro entro il 2100.

Quest'ultima ricerca resta controversa. Shepher, però, dice che in definitiva una cosa è sicura: non sappiamo per certo come stanno le cose: “C'è una piccola possibilità che l'aumento del livello dei mari possa essere molto superiore a quello che tutti si aspettano, perché alcuni modelli prevedono innalzamenti estremi”. Alcuni scienziati già iniziano a dire che per interrompere la perdita di ghiaccio si dovrebbero spendere decine di miliardi di dollari in massicci progetti ingegneristici, per esempio creando isole artificiali che possano ancorare le piattaforme di ghiaccio di fronte ai ghiacciai.

Nel 2016, con una decisione frutto delle crescenti preoccupazioni, Stati Uniti e Regno Unito hanno concordato di spendere fino a 25 milioni di dollari – una fortuna, secondo gli standard scientifici antartici – per uno studio quinquennale dell'area circostante al grande Ghiacciaio Thwaites nell'Antartide occidentale. I ricercatori descrivono la regione come il “ventre molle” del continente, perché il suo collasso potrebbe in definitiva innescare un innalzamento dei livelli dei mari di oltre tre metri. Ted Scambos, uno degli scienziati statunitensi autori di questo studio, dice: “Il nostro è lo studio glaciologico più importante che le due nazioni abbiano intrapreso insieme, e per realizzarlo abbiamo dovuto compiere tutti uno sforzo enorme”.

Nella Penisola antartica, Rothera sta già evidenziando segni di quanto rapidamente stiano cambiando alcune parti del continente. Una mattina, un gruppetto di persone si è calato con circospezione in un gommone per andare a vedere di persona qualcosa di assai notevole nei pressi del Ghiacciaio Sheldon, un lungo ed enorme blocco di ghiaccio che traspare in mare non molto lontano. Tutti indossavano le voluminose tute arancioni da immersione, perché cadere in acqua avrebbe potuto significare morire nel giro di una manciata di minuti. Il gommone si è tenuto alla larga dagli iceberg, che in qualsiasi momento possono capovolgersi travolgendo tutto ciò che li circonda, e lontano dalle torreggianti estremità dei ghiacciai, dove la caduta di blocchi di ghiaccio può essere altrettanto fatale.

Alcuni di noi non erano mai stati in Antartide in precedenza, e fremevano di impazienza mentre superavamo grandi blocchi di ghiaccio galleggiante dove branchi di grasse foche si crogiolavano al sole. L'aria immobile si è riempita di grida: “Mio Dio!!”, “Guardate!”, mentre ci affrettavamo a scattare selfie di fronte ai bordi del ghiacciaio che si elevava dalla linea costiera come una cattedrale bianca immensa, disseminata di ghiaccio blu elettrico.

Un veterano dell'Antartide ha tirato fuori una barretta di cioccolato al latte Cadbury custodita a Rothera per anni, e ha assicurato che aveva un sapore migliore delle barrette in vendita oggi. Un altro ha spiegato come staccare pezzetti di ghiaccio dal ghiacciaio per preparare un gin and tonic alla base, dove è diventato frizzante, sciogliendosi ed emettendo bolle di aria intrappolata per migliaia di anni.

Nell'atmosfera di grande eccitazione a bordo del gommone, un signore appariva più calmo: era Peter Fretwell, un geografo del BAS. La gente dice che compia magie. Alludono al Mapping and Geographic Information Centre, che disegna le cartine geografiche per gli scienziati, i piloti e chiunque visiti l'Antartide. Fretwell continuava ad aggrottare le sopracciglia mentre osservava una mappa satellitare che si era portato dietro, dalla quale risultava che la grande baia nella quale ci trovavamo non era ciò che sembrava. Venticinque anni fa, infatti, non sarebbe neppure esistita.

A quei tempi, sarebbe stata ricoperta da una fitta coltre di ghiaccio sceso dalle montagne. La Penisola Antartica, però, è una delle zone del pianeta che si stanno riscaldando più rapidamente. Negli ultimi sessant'anni, le temperature sulla costa occidentale sono aumentate di circa 2,9 gradi centigradi, il triplo delle medie globali, mentre le temperature del mare in superficie sono salite di oltre un grado.

