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Guzzetti e la spinta delle Fondazioni alla politica nella partita delle Tlc

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Guzzetti e la spinta delle Fondazioni alla politica nella partita delle Tlc

Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri e della Fondazione Cariplo
Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri e della Fondazione Cariplo

L’ingresso nel capitale di Tim da parte della Cassa depositi e prestiti avviene anche (e forse soprattutto) su spinta delle ex Fondazioni bancarie, che della Cdp sono azioniste di minoranza con il 15,9%. La partita su Tim si incrocia con quella del rinnovo dei vertici della Cassa, che da statuto lascia alle fondazioni la nomina del presidente. E si gioca in contemporanea con le più complesse trattative per la nomina del nuovo Governo. Una fase delicata per il pianeta delle Fondazioni che col mondo politico si interfaccia sia a corpo intermedio che come pluralità di soggetti vigilati (dal ministero dell’Economia, ma anche da «contro-potere» decisivo per il finanziamento - diretto e tramite Cdp - di infrastrutture e welfare con un peso rilevante nell’economia reale e, pur con quote globali in calo, nel controllo del sistema bancario.

Il ruolo delle Fondazioni ha un senso, che spesso è stato decisivo in varie partite economiche e finanziarie (anche dolorose come il fondo Atlante per le banche), perché si muovono non come enti singoli ma come soggetto «politico» unico. Ruolo che è stato ed è garantito dal presidente dell’Acri e della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti. E proprio Guzzetti è stato uno dei principali supporter dell’operazione Cdp-Tim, schierando le Fondazioni - che in parte hanno e potrebbero incrementare anche quote dirette nella società italiana di tlc - contro i francesi di Vivendi. Spingendo il Governo uscente, nella riunione informale di martedì col premier Gentiloni, a muoversi con rapidità. Una scelta che, sembra di capire, serve a tutelare l’italianità della Telecom in una delicata e lenta fase di transizione per la scelta del nuovo Governo italiano. Scelta politicamente condivisa anche con le forze politiche emergenti, dai 5stelle alla Lega. Parlare di sovranismo sarebbe sbagliato, è l’osservazione che arriva dal mondo delle Fondazioni, si tratta piuttosto di evitare - almeno temporaneamente - che una battaglia tra soggetti esteri su una società strategica per il Paese si combatta in un vuoto di potere che avvantaggerebbe interessi speculativi a danno di tecnologia e dipendenti italiani. Ma soprattutto, da quanto trapela dai collaboratori di Guzzetti, l’obiettivo strategico dell’operazione italiana è l’unificazione della rete di tlc di Tim con quella di Open Fiber (Enel-Cdp).

Su questo tema, l’asse con il presidente di Cdp Claudio Costamagna è totale e prescinde dalla sua riconferma alla guida della Cassa. Di nomine si parlerà nelle prossime settimane ma è evidente che Costamagna, pur nelle inevitabili consultazioni tra Fondazioni e futuro Governo, può uscire rafforzato per la riconferma. In un cda che potrebbe essere rafforzato - per la componente Fondazioni - con l’ingresso di Fabrizio Palenzona, ex vicepresidente di UniCredit e uomo di raccordo tra mondo della politica e del business. Ma non è ancora certo che Palenzona accetti la candidatura.

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