Il ghiacciaio Sheldon ha iniziato a rimpicciolire ininterrottamente all'inizio degli anni Novanta, e quello che un tempo era ghiaccio adesso è una distesa di acqua aperta. “É bello e impressionante in modo fantastico”, ha detto Fretwell, osservando il panorama. “Non sembra nemmeno un sistema al collasso e in rapida trasformazione. Ma lo è”.

La velocità del cambiamento ha avuto un altro impatto su Fretwell. Negli ultimi cinque anni, ha aiutato a gestire un enorme database internazionale utilizzato per creare le mappe più aggiornate dell'Antartide. In passato, non c'era neppure la necessità di ridisegnarle a intervalli regolari. Negli ultimi dieci anni, invece, con i cambiamenti subiti dal ghiaccio e gli enormi passi avanti della tecnologia di telerilevamento, il numero delle revisioni è nettamente aumentato. “Adesso è indispensabile aggiornarle ogni anno, impresa non indifferente” ha detto Fretwell.

I cambiamenti del ghiaccio antartico alla fine porranno problemi enormi all'umanità, ma già ora ci sono segnali dai quali si comprende che stanno avendo un impatto sulla fauna del continente. Simon Morley, un biologo marino che lavora nella base BAS, nel laboratorio locale osserva e studia in un acquario le creature marine raccolte dalle acque ghiacciate.

Morley ha perso il conto delle volte che è stato a Rothera, ma quando la Penisola Antartica si è riscaldata, si è trovato in condizioni che non si sarebbe mai aspettato di sperimentare. Alcuni anni fa è saltato in quella che avrebbe dovuto essere acqua ghiacciata e ha scoperto che aveva una temperatura di 4 gradi centigradi, più calda quindi delle acque nelle quali si era immerso in inverno nel Regno Unito. “Immagina: vieni qui e ti prepari a immergerti nell'Antartico per poi scoprire che ha una temperatura di quattro gradi. Pazzesco!”.

Ciò ha creato problemi ad alcune delle creature che nuotano nella sua vasca. La sua ricerca ha dimostrato che quando la temperatura dell'acqua sale di due gradi centigradi, per esempio, le patelle, un ingranaggio fondamentale dell'ecosistema, perdono la capacità di rovesciarsi per proteggersi dai predatori. Morley è preoccupato anche per quelli che egli definisce “i mostruosi cambiamenti” del fondale marino che si sono verificati quando la durata dei ghiacci marini invernali ha iniziato a diminuire costantemente.

Le condizioni della banchisa antartica non sono chiare. Come l'Artico, la banchisa intorno all'Antartico ghiaccia ogni inverno e si scioglie d'estate. A differenza dell'Artico, però, dove l'estensione del ghiaccio si riduce a ritmi da record, la banchisa dell'Antartico è aumentata di dimensioni in alcuni anni e ha raggiunto un livello record nel 2014. Mettere a confronto due ambienti così diversi è un problema.

Una foca gioca nei pressi del ghiacciaio Sheldon


Morley, tuttavia, si è concentrato su quello che stava accadendo vicino a Rothera e, in particolare agli iceberg. Quando galleggiano alla deriva, gli iceberg sfregano contro il fondale marino, lasciando nella loro scia una massa di piante e creature spappolate. Quando la banchisa è solida e ghiacciata e gli iceberg sono fermi, si ha meno devastazione. I ricercatori della BAS hanno riscontrato che tra il 1997 e il 2007 la banchisa è rimasta congelata e solida fino a 200 giorni l'anno. Dopo il 2007, invece, il numero di giorni di ghiaccio solido è precipitato a 100 l'anno, facendo andare liberi alla deriva gli iceberg che si sono messi a galleggiare nella baia.

Morley tiene sotto controllo da più di dieci anni una zona di fondale marino in un'insenatura nei pressi di Rothera che ha evidenziato cambiamenti sconcertanti. “C'è stato un aumento massiccio della mortalità della vita marina. È stato come se qualcuno avesse iniziato ad abbattere una foresta pluviale ogni anno, senza lasciare ai semi il tempo e le condizioni ideali per crescere e diventare alberi maturi. In questa insenatura questo è quanto succede da dieci anni, e la durata della banchisa si è accorciata. Per la banchisa si tratta di uno dei cambiamenti naturali più sconcertanti ai quali si assiste nel mondo”.

La durata della banchisa antartica è di vitale importanza per le altre creature antartiche, compreso il famoso pinguino imperatore. Questa specie si accoppia sul ghiaccio che a sua volta ospita una delle sue fonti di sostentamento, il krill, fatto di minuscole creature simili a gamberetti che assicurano cibo anche a foche e balene. Gli scienziati della BAS hanno già trovato le prove dell'esistenza di quattro colonie di pinguino imperatore che si accoppiano sulle piattaforme di ghiaccio invece che sulla banchisa, anche se ciò significa che devono spostarsi molto più in là alla ricerca di cibo. Dalle stime di altri ricercatori si comprende che la popolazione totale di questi pinguini potrebbe dimezzarsi entro il 2052. Nel 2012 la specie è stata riclassificata, ed è passata dalla categoria “poco preoccupante” a quella “quasi a rischio”, ma alcuni scienziati pensano che ormai debba essere considerata ufficialmente a rischio di estinzione.

In alcuni periodi, tuttavia, gli uccelli a Rothera possono apparire fin troppo vigorosi. Un giorno il tempo era così calmo da consentire un'altra gita in barca a un'isoletta nei pressi, dove lo scienziato Kadmiel Maseyk dell'Open University Plant voleva studiare il muschio. Soltanto un numero assai esiguo di specie vegetali riesce a sopravvivere in questo clima così spietato, ma nessuno sa con certezza che cosa accadrà loro in seguito ai cambiamenti climatici del continente.

Maseyk si era portato dietro alcune borse di attrezzi all'avanguardia per misurare come si comporta il muschio, ma si è dimenticato uno strumento fondamentale dell'attrezzatura: un grande bastone con una bandiera nera in cima che gli scienziati usano per tenere alla larga gli stercorari del Polo Sud, uccelli marrone scuro che crescono fino a una lunghezza di mezzo metro e sono famosi per la loro efficienza nelle picchiate.

“La vera domanda, adesso, è capire se saremo in grado di imparare abbastanza dell'enorme continente bianco prima che esso cambi fino a non essere neanche più riconoscibile...”

 

Maseyk è arrivato, con il fiato corto, dove si erano radunati altri scienziati, alla ricerca impellente di una delle loro aste con la bandiera. “C'era una chiazza di muschio che volevo studiare, ma non sono riuscito a raggiungerla per le continue picchiate degli stercorari. Ce n'erano così tanti da oscurare il cielo! Ho dovuto squagliarmela mentre ero ancora tutto di un pezzo!”. Maseyk ha finito col raccogliere informazioni per una ventina di minuti soltanto, in un'escursione che aveva richiesto ore di preparazione.

Di rientro alla base, Richard Phillips, un ecologo specializzato in uccelli marini che lavora per il BAS, non ha voluto sentir parlare male degli aggressivi stercorari. Studia gli uccelli marini nell'Antartide da vent'anni e ne parla come altri fanno dei loro bambini. È innamorato tanto dell'“adorabile piccola” procellaria delle nevi (malgrado la sua abitudine a vomitare a getto), quanto del pinguino imperatore, che cresce così tanto che “a stento puoi abbracciarne uno adulto”. Phillips è apparso visibilmente addolorato quando ha parlato della diminuzione del numero di albatros, che ogni anno annegano a frotte quando si immergono per divorare le esche degli ami trainate dai pescherecci.

Secondo lui, anche il litigioso stercorario ha il suo fascino. “È una creatura bellissima” ha detto con un sorriso radioso, preparandosi a dimostrare agli scettici visitatori un esemplare così intelligente da aver imparato a rubargli il cappello. Come previsto, quando Phillips si è avvicinato all'uccello, questo si è tuffato sulla sua testa, gli ha strappato via il berretto di lana ed è volato via portandolo col becco per un centinaio di metri, prima di tornare indietro e lasciarlo cadere ai suoi piedi.

Phillips, però, nutre anche più di una perplessità. È uno degli scienziati del BAS che studiano 25 coppie di stercorari a Rothera dagli anni Novanta.

Fino a dieci anni fa, era raro che gli uccelli non si accoppiassero. In cinque degli ultimi dieci anni, invece, sono nati e sopravvissuti pochissimi pulcini, in qualche caso nessuno, e l'anno scorso soltanto tre coppie di uccelli si sono accoppiate e hanno deposto uova. Ma nessun pulcino è sopravvissuto.

“Non sappiamo per quale motivo gli stercorari non si accoppino più” dice Phillips. Ancora una volta, però, può darsi che la colpa sia della banchisa. Secondo lo scienziato, una delle possibili spiegazioni è che il ghiaccio in più impedisca agli uccelli di trovare pesce. Ma potrebbe anche darsi che il ghiaccio in meno faccia ridurre il krill per il pesce e quindi gli stercorari patiscano la fame.

Quando la nostra visita volgeva alla fine, era ormai evidente che, malgrado tutti gli ostacoli nei quali gli scienziati si imbattono nell'Antartide, molti avevano fatto grandi passi avanti. Frithjof Kuepper finalmente ha iniziato a immergersi. Andrew Shepherd ha collaudato con successo l'attrezzatura satellitare. Simon Morley ha trovato alcune alghe mai avvistate prima vicino alla base. E Kadmiel Maseyk ha imparato molte cose sul muschio.

Una cosa è certa, in ogni caso: le difficoltà future sono molteplici e già se ne avvistano i segnali.

Peter Fretwell, il geografo che ci ha portato al ghiacciaio Sheldon, è stato incaricato di un'altra missione. È uno dei quattro scienziati che hanno in mente di studiare una cosa che nessun essere umano ha mai visto prima. Nel 2015 tra i suoi dati satellitari ha riscontrato un'anomalia dalla quale pareva che su un'isola a sud di Rothera si trovasse una considerevole colonia di uccelli.

I satelliti hanno portato a enormi progressi nella comprensione del continente antartico, ma gli scienziati spesso devono controllare ciò che mostrano visitando i siti di persona, o quanto meno avvicinandosi quel che basta da far volare un drone sopra di essi. Fretwell e altri scienziati avevano in mente di andare all'isola, documentare l'esistenza della colonia e la circostante flora e poi dichiarare l'area intera una zona protetta speciale.

Il problema era che il luogo individuato fa parte di un'isola nota come Finlandia Foothills, dove nessun uomo ha mai messo piede. E a buon motivo.

Si tratta di una zona sferzata incessantemente dalle tempeste, piena di crepacci e così remota che occorrono due ore di volo soltanto per avvicinarsi un po' a essa. Fretwell ci è stato una prima volta in compagnia di una guida, ma il tempo era così pessimo che i due sono stati costretti a rimanere confinati in una tenda per giorni e il resto della comitiva è rimasto bloccato a Rothera. Alla fine, tutti quanti sono riusciti ad andare all'isola, dove hanno trovato tantissima neve e ghiaccio e rocce ma nessun uccello. La lettura anomala era stata provocata da un tipo particolare e poco comune di roccia.

Un team di ricercatori americani ha fatto qualche passo avanti in più. A marzo ha riferito che utilizzando i satelliti oltre ai droni è stata scoperta una “super-colonia” di circa 1,5 milioni di pinguini su un'altra isola vicina alla punta della Penisola Antartica.

Fretwell non si è lasciato scoraggiare. A quel punto, infatti, ha capito come correggere la lettura dei satelliti così da non ripetere i medesimi errori. “In Antartide c'è questo di speciale: si lavora all'avanguardia della conoscenza. Probabilmente, è l'unico posto al mondo nel quale si possano fare ancora scoperte quasi ogni settimana. La ragione per la quale questo continente ha saputo mantenere così a lungo i suoi segreti è la sua lontananza da tutto, sommata alle condizioni eccezionalmente dure e difficili nelle quali gli scienziati e il personale di supporto si trovano a operare”.

Questa, per altro, è soltanto una delle tante storie che si possono raccontare sulla sfida di chi studia l'Antartide. La vera domanda, adesso, è capire se saremo in grado di imparare abbastanza dell'enorme continente bianco prima che esso cambi fino a non essere neanche più riconoscibile.

Pilita Clark e Charlie Bibby hanno visitato Rothera con la British Antarctic Survey, un istituto del Natural Environment Research Council.
Traduzione di Anna Bissanti
